Mandello: due poesie in dialetto su Giovanni XXIII e Papa Wojtyla

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La mandellese Lidia Compagnoni con Giovanni Paolo II nel 2000 in Vaticano.

MANDELLO – Quattrodici anni fa, il giorno dopo la solennità dei Santi apostoli  Pietro e Paolo, era stata presentata a Papa Wojtyla nell’aula Paolo VI, in Vaticano, da monsignor Fidèle Agbatchi, nuovo arcivescovo metropolita della diocesi di Parakou, nel Bénin.

Un breve incontro e uno scambio di sguardi con il pontefice, che la sera precedente aveva presieduto in piazza San Pietro la cerimonia dell’imposizione del pallio allo stesso monsignor Fidèle e ad altri 23 arcivescovi europei, africani, asiatici e americani.

Con Lidia Compagnoni ad avere il privilegio di quell’incontro con il Papa erano stati sua sorella Marilisa e suo nipote Gerardo. Lei, i suoi familiari e un’altra decina di mandellesi avevano raggiunto Roma su invito di padre Fidèle, il cui legame con Mandello e con la famiglia Compagnoni risale a metà anni Ottanta, quando il missionario arrivò per la prima volta in riva al Lario con suor Lisa.

A quell’incontro si accompagnò ovviamente una grande emozione, che si è rinnovata a fine aprile di quest’anno in occasione della canonizzazione di Giovanni XXIII e appunto di Giovanni Paolo II.

Papa Giovanni XXIII
Papa Giovanni XXIII

Proprio quell’evento della scorsa primavera ha ispirato Lidia Compagnoni, che da anni si diletta a comporre poesie dialettali su svariati temi, a scrivere appunto due nuove composizioni: una dedicata a Papa Giovanni (“Buoni come il Papa”), l’altra a Karol Wojtyla. “Se sbaglio mi corrigerete” è il titolo di quest’ultima poesia, che richiama l’ormai celebre frase pronunciata alla folla riunita in piazza San Pietro appunto dal Papa polacco la sera della sua elezione a pontefice, il 16 ottobre 1978.

“Ho voluto dedicare questi miei scritti a due grandi personaggi della nostra storia – dice la mandellese – e ho voluto farlo nel dialetto locale perché è la lingua che sento mia, anche se forse neppure i bergamaschi li sapranno leggere avendo una diversa cadenza e pur essendo miei vicini di casa. Figuriamoci i polacchi…”.

Ai due testi dialettali Lidia ha così pensato di affiancare la traduzione. Perfino una guerra hai sventato – si legge in un passaggio della poesia dedicata a Papa Giovanni – quelli di dovere ti hanno ascoltato, invece dei fucili bisogna parlare, veniamoci incontro senza sparare…

La mandellese Lidia Compagnoni.
La mandellese Lidia Compagnoni.

E nella composizione ispirata da Papa Wojtyla si afferma: Ho avuto la fortuna di poterti incontrare, mi hai fatto una carezza e con commozione ho ricevuto la tua benedizione e anche se ora tanto tempo è passato nel mio cuore sei sempre restato…

“Ho espresso con le mie rime – afferma sempre Lidia Compagnoni  – quello che provo nel mio cuore nei confronti di questi due uomini così diversi eppure così simili tra loro. Tutti e due hanno saputo prendere decisioni difficili e, mettendo in pratica il Vangelo e i suoi insegnamenti, hanno raggiunto la santità”.

Quindi un’ultima considerazione: “Noi tutti dovremmo seguire il loro esempio perché il mondo, questo mondo, ha bisogno di santi. Alcuni sono tra noi e non ce ne accorgiamo. Sono persone che soffrono, mamme che piangono, uomini e donne che si occupano senza nulla chiedere di chi ha bisogno. Loro probabilmente non saranno mai innalzati alla gloria degli altari e tuttavia sono i santi dei nostri giorni”.