Furti nei cimiteri: per far riflettere i ladri ecco… una poesia

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I ripetuti furti nei cimiteri hanno ispirato una poesia a Massimo Gilardoni.
I ripetuti furti nei cimiteri hanno ispirato una poesia a Massimo Gilardoni.

 

MANDELLO – All’inizio di quest’anno attraverso il nostro quotidiano online aveva denunciato una situazione decisamente spiacevole riguardante il cimitero di Olcio, la frazione mandellese dove lui stesso abita.

“E’ risaputo che i cimiteri sono un luogo propizio per piccoli furti – aveva scritto a Lecconotizie Massimo Gilardoni, organista e direttore della Schola cantorum del “Sacro Cuore” e di altri cori – e chi li compie agisce approfittando del “sonno” dei morti, si muove con destrezza tra una tomba e l’altra fingendo di pregare o, peggio, pregando realmente: la tentazione di impadronirsi di qualcosa si fa pressante, irrefrenabile, non conosce ragione o pensiero: rubare un fiore, un sottovaso, qualcosa che può servire per la tomba del proprio caro o da mettere nel proprio giardino, non conosce nessuna regola. Si procede in tutta fretta e chi si è visto si è visto”.

Il riferimento, è chiaro, era ai ripetuti furti di fiori, sottovasi e oggetti vari, sottratti proprio dalle tombe del piccolo camposanto di Olcio.

Il maestro Massimo Gilardoni.
Il maestro Massimo Gilardoni.

“Da allora – spiega Gilardoni – in molti mi hanno fermato, specie dopo le celebrazioni a cui partecipo come organista della parrocchia di Mandello-Sacro Cuore, per dirmi che il fenomeno dei furti non è circoscritto soltanto al cimitero di Olcio, ma è purtroppo dilagante in tutti i paesi”.

“Ho così pensato di scrivere una simpatica poesia – aggiunge l’organista – facendo riferimento a La gazza ladra di Rossini. Lo scorso anno ho avuto la fortuna di assistere a una rappresentazione proprio di quest’opera e così spero che questo mio scritto possa contribuire a fare da deterrente”.

“La poesia – aggiunge Gilardoni – è facilmente adattabile ai paesi del nostro lago. Basta inserire all’inizio il nome del paese interessato ed è fatta…”.

“Allora buona lettura – conclude l’organista mandellese – e, per i ladri, buona… meditazione”.

La gazza ladra

Olcio è un piccol paesello. Il bel lago prospiciente. Tutto tace, tutto è bello, par non capiti mai niente.

Ma a turbar cotanta pace corre voce d’ un mistero: un volatile (rapace?) or s’aggira al cimitero!

Sarà un falco, una civetta o vivace capinera? Una rondine soletta che vuol fare primavera?

Nossignori! E’ quell’ uccello con il vizio di rubare che Rossini ebbe a modello operetta a musicare.

Gazza ladra, si capisce… ma di quelle un po’ speciali, non ha piume nere e lisce, non ha becco, non ha ali.

Ha due mani, con le quali ruba i fiori ai cari estinti, siano freschi o artificiali, siano bianchi o variopinti.

Disonora con viltà la memoria dei defunti, è un’offesa alla pietà dei supersiti congiunti.

Non lo sai, oh dispettosa, che t’ ostini a malvolere, che tu pure alla “certosa” un bel dì dovrai giacere?

Ti ravvedi! E più leggiadra torna ancor tra i muti avelli. Non più gazza, non più ladra, ma conforto ai tuoi fratelli.

Quel che piangono dolenti i loro cari trapassati, quei che attendono pazienti la chiamata tra i beati.

Già la vita è una sventura, la fortuna spesso tace. Sia almen che in sepoltura possan stare in santa pace.