Una folla di persone per dare l’ultimo saluto a Baldassare Mauri, il sindaco di Civate

“Grazie Rino perché hai sempre voluto esserci e non ti sei mai tirato indietro”

CIVATE – Un corteo infinito di persone ha accompagnato il feretro di Baldassare Mauri, il sindaco di Civate, verso la chiesa parrocchiale dove oggi pomeriggio, mercoledì, sono stati celebrati i funerali.

Prefetto, questore, rappresentati delle forze dell’ordine, sindaci, assessori, consiglieri di tutta la provincia, rappresentanti delle associazioni con i gonfaloni e una vera e propria folla di persone hanno gremito la chiesa, il sagrato e poi la piazza per dire addio al sindaco “Rino” scomparso all’improvviso lunedì mattina lasciando attonita una intera comunità.

Anche il parroco don Gianni De Micheli ha trattenuto a stento le lacrime durante l’omelia:

“La violenza di quel lunedì mattina è ancora addosso, però quello che Rino ha vissuto con la sua comunità e, soprattutto, per la nostra comunità non ci è stato dato per essere spazzato via in un istante violento – ha detto don Gianni -. Anche in ‘Rino’ abbiamo ricevuto dei doni diversi che la grazia di Dio ha scritto nel suo cuore”.

“Per quello che ho avuto la possibilità di conoscerlo, sono entrato in punta di piedi in questa umanità così aperta, schietta, sincera, amorevole. Da questa umanità vorrei ricavare alcuni doni che, sono convinto, il Signore ha scritto per questa comunità e che la violenza della morte non può farci perdere”.

“Il dono di uno sguardo positivo sulla realtà, con una stima buona nei confronti di un bene ritenuto sempre possibile raggiungere e costruire. Non è stato pigro nello zelo, anzi, desideroso e fremente di costruire un ‘meglio’ fruibile da parte di tutti”.

“Consapevole dei limiti non ha lottato contro di essi ma ha cercato una via accessibile. Stava dentro la complessità con un sorriso bonario che tante volte faceva arrabbiare perché sembrava che prendesse un po’ sotto gamba le situazioni, eppure non diceva la superficialità della persona e men che meno la presunzione, ma quasi con una visione profetica intuiva lo spiraglio di una situazione”.

“Quante telefonate e incontri – ha ricordato con commozione il parroco – per confrontare intuizioni e vie possibili, scelte di campo che potessero dire in maniera evidente il gusto del prendersi cura della gente”.

“Avere uno sguardo positivo è un dono, ma è anche una fatica lacerante perché se non è sostenuto da fondamenta profonde, quando ci si scontra con gli spigoli di se stessi e degli altri si vacilla e si viene ributtati indietro”.

“Rino ci ha offerto questo dono: uno sguardo positivo sulla realtà. Un secondo dono è quello del lavoro costante per l’unità, accettando di partire da punti di vista contrastanti, ma con la ferma convinzione che il bene è frutto di un’unità raggiunta con la pazienza dei piccoli passi”.

“Non è stato leader carismatico, ma un testimone dell’umanità della presenza, quella della porta accanto, della disponibilità al dialogo. Non si è imposto con soluzioni forti o proclami roboanti, è stato un uomo di mediazione. Sollecito nella necessità dei fratelli, premuroso nell’accoglienza e nell’ospitalità”.

“Un ultimo dono: il desiderio di esserci, dalle partite dei ragazzi, alle uscite dei gruppi, ai lavori della Protezione Civile. Lui c’era e faceva le sue fotografie, chissà quante ne ha nel suo telefono. Salutava tutti con un sorriso schietto”.

“E qui, ‘Rino’, devo chiederti scusa, volevo farlo nell’ultimo giorno, quando avresti lasciato la carica di sindaco, ma te lo dico adesso: grazie perché sei stato presente, sempre, ai funerali di tutte le persone del paese, da quello più povero alle persone più conosciute. Lui c’era sempre, al suo solito posto, sulle sedie accanto alla sacrestia. Ogni persona la sentiva sua concittadina, degna della sua presenza, della preghiera e del rispetto”.

“Ha messo se stesso a disposizione e ha sempre sentito in modo particolarmente intenso l’essere parte di questa comunità. Grazie perché hai sempre voluto esserci e non ti sei mai tirato indietro”.

“Questo è il momento di fare anche noi un passo verso uno sguardo positivo sulle cose, di fare comunità per assumerci la responsabilità di costruire insieme un futuro – ha concluso il parroco -. Questo è il momento di esserci, non remare contro, ma remare insieme. Quando avremo il coraggio di fare un passo riscoprendo uno di questi doni sarà un po’ come ritrovare ‘Rino’ “.

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