I funerali si terranno venerdì alle 15 nella chiesa di San Lorenzo a Ballabio Inferiore; giovedì alle 20 la recita del Rosario
Presidente dal 1995 al 2007, partecipò come accompagnatore a diverse spedizioni tra cui quelle all’Ama Dablam e al Cerro Riso Patron
Nel suo piccolo libro autobiografico, “I miei primi settant’anni”, con cui ha ripercorso le tappe della propria vita, esordiva con una frase che sintetizzava le sue radici: “A Laorca prima si imparava a lavorare e poi a parlare”. E in una dedica all’amico Piero aggiungeva: “Ho cercato di tradurre in parole i miei ricordi e le sensazioni che da sempre la passione per la montagna mi trasmette“.
La montagna è stata il filo conduttore della sua esistenza, una passione coltivata fin da bambino lungo la Val Calolden e la Medale. Accanto all’escursionismo, anche lo sci: numerose le gare disputate, con partecipazioni alla Marcialonga e alla Vasaloppet in Norvegia. Per la sua attività sportiva ricevette il premio Coni “Azzurro d’Italia”. Tra le passioni figurava anche il canto e per un periodo fece parte del celebre Coro Grigna.
E’ stato tra i soci fondatori della sottosezione del Cai Ballabio e ne è stato presidente per tre mandati, dal 1995 al 2007. La sottosezione, fortemente voluta dall’amico Casimiro Ferrari – al quale venne poi dedicata la sede – ha trovato in Corti uno dei promotori più convinti. Presenza costante e attiva, è stato punto di riferimento per le attività associative, carattere deciso e battuta pronta.
La sua partecipazione alle spedizioni organizzate tra la fine degli anni Settanta e i decenni successivi è stata intensa, pur non essendo un alpinista. Nel 1978 ha preso parte alla “gita” al Kilimangiaro, così come viene definita nel libro “Passo dopo Passo”, pubblicato nel 2008 per il trentennale della sottosezione. L’anno successivo Nevado Serapo; nel 1984 all’Ama Dablam, prima spedizione italiana ad aver conquistato la vetta guidata da Casimiro Ferrari con Bruno Lombardini, Giuliano Maresi, Mario Panzeri, Danilo Valsecchi e Carlo Aldè. Tra le esperienze ricordate anche la “passeggiata” al Paso del Viento, in Patagonia.
Ha fatto parte della spedizione che conquistò l’inviolato Cerro Riso Patron, sempre in Patagonia, con Casimiro Ferrari capo spedizione insieme a Bruno Lombardini ed Egidio Spreafico. A supporto, con Corti, Annibale Borghetti, Carlo Buzzi, Giuliano Maresi e Luciano Spadaccini. Dopo la cima raggiunta da Ferrari, il gruppo ha firmato un’altra impresa: l’attraversamento del ghiacciaio Hielo Patagonico per 120 chilometri, definita unica al mondo. Nel 1994ha partecipato inoltre alla spedizione al Cerro Campana, ancora in Patagonia; tra le sue esperienze anche le spedizioni allo Yerupaja, in Perù, e allo Shivling, in India.
L’impegno nel Cai Ballabio non si è limitato alle spedizioni. Ha collaborato alla realizzazione del bivacco in cima al Monte Due Mani nel 1982, contributo alle iniziative sportive della sottosezione – dalla storica gara di skiroll Ballabio–Resinelli alla corsa in montagna Bongio Trip, tuttora in programma – e ha sostenuto le attività di Alpinismo Giovanile.

Sul piano professionale ha iniziato a lavorare nel 1949 nella ditta Adamoli Meles; nel 1961 decide di mettersi in proprio aprendo con un amico una piccola ditta di minuterie metalliche, attività portata avanti parallelamente all’impegno associativo, mantenendo sempre saldo il legame con il paese. Una volta in pensione, per diversi anni ha prestato servizio come volontario per il Comune di Ballabio, occupandosi del trasporto disabili: un impegno silenzioso e costante a favore della comunità.
Nelle ultime pagine del suo libro lascia una riflessione conclusiva: “Mi ritengo soddisfatto e contento di quel che ho fatto nei miei 70 anni e se ho potuto fare tante cose è anche grazie a mia moglie che è sempre stata al mio fianco…”.
I funerali si terranno venerdì alle ore 15 nella chiesa di San Lorenzo a Ballabio Inferiore; giovedì sera, alle 20, nella stessa chiesa sarà recitato il Rosario. Luigi lascia la moglie Marilena e i figli Stefano e Ade. Con lui se ne va un volto familiare per generazioni di soci e amici, una presenza costante che ha segnato la storia della sottosezione e della comunità ballabiese.

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