Parco Adda Nord, condanna in primo grado per l’ex direttore Minei e l’architetto Moroni

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La vicenda risale al 2016 e aveva visto l’intervento della Regione che aveva poi commissariato l’ente

Il Parco Adda Nord si è costituito parte civile nel processo che vede alla sbarra due ex funzionari, ora condannati in primo grado

 

TREZZO – Una condanna a quattro anni per Giuseppe Minei, ex direttore del Parco Adda Nord e una a un anno e sei mesi per l’architetto Francesca Moroni. E’ stata pronunciata giovedì scorso dai giudici della settima sezione penale del tribunale di Milano la sentenza che vede condannati, in primo grado, due ex funzionari del Parco Adda Nord.

La vicenda risale al 2016 ed era stata sollevata dai consiglieri del Carroccio Paolo Mauri, allora vice presidente dell’ente sovracomunale con sede a Villa Gina e da Simonetta Soldi. Esaminando atti e documenti, i due consiglieri avevano riscontrato delle irregolarità in diverse procedure portate avanti dal Parco inviando tutta la documentazione in Regione, in Procura e alla Corte di conti.

Ne era così nata un’indagine articolata, con la decisione del Pirellone di mandare gli ispettori al Parco, coinvolgere l’Arac (agenzia regionale anti corruzione) tramite gli esperti Giovanna Ceribelli e Sergio Arcuri e commissariare poi lo stesso ente. Diversi i punti “ombrosi” allora rilevati, dalla questione della cava di Olginate a quella del call center inesistente che si sarebbe dovuto attivare in occasione di Expo 2015, passando per la gara con cui era stata prima assunta e poi promossa, con una progressione funzionale ed economica, l’architetto Moroni.

Ed è proprio su questa vicenda che è stato istruito il processo su cui si sono espressi, in primo grado, i giudici milanesi, inasprendo le richieste portate avanti dalla pubblica accusa. Il giudice Carla Galli ha infatti condannato Minei a 4 anni per turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso, stabilendo anche l’interdizione dell’esercizio nei pubblici uffici per 3 anni e 4 mesi. 18 invece i mesi di condanna per Moroni a cui è stato riconosciuto il concorso in turbativa d’asta (pena sospesa).

Al processo il Parco Adda Nord, ora presieduto dall’avvocato Francesca Rota, si è costituito parte civile, chiedendo un risarcimento di danni per aver “rovinato” l’immagine del Parco. Il giudice ha riconosciuto un indennizzo di 10mila euro, a cui si aggiungono 20mila euro di provvisionale richiesti a Minei.