Ospedale di Merate: in servizio come gettonista medico condannato in Appello per omicidio volontario

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Il Pronto Soccorso dell'ospedale di Merate (fotografia d'archivio)

Si tratta di Vincenzo Campanile, condannato in Appello per omicidio volontario

L’Asst Lecco ha sospeso in via prudenziale il medico

MERATE – Condannato in Appello per omicidio volontario, ha lavorato per due turni come gettonista, tramite una cooperativa esterna, all’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate.

Si tratta di Vincenzo Campanile, medico rianimatore e anestesista, finito a processo alcuni anni fa con l’accusa di aver ucciso nove anziani a Trieste con iniezioni di potenti sedativi durante interventi di soccorso domiciliare. In primo grado Campanile era stato condannato a 15 anni e 7 mesi. Una pena aumentata durante il processo di secondo grado con i giudici della Corte d’Appello che hanno portato la pena a 17 anni e 3 mesi, ritenendo il professionista  colpevole di omicidio volontario per sette dei nove casi contestati.

I decessi risalgono al periodo tra novembre 2014 e gennaio 2018; gli anziani, tutti con patologie, avevano tra i 75 e i 90 anni. L’indagine era partita in seguito alla segnalazione di alcuni colleghi per uno specifico caso: da lì gli inquirenti erano riusciti poi risaliti ad altre otto morti sospette.

Sospeso in un primo tempo in via cautelare dall’ordine dei medici, espulso e poi riammesso, Campanile si è sempre difeso dicendo di aver agito per motivi di valore morale e sociale, venendo riammesso all’ordine per via della condanna non ancora definitiva, potendo il professionista fare ricorso anche in Cassazione (ultimo grado di giudizio).

Al momento Asst Lecco ha deciso di optare per una via prudenziale, sospendendo l’attività che il medico stava esercitando, da due turni, come gettonista al Pronto Soccorso dell’ospedale di Merate.

A confermare la misura è anche l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso: “Dopo aver appreso la notizia della condanna in secondo grado per omicidio volontario di un medico in servizio al Pronto Soccorso di Merate,  su cui pesa una pena in appello a 17 anni e 3 mesi per sette casi legati a interventi avvenuti tra il 2014 e il 2018 a Trieste, comunico che da parte dell’Asst di Lecco è stata prontamente disposta nei suoi confronti la sospensione immediata dai turni, a tutela dei pazienti e del personale sanitario”.

Bertolaso aggiunge: “È doveroso distinguere con chiarezza  tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l’etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un Pronto Soccorso. Parliamo di professionisti chiamati a prendere decisioni cruciali con serenità e consapevolezza, in situazioni di emergenza, dove la fiducia dei cittadini e la credibilità del sistema sanitario non possono essere messe in discussione. Questa vicenda evidenzia ancora una volta le criticità legate al ricorso alle cooperative per il reclutamento di personale sanitario. È intollerabile la prassi secondo cui alcune cooperative impieghino personale senza condividere in modo completo e trasparente tutte le informazioni rilevanti con le strutture sanitarie con cui collaborano. Le direzioni ospedaliere devono essere messe nelle condizioni di conoscere ogni elemento utile a valutare l’idoneità dei professionisti che operano nei propri reparti, soprattutto in contesti ad alta complessità come il Pronto Soccorso”.

“Per questo motivo – ha sottolineato Bertolaso – oltre alla sospensione del medico, verranno avviate immediate verifiche e saranno adottati i provvedimenti del caso anche nei confronti della cooperativa coinvolta, qualora emergano responsabilità o omissioni informative. Il rispetto delle regole, degli obblighi di comunicazione e dei requisiti di trasparenza è un presupposto imprescindibile per poter operare all’interno del sistema sanitario pubblico”.

“È anche per questo che Regione Lombardia si è battuta per superare il sistema dei cosiddetti ‘gettonisti’ e per ridurre drasticamente la dipendenza dalle cooperative, con l’obiettivo di riportare sotto il pieno controllo pubblico la selezione e la gestione del personale che opera nei nostri ospedali. Siamo determinati a eliminare definitivamente ogni residua criticità e ogni possibile strascico di queste prassi. La tutela della salute dei cittadini, la sicurezza delle cure e la piena affidabilità del sistema sanitario regionale restano la nostra priorità assoluta”.