Apparecchi acustici: perché i controlli periodici sono parte della cura

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Anche quando i dispositivi sembrano funzionare correttamente, l’udito e la capacità di comprendere le parole possono cambiare nel tempo. Il controllo non serve solo alla manutenzione, ma a verificare il beneficio reale nella vita quotidiana

Chi utilizza apparecchi acustici tende spesso a tornare in studio soltanto quando compare un problema evidente: il dispositivo non si accende, il suono è debole, si avverte un fischio oppure una componente deve essere sostituita.

In realtà, il controllo periodico non dovrebbe essere considerato soltanto un intervento tecnico. È una parte importante del percorso di cura, perché permette di verificare se gli apparecchi continuano a rispondere alle reali necessità della persona.

Un dispositivo può infatti funzionare perfettamente dal punto di vista elettronico, ma non essere più regolato in modo adeguato rispetto all’udito attuale, alle abitudini quotidiane o alle difficoltà di comprensione emerse nel tempo.

L’udito può cambiare, anche senza che ce ne accorgiamo

La perdita uditiva non è sempre stabile. Può modificarsi lentamente e in modo quasi impercettibile, tanto che spesso la persona si abitua alle nuove difficoltà senza rendersene conto.

Si comincia magari ad alzare maggiormente il volume della televisione, a chiedere più spesso di ripetere oppure a evitare le conversazioni in gruppo. Sono piccoli segnali che vengono talvolta attribuiti all’età, alla stanchezza o al fatto che “gli altri parlano male”.

Anche i familiari possono notare alcuni cambiamenti prima della persona stessa: una maggiore difficoltà al telefono, risposte non pertinenti, incomprensioni frequenti o una minore partecipazione alle conversazioni.

Il controllo periodico consente di verificare se questi cambiamenti dipendano da una variazione dell’udito, dalla regolazione degli apparecchi o da altri fattori che meritano attenzione.

Non basta controllare che l’apparecchio si accenda

Durante un controllo audioprotesico non si dovrebbe verificare soltanto il funzionamento del dispositivo.

È importante valutare lo stato del condotto uditivo, la presenza di cerume, l’usura dei componenti, il corretto posizionamento dell’apparecchio e l’efficacia della regolazione. Nel tempo possono infatti cambiare anche la forma dell’orecchio, la tenuta dell’auricolare o la risposta del ricevitore.

Ma soprattutto è necessario capire se la persona continua a ottenere un beneficio concreto.

Riesce a seguire una conversazione in famiglia? Comprende meglio la televisione? Fa fatica nei ristoranti o nei luoghi affollati? Gli apparecchi vengono utilizzati per un numero sufficiente di ore? Il suono è confortevole oppure alcuni rumori vengono percepiti come troppo forti?

Sono domande fondamentali, perché il vero obiettivo degli apparecchi acustici non è semplicemente amplificare i suoni, ma migliorare la comunicazione e la qualità della vita.

Quando l’audiogramma non racconta tutto

Un caso recente aiuta a comprendere l’importanza dei controlli regolari.

Un paziente di 86 anni non effettuava una valutazione dall’autunno del 2024. Al nuovo controllo, l’audiometria tradizionale risultava sostanzialmente stabile e la comprensione delle parole in ambiente silenzioso era soltanto leggermente peggiorata.

Il dato più significativo è emerso però durante un test di comprensione delle frasi nel rumore, il Matrix Test.

Rispetto alla valutazione precedente, la prestazione era peggiorata in modo importante. In termini semplici, il paziente aveva bisogno che la voce fosse molto più forte rispetto al rumore per riuscire a comprendere correttamente le frasi.

L’audiogramma, quindi, era rimasto quasi invariato, ma la capacità di affrontare una situazione di ascolto più simile alla vita quotidiana era cambiata.

Un singolo risultato non permette naturalmente di formulare una diagnosi. La prestazione può essere influenzata anche dalla stanchezza, dall’attenzione, dalla qualità del sonno o dallo stato emotivo. Tuttavia, quando emerge una differenza significativa rispetto ai controlli precedenti, è opportuno non ignorarla.

Nel caso descritto è stato consigliato anche un approfondimento neuropsicologico, per valutare alcune funzioni coinvolte nell’ascolto, come attenzione e memoria.

Sentire meglio non significa automaticamente capire meglio

Comprendere una conversazione è un’attività complessa.

L’orecchio deve ricevere il suono, ma il cervello deve riconoscere le parole, separare la voce dal rumore, mantenere l’attenzione e collegare le informazioni ascoltate.

Per questo motivo una persona può continuare a sentire i suoni in modo simile rispetto al passato, ma iniziare a comprendere con maggiore difficoltà, soprattutto in presenza di rumore.

È la situazione spesso descritta con la frase: «Sento che stanno parlando, ma non capisco bene le parole».

Il controllo periodico permette di osservare anche questo aspetto e, quando necessario, di modificare la regolazione degli apparecchi, proporre strategie di ascolto, suggerire esercizi di potenziamento uditivo-percettivo o indirizzare la persona verso ulteriori approfondimenti.

La regolazione deve seguire la persona nel tempo

Gli apparecchi acustici non dovrebbero essere regolati una volta per tutte.

Le esigenze possono cambiare con l’età, con lo stile di vita e con le situazioni frequentate. Una persona che inizia a partecipare maggiormente ad attività di gruppo, per esempio, può avere necessità diverse rispetto a chi trascorre molto tempo in ambienti tranquilli.

Anche la capacità di tollerare alcuni suoni può modificarsi. Una regolazione inizialmente adeguata può diventare insufficiente oppure, al contrario, risultare troppo intensa su alcune frequenze.

Il follow-up consente quindi di adattare gli apparecchi alla persona, invece di chiedere alla persona di adattarsi passivamente agli apparecchi.

Rimandare troppo può far perdere informazioni preziose

Quando i controlli vengono effettuati con regolarità, è possibile confrontare i risultati nel tempo e riconoscere più facilmente eventuali cambiamenti.

Se invece trascorre troppo tempo tra una valutazione e l’altra, diventa più difficile capire quando sia comparsa una difficoltà e come si sia evoluta.

Questo è particolarmente importante nelle persone anziane. Una crescente fatica nell’ascolto può portare lentamente a evitare le conversazioni, i ristoranti, le riunioni familiari e le occasioni sociali.

Intervenire precocemente significa cercare di mantenere il più a lungo possibile una comunicazione efficace, l’autonomia e la partecipazione alla vita quotidiana.

Anche la telefonata di richiamo può essere parte della cura

A volte chi utilizza apparecchi acustici rimanda il controllo perché ritiene di non avere problemi oppure perché gli apparecchi sembrano ancora funzionare.

Per questo effettuiamo ogni 6 mesi  i richiami per i controlli .

Ogni tanto, quindi, una sana insistenza non è una forma di accanimento.

È parte della cura.

Offriamo servizi di manutenzione professionale per garantire che i tuoi apparecchi acustici siano sempre in perfette condizioni. Gli specialisti del Centro Acustico Lecco sono a tua disposizione per controlli periodici, sostituzione dei componenti e aggiornamenti tecnologici.

Contattaci per prenotare una visita e ricevere assistenza personalizzata. La salute del tuo udito merita la massima attenzione, ogni giorno!


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