Il generale Cornacchia a Lecco per Confindustria: il racconto delle pagine più oscure della Repubblica

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libri liberi lecco 24 febbraio 2026
Il generale Antonio Cornacchia

Confindustria Lecco Sondrio ospita l’ex generale Antonio Cornacchia, alias Airone 1, per la rassegna “Libri Liberi”

“Ho scritto per fare giustizia e ricordare chi ha dato la vita per il Paese”

LECCO – “I libri ci permettono di conoscere il passato, di interpretare il presente e soprattutto di orientare il nostro futuro”. Queste le parole con cui Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco Sondrio, ha aperto il secondo appuntamento della rassegna culturale “Libri Liberi”, con ospite il generale Antonio Cornacchia, alias Airone 1, protagonista di alcuni tra i momenti più difficili per la nostra Repubblica.

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Il presidente di Confindustria Lecco Sondrio Marco Campanari

L’incontro, dal titolo “Il generale si racconta: gli anni di piombo e i dossier che hanno segnato l’Italia”, si è tenuto ieri sera, martedì 24 febbraio, presso l’Auditorium Plinio Agostoni di Lecco.

Dopo l’introduzione in cui il presidente ha ricordato l’importanza della cultura e del confronto, protagonista dell’evento è stato Cornacchia, classe 1931, Generale di Brigata dei Carabinieri in quiescenza ed ex Comandante del Nucleo Investigativo di Roma.

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Antonio Cornacchia e Simone Spetia

A partire dai suoi libri, “6 in 6 anni”, come ha ricordato lui stesso, il generale ha ripercorso, con la mediazione di Simone Spetia, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, gli eventi più crudi e le indagini più complesse dei cosiddetti “anni di piombo”, eventi che, per la maggior parte di noi, non sono ricordi, ma importanti “pagine di libri di storia e pezzi di film”, come affermato da Campanari.

Ho avuto coraggio. Non perché ho fatto il carabiniere, ma perché ho scritto quello che ho scritto. Io non sono uno storico, non sono un romanziere, ma ho visto persone dare il sangue, e questo è bastato. Non è stato difficile mettere nero su bianco ciò che ho vissuto, perciò ho raccontato tutto” ha dichiarato il generale, interrogato sul motivo della stesura dei suoi libri.

La produzione letteraria (e storica) del generale prende avvio da “Airone 1. Retroscena di un’epoca”, pubblicato nel 2016, passa per “Giustizia non fatta: Pasolini, Moro, Pecorelli” (2020) e “Uccidete Moro: verità celate tra spiritismo e depistaggi. Io c’ero” (2021), fino ai due libri scritti nel 2022, “Craxi profeta. Tra storia e attualità” e “Stragi di Stato: via Rasella e Fosse Ardeatine”, per arrivare all’ultimo, “Nessuna pietà: Andreotti, Cossiga e la linea della fermezza” pubblicato nel 2023.

In queste opere, il generale ha ripercorso vicende che lo hanno visto protagonista in prima linea nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, tra cui il contrasto alle Brigate Rosse, i casi Pasolini, Pecorelli, Moro, il Delitto del Circeo, il sequestro dell’Achille Lauro, eventi che lo hanno portato ad abbandonare Roma, in seguito a numerose minacce di morte.

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Il generale Antonio Cornacchia

“Io ho partecipato alle indagini durante i 55 giorni della sparizione di Aldo Moro, e poi mi sono ritrovato ad aprire il bagagliaio della Renault che conteneva il suo corpo. Io c’ero, e la verità storica è sempre più articolata di quella che conosciamo” ha dichiarato Airone 1 -. “Ho arrestato Renato Vallanzasca (uno dei criminali più efferati degli anni ’70, ndr), che noi chiamavamo ‘Il bel Renè’, ho conosciuto il commissario Calabresi (Luigi Calabresi è stato un poliziotto italiano, ucciso da un gruppo eversivo di estrema sinistra nel 1972, ndr) e cercato di distoglierlo dai suoi intenti, perché a volte troppa dedizione è pericolosa. In un mio libro ho definito il presidente Craxi ‘un profeta’, ma posso dire che nel mio lavoro anche io un po’ lo sono stato, ho agito come ho agito grazie alla lungimiranza“.

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Emblematiche le parole di chiusura di Cornacchia: “Dietro le morti di quegli anni ci sono più ragioni e più colpevoli. Dietro la violenza degli anni di piombo ci sono verità che sono state nascoste dalla storia, e soprattutto da chi avrebbe avuto il dovere morale di rivelarle. I libri che ho scritto sono il mio modo di fare giustizia e di ricordare, anche se è doloroso, le persone che hanno dato la vita per il Paese e per la giustizia”.