La lettera: “Io, malata di tumore, sono fortunata a lavorare in Gilardoni”

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MANDELLO – Riceviamo e pubblichiamo la toccante storia di una dipendente della Gilardoni che, dopo aver scoperto di avere un tumore, ha trovato nell’azienda mandellese l’appoggio di cui aveva bisogno.

 

“Lavoro a Mandello in ‘Gilardoni’ da più di un anno e mezzo e sono abituata ad ascoltare le storie del ‘passato’. Ancora oggi, di tanto in tanto, in pausa caffè, vicini alla macchinetta capita di ascoltare la storia di questo o di quell’altro dipendente e di sentire ciò che succedeva soltanto fino a un paio d’anni fa. Io ho sempre assistito dispiaciuta e mi sono chiesta cosa avrei fatto io se avessi vissuto quelle situazioni. E poi mi guardo, oggi, malata di tumore al seno, e penso che sono fortunata a lavorare in ‘Gilardoni’!

Lo stesso giorno in cui al mattino feci un semplicissimo controllo e mi dissero che ‘c’era qualcosa’, tornata al lavoro entrai nell’ufficio personale e mi gettai piangendo nelle braccia della responsabile, che per me è prima di tutto un’amica. Nei giorni successivi arrivò la conferma che il mio simpatico ospite non era venuto in pace e che quindi sarebbe iniziato un percorso lungo, difficile ma ancora oscuro e indefinito per me, che non volevo sapere, accettare e iniziare… Anche quella volta, nell’ufficio personale trovai un abbraccio ad accogliere la mia notizia e una spalla per il mio pianto.

Piangevo perché non avevo ancora capito cosa mi stava succedendo, non sapevo bene quali sarebbero stati i passi successivi. E avevo paura… anche che al lavoro potessero crearsi problemi. Perché sono una stacanovista, mi piace il lavoro che faccio e sto bene in azienda, ma una piccola parte dentro di me aveva paura per le problematiche lavorative che potevano crearsi, perché capivo che avrei avuto bisogno inizialmente di avere dei permessi, a volte anche richiesti all’ultimo, e che poi avrei avuto bisogno di stare a casa per un po’.

Entrai in un vortice, dove mi facevo semplicemente trasportare dagli eventi e dividevo le mie giornate in normale routine e in attimi in cui crollavo in un abisso e mi mancava l’aria. Appena riuscivo a riprendere fiato trovavo sostegno, comprensione, vicinanza ma soprattutto affetto e tutte le volte mi è stata detta la stessa cosa: ‘Pensa a te e alla tua salute, il lavoro viene dopo’. Le stesse parole mi venivano sempre ripetute sia dalla direzione dell’azienda sia dalla presidenza, da subito preoccupati per me e per il mio stato d’animo ogni volta che portavo loro aggiornamenti su quel tumore maligno che aveva deciso di venirmi a trovare.

Non c’è stata una sola volta che non mi abbiano detto di non pensare al lavoro, di non preoccuparmi, di prendermi tutto il tempo che mi serviva e che loro sarebbero stati lì ad aspettarmi, perché il mio posto non me lo avrebbe portato via nessuno. Lo stesso giorno dell’operazione ho ricevuto i loro messaggi di auguri, di forza e di sostegno. Chi, come me, non dà mai niente per scontato si rende conto che tutto ciò non era per niente dovuto e che veniva veramente dal cuore!

Ora che sono a casa in convalescenza dopo un intervento invasivo durato ore e con conseguenze non piacevoli, penso a loro, alla serenità che mi danno e che mi permette di curarmi e riprendermi da questa brutta storia, con tutta la tranquillità che serve a chi come me è a casa dal lavoro perché si sta curando da un tumore.
E non solo. A ogni appuntamento successivo per le cure, le terapie aggiuntive e i controlli che la fantastica équipe della Breast Unit di Lecco pianifica per me, non sono preoccupata di guardare il giorno e l’ora in cui mi viene dato, perché so con certezza che ho il sostegno della ‘Gilardoni’, in questo lungo cammino che mi porterà tra qualche anno a sorridere e a ripensare a questo periodo come a un percorso concluso.

Ogni tanto mi capita di pensare alle precedenti esperienze lavorative e a come avrebbero reagito i miei precedenti capi a questa mia situazione e sono convinta che non avrebbero avuto lo stesso cuore che per me, oggi, ha la ‘Gilardoni’! Io non ho conosciuto la ‘Gilardoni’ del passato ma conosco la ‘Gilardoni’ ora e sono onorata e fiera di lavorare con loro”.