È morto Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord. Aveva 84 anni

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Umberto Bossi
Umberto Bossi

Deputato per più legislature, senatore ed europarlamentare, nonchè Ministro per due volte

Giovanni Colombo: “Per noi è sempre stato un punto di riferimento”

LECCO – È morto oggi, 19 marzo 2026, Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana degli ultimi decenni e fondatore della Lega Nord. Aveva 84 anni.

Secondo quanto si apprende, l’ex leader leghista era stato ricoverato nella giornata di ieri all’ospedale di Varese, dove era stato trasferito in terapia intensiva in condizioni apparse subito critiche. Il quadro clinico è peggiorato nelle ore successive fino al decesso, avvenuto in serata intorno alle 20.30.

Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Bossi inizia il suo percorso politico nei primi anni Settanta, passando da esperienze nell’area della sinistra – tra Il manifesto, il Partito di Unità Proletaria e l’ARCI – a una progressiva adesione alle istanze autonomiste e federaliste. Determinante l’incontro con Bruno Salvadori e, poco dopo, con Roberto Maroni, con cui costruisce un lungo sodalizio politico.

Nei primi anni Ottanta fonda la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Lombarda, di cui è segretario fino al 1993. Nel 1989 dà vita alla Lega Nord, unificando diversi movimenti autonomisti del Nord Italia e assumendone la guida come segretario federale per oltre vent’anni.

Eletto per la prima volta al Senato nel 1987, conquista il soprannome di “Senatùr”, diventando uno dei volti più riconoscibili della politica italiana. Nel corso della sua carriera è stato deputato per più legislature, senatore ed europarlamentare. Entra per la prima volta nel governo nel 2001 come ministro per le Riforme istituzionali e la devoluzione, incarico ricoperto nuovamente nel 2008, legando il suo nome al progetto del federalismo.

La sua azione politica si caratterizza per una forte impronta identitaria: dal tema dell’autonomia del Nord alla spinta, negli anni Novanta, verso il progetto della “Padania libera”, sostenuto attraverso manifestazioni e una rete di comunicazione propria, tra cui Radio Padania e TelePadania. Celebre anche la retorica anti-centralista, sintetizzata nello slogan “Roma ladrona”.

Il percorso politico è segnato anche da passaggi controversi e vicende giudiziarie, tra cui il caso Enimont e le successive condanne legate al finanziamento ai partiti e ad altri procedimenti. Nel 2004 viene colpito da un ictus cerebrale che compromette in modo significativo le condizioni di salute, imponendo una lunga pausa dall’attività pubblica.

Il 5 aprile 2012 si dimette da segretario della Lega Nord, travolto dallo scandalo sui rimborsi elettorali. Da quel momento il suo ruolo si ridimensiona progressivamente, pur restando figura simbolica del movimento. Nel 2013 tenta il ritorno alla guida del partito, ma viene sconfitto da Matteo Salvini, segnando l’avvio di una nuova fase per la Lega, sempre più orientata su base nazionale.

Negli anni successivi Bossi mantiene una posizione critica verso questa trasformazione, rivendicando le origini autonomiste del movimento. Nel 2022 promuove il “Comitato del Nord” e nel 2024 assume un ruolo onorifico nel Patto per il Nord, continuando a rappresentare un punto di riferimento per una parte della base storica.

Con la sua morte si chiude una stagione politica iniziata alla fine degli anni Ottanta, che ha inciso profondamente nel dibattito pubblico italiano, in particolare sui temi del federalismo, dell’autonomia e del rapporto tra Nord e Stato centrale.

Giovanni Colombo con Umberto Bossi
Giovanni Colombo con Umberto Bossi in una foto di qualche anno fa

Alla notizia della scomparsa, arrivano anche le parole di Giovanni Colombo, esponente leghista della prima ora e oggi nel Patto per il Nord, candidato alle prossime elezioni comunali a Lecco, che restituisce il punto di vista della militanza storica:
“Sono molto sconvolto. Per chi ci ha creduto, per i vecchi leghisti, Bossi è sempre stato un punto di riferimento. Ho sempre vissuto ascoltando quello che diceva il capo, perchè per me Bossi era il capo. È stato di grande insegnamento: ci ha fatto capire che bisogna battersi per la propria terra e per la propria gente”.

Colombo ricorda anche momenti simbolici della storia del movimento: “Quando fu mandato via da via Bellerio eravamo in pochi a sostenerlo, io e Lorenzo Bodega da Lecco. Questo non va dimenticato”. E aggiunge: “È stato lui a dare il via anche al nostro percorso nel Patto per il Nord. Ha creato qualcosa che rimarrà. La Lega Nord rimarrà per sempre”.

Un giudizio che intreccia dimensione politica e personale: “Era una persona molto intelligente, astuto, anche molto divertente. Un personaggio unico. Per tanti ha cambiato la vita: molti sono diventati militanti per lui, per il capo, per Umberto”.

I MESSAGGI DI CORDOGLIO

Il Sottosegretario regionale Mauro Piazza: “Con la scomparsa di Umberto Bossi viene meno una figura che ha segnato profondamente la storia politica del nostro Paese.
Bossi aveva visto ciò che in molti non avevano colto, spesso impegnati in una battaglia liberale incapace di comprendere fino in fondo come il cuore della libertà risieda in un equilibrio negoziale tra territori e Stato centrale. La sua visione si fondava su un principio chiaro: la costruzione di un vero ‘contratto’ tra gli interessi legittimi dei popoli e il potere statuale.
Oggi questa intuizione appare ancora più evidente. La battaglia federalista e per le autonomie locali, che Bossi ha portato avanti con determinazione, rappresenta non solo una stagione politica, ma un percorso ancora attuale e necessario per riformare e rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
Lo squilibrio crescente tra territori e popoli da una parte e Stato centrale e Unione Europea dall’altra rischia di indebolire progressivamente il nostro Paese e l’intero continente. È proprio in questo contesto che il pensiero di Bossi dimostra tutta la sua lungimiranza.
Umberto Bossi aveva visto lungo, aveva visto prima, aveva visto giusto.
Alla sua famiglia e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno politico e umano va il mio più sincero cordoglio”.

Matteo Renzi leader di Italia Viva su X: “Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace”.

Pierluigi Bersani su X: “Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”.

Cordoglio sui social anche per la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni: “Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”.

Matteo Salvini leader della Lega: “Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio”.