Il “Cristo di Lecco” e il genio di Leonardo al centro della serata del Lions Club Lecco Host

Tempo di lettura: 2 minuti

Durante l’incontro del 10 marzo è stata mostrata l’unica copia autentica del disegno

Presenti come relatori il professor Fabio Minazzi e il prof Rolando Bellini che ha confermato l’attribuzione dell’opera a Leonardo nel 2022

LECCO – Una serata dedicata all’arte, alla scienza e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Martedì 10 marzo i soci del Lions Club Lecco Host si sono riuniti per un incontro che ha avuto al centro la figura di Leonardo da Vinci e il cosiddetto “Cristo di Lecco”.

Tra i temi affrontati durante la serata, la promozione delle bellezze artistiche del territorio lecchese, con particolare attenzione al disegno su carta raffigurante un giovane volto maschile interpretato come Cristo e attribuito a Leonardo da Vinci.

Relatori dell’incontro sono stati il professor Fabio Minazzi, filosofo ed epistemologo e ordinario di Filosofia della scienza all’Università dell’Insubria di Varese, membro dell’Académie Internationale de Philosophie des Sciences di Bruxelles, e il professor Rolando Bellini, storico dell’arte e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, noto per i suoi studi sul Rinascimento e per aver confermato nel 2022 l’attribuzione del disegno del “Cristo di Lecco” a Leonardo da Vinci.

Grazie alla presenza dell’avvocato Massimo Mazzoleni e di Silvia Gallo, i soci hanno inoltre avuto l’opportunità di ammirare l’unica copia autentica del “Cristo di Lecco”, messa a disposizione per l’occasione.

Nel corso della serata è stato ricordato come Leonardo venga descritto da Giorgio Vasari come una figura di straordinaria bellezza non solo fisica ma anche intellettuale e morale. La sua arte continua ad affascinare perché capace di anticipare il futuro: nelle sue opere la rappresentazione della natura non è semplice imitazione, ma costruzione di una realtà fondata su proporzioni, luce, movimento e armonia.

Le figure leonardesche nascono infatti da studi profondi — anatomici, geometrici e scientifici — che trasformano la sperimentazione in conoscenza visiva. Nelle opere dell’artista convivono arte e scienza: le proporzioni del corpo, lo studio della luce e dello sguardo e il rapporto tra spazio, tempo e gesto diventano strumenti per restituire un’esperienza reale allo spettatore.

Su questo rapporto tra arte e conoscenza scientifica si è soffermato il professor Minazzi, sottolineando come la conoscenza scientifica non nasca passivamente dall’esperienza, ma dalla capacità di costruire teorie che permettano di interpretare e spiegare la realtà.

Il professor Bellini ha illustrato alcuni aspetti stilistici e compositivi del “Cristo di Lecco”, soffermandosi sull’intenzione rappresentativa del disegno: sotto la composizione emerge una struttura geometrica precisa e il volto, realizzato con il celebre sfumato leonardesco, sembra rivolgere lo sguardo non verso l’osservatore ma verso qualcosa che rimane invisibile, aumentando il fascino e il mistero dell’opera.

La serata si è così trasformata in un momento di riflessione sull’arte e sul patrimonio culturale che il territorio lecchese può offrire.