L’ascolto non è una capacità innata, ma un’abilità che si sviluppa e si allena fin dalla vita prenatale

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Un tema che riguarda non solo i bambini con problemi uditivi, ma tutti i neonati nei loro primi mesi di vita.

Dalle ricerche del professor Sandro Burdo, tra i più autorevoli audiologi italiani e punto di riferimento internazionale nel campo della sordità infantile, emerge un messaggio di grande interesse per i genitori: l’ascolto non è una capacità innata, ma un’abilità che si sviluppa e si allena fin dalla vita prenatale.

Attraverso semplici comportamenti quotidiani, si possono favorire la maturazione e le competenze linguistiche e cognitive del bambino, contribuendo in modo determinante al suo sviluppo futuro.

L’attività clinica nella riabilitazione della sordità infantile ha permesso di approfondire degli argomenti la cui conoscenza può essere utile per la maturazione cognitivo-linguistica di tutti i neonati.

Pochi riflettono sul fatto che la nostra identità cognitiva e culturale dipende non solo dal buon funzionamento dell’apparato uditivo, ma anche dalla sua adeguata stimolazione, che facilita l’ascolto e, di conseguenza, l’apprendimento.

Se la funzione uditiva è compromessa dalla sordità, tutti ormai ne conoscono le conseguenze, ma pochi sanno che, se non si impara ad ascoltare, le nostre capacità cognitive non possono essere pienamente attivate. L’ascolto è un’abilità appresa fin dalla gravidanza.

Prima regola: la lingua da usare è il “motherese” (modo istintivo e affettuoso con cui gli adulti usano per rivolgersi ai neonati e ai bambini molto piccoli. È caratterizzato da un tono di voce più acuto, un ritmo lento e cantilenante, vocali allungate, espressioni facciali esagerate e frasi molto semplici).

Seconda regola: l’eloquio deve essere lento. Si pensi che la capacità di elaborare il numero di parole al minuto dell’adulto viene raggiunta in preadolescenza.

Terza regola: gli argomenti da descrivere riguardano le azioni quotidiane che il bimbo può osservare mentre il caregiver le esegue. La lettura precoce è fortemente consigliata.

Quarta regola: gli ambienti particolarmente rumorosi vanno evitati perché l’udito del bambino è fragile.

Quinta regola: la comunicazione deve avvenire guardando il bambino, ponendo il proprio ovale allo stesso livello. Il sorriso è d’obbligo.

Sesta regola: l’ambiente di vita dovrebbe essere ricco di musica classica per allenare le capacità di attenzione selettiva.

Queste le tappe da non dimenticare:

Dal 5° mese di gravidanza l’udito è attivo. Le mamme devono parlare al proprio bimbo in grembo e farlo vivere in un ambiente ricco di stimoli, soprattutto musicali.

Dalla nascita fino a 2 mesi. Bisogna parlare al bimbo lentamente, spiegando i momenti della vita familiare in modo empatico, comunicando serenità. In questa fase, il bimbo continua a “immagazzinare” informazioni.

Dai 2 ai 6 mesi. È il periodo del vocalizzo, in cui il bimbo usa la propria voce, emettendo vocali, generalmente la “a”. Bisogna guardarlo negli occhi e iniziare un dialogo con gli stessi contenuti (“a”) e con la stessa intonazione.

Dai 6/7 mesi ai 9/12 mesi. Il bimbo passa dal babbling (una vocale) alla lallazione (aggiunge una consonante).

Verso l’anno, il bimbo pronuncia la prima parola, che in tutte le lingue è “mamma”, con le sue varianti locali. Il perché è semplice: è una breve parola che rappresenta l’evoluzione di ciò che pronunciava durante la lallazione ed è caratterizzata soprattutto dalle frequenze gravi, che il bimbo usa per comunicare, prima dal punto di vista percettivo e poi da quello espressivo.

L’insegnamento che emerge da queste osservazioni è semplice ma fondamentale: parlare, ascoltare, sorridere e condividere momenti quotidiani con il proprio bambino non sono soltanto gesti d’affetto, ma rappresentano il primo e più importante investimento nel suo sviluppo cognitivo e linguistico.

La salute uditiva dei più piccoli richiede attenzione e competenza.
Centro Acustico Lecco si dedica anche alla prevenzione e al monitoraggio dell’udito anche in età pediatrica, offrendo valutazioni non invasive grazie a tecnologie avanzate e a un’équipe specializzata.

Un controllo periodico può aiutare a individuare tempestivamente eventuali problematiche legate al timpano o all’udito, contribuendo al benessere e allo sviluppo del bambino.

Prenotare una visita di controllo rappresenta un gesto importante per prendersi cura dell’udito fin dalla tenera età.

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