Cani abbandonati: meno casi, 30 “lecchesi” ospiti al canile di Erba

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ERBA – Un centinaio di cani, una cinquantina di volontari, un lavoro (e un impegno) che non conosce ferie: sono i numeri del canile di Erba, struttura nata nel 1994 per iniziativa di un numero di volontari che aveva già in gestione il canile di Mariano Comense.

Sono ancora gli stessi volontari dell’Associazione “Gli amici del randagio” ad occuparsi della struttura di via Luciano Manara ad Erba, che ad oggi conta un centinaio di cani a cui vanno ad aggiungersi un’altra novantina ospiti del canile di Mariano Comense. Nell’ultimo anno poi, a seguito della chiusura della struttura di Lecco, i volontari dell’associazione si sono offerti di accogliere anche una trentina di ospiti a quattro zampe provenienti dal canile lecchese.

 

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Un numero ancora alto, quello relativo ai cani abbandonati, anche se come ha spiegato Marco Folloni, direttore del canile di Erba, una nota positiva negli ultimi anni c’è stata: “Col fatto che oggi vige l’obbligo di mettere al cane il microchip di riconoscimento e che per l’abbandono sono previste sanzioni salate stiamo assistendo ad una riduzione dei casi di abbandono barbaro per strada – ha spiegato – la maggior parte dei cani che ospitiamo oggi sono stati lasciati qui dalle famiglie, che per diversi motivi non volevano più tenerli: uno divorzia, uno trasloca, uno perde il lavoro, uno non pensava che il cane fosse così impegnativo, insomma si rinuncia ad avere il cane, ed ecco che l’animale finisce qui. Questa è una pratica abbastanza comune, quindi se da un lato possiamo essere contenti della diminuzione dell’abbandono classico dall’altro siamo impotenti di fronte a quelle famiglie che vengono a portarti il cucciolo appena comprato o il cane anziano di 12-13 anni, semplicemente perché ‘non avevano fatto bene i conti’.”

Rimane l’estate la stagione dei “ripensamenti” da parte dei padroni: durante i mesi estivi diverse sono le richieste al canile. “D’estate ci si scopre allergici al pelo del cane, d’estate i vicini si lamentano perché abbaia, di solito sono le spiegazioni più comuni” ha proseguito Follini, che ha ribadito l’importanza dell’educazione al rapporto con l’animale, la stessa che i volontari degli “Amici del Randagio” cercano di insegnare ai clienti che durante la settimana (e nei weekend di tutto l’anno) vengono per prendere un cane.

 

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“L’adozione non è facile, per noi a volte sarebbe molto più comodo dare via il cane alla persona interessata dopo il primo incontro ma parliamo pur sempre di cani che hanno avuto esperienze più o meno traumatiche e se alcuni vengono adottati tranquillamente per altri, specie i più anziani o i più diffidenti, serve prendere confidenza e fare in modo che tra cane e nuovo padrone si instauri un rapporto altrimenti è un circolo vizioso che riconduce l’animale al canile” ha spiegato Folloni “noi proponiamo un percorso di affiancamento a chi si interessa ad un cane difficile, che può costare qualche visita in più al canile prima di portarlo a casa. Spesso veniamo accusati per questo motivo, troppo pignoli, troppo burocratici, la realtà è che non possiamo dare via subito i cani in adozione proprio per i motivi appena spiegati”.

 

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La routine del canile è gestita da un gruppo di dipendenti e di volontari: ad occuparsi dei cani (cibo, medicine e cure necessarie) e dei rapporti coi clienti durante la settimana sono dei dipendenti stipendiati, mentre nel weekend il lavoro è svolto da una rosa di 50 volontari che tiene anche i rapporti coi comuni, con le Asl, provvede alla pulizia e della ristrutturazione dello stabile, 365 giorni all’anno. “Accanto a ciò i volontari si occupano dei casi di smarrimento, raccolgono le segnalazioni degli abitanti della zona su avvistamenti di cani vaganti sul territorio e consigliano chi vorrebbe un animale o chi si trova in difficoltà. E’ un lavoro impegnativo ma che ci appaga, fare il bene dei cani e degli animali in genere è lo spirito che ci anima”.

Come fare nel caso in cui si avvistasse un cane vagare da solo? “Per prima cosa – ha spiegato Folloni – non spaventarlo ma cercare di attirarlo in un luogo sicuro, magari al chiuso: se si vede un cane girovagare per strada meglio non rincorrerlo o potrebbe finire sotto un’automobile. Quindi quando il cane è al sicuro bisogna telefonare all’Ats (ex Asl) di competenza che provvederà a recuperare l’animale: se entro 10 giorni non si riesce a risalire al proprietario o non dovesse essere reclamato viene portato al canile”.

“Naturalmente – ha aggiunto Folloni – capita che qualcuno ci porti direttamente al canile il cane ritrovato per strada e che con molta confidenza non ci ha pensato due volte ed è saltato nel baule: non li rifiutiamo, ovvio, ma la corretta prassi è quella di chiamare l’Ats”.

Per info e contatti sulle strutture di Erba e di Mariano Comense (e per uno sguardo ai suoi scondinzolanti ospiti) www.gliamicidelrandagio.it