Lecco, nasce alCUBO³: il nuovo spazio dei giovani tra cultura e partecipazione

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inaugurazione al cubo 2026 (8)

“Giovani non come destinatari di un progetto, ma protagonisti del progetto stesso”

“Se siamo qui oggi è perché c’era un bisogno”: il nuovo hub nasce per colmare il gap nell’offerta culturale giovanile e creare nuove opportunità

LECCO – Un nuovo spazio per i giovani prende forma al Centro Civico Sandro Pertini di Lecco e si presenta già come un punto di riferimento per la città. È stato inaugurato questa mattina, domenica, alCUBO³, progetto nato da un percorso di coprogettazione con il Comune di Lecco, attraverso il Servizio Giovani, nell’ambito del bando “Spazio al Talento” promosso da Anci. Numerosa la partecipazione all’evento, segno di un interesse diffuso e di un’attesa concreta da parte della comunità.

Al centro dell’iniziativa una rete articolata di realtà del territorio, con AVAL ODV – associazione di volontariato delle ACLI di Lecco – come capofila, affiancata da R-Evolution APS e dalle associazioni TRAMM APS, Vibes SSD, MeloVivo APS, Radice, Radici a Rancio APS, Horus Club e Save the Lake ETS. Obiettivo condiviso: contrastare l’isolamento giovanile e promuovere partecipazione attiva, attraverso uno spazio pensato come luogo di incontro, crescita e produzione culturale.

Il progetto si configura anche come un “Living Lab”, sviluppato grazie alla collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con un sistema di monitoraggio basato su dati e indicatori per intercettare bisogni emergenti e affinare le attività nel tempo, con l’ambizione di costruire un modello replicabile.

“Se siamo qui oggi è perché c’era un bisogno”, ha spiegato il progettista culturale Andrea Salvalaggio, richiamando i dati Istat 2025 che indicano Lecco tra le città con la migliore qualità della vita, ma con “una zona d’ombra” nell’offerta culturale rivolta ai giovani. “Nasce alCUBO³ che è unico ecosistema aperto per l’attivazione giovanile. Uno spazio, un posto, un ecosistema appunto dove incontrarsi, crescere e condividere passione”. Cinque gli ambienti attivati – tra cui auditorium, laboratorio, palestra e playground – e una visione di lungo periodo fondata su collaborazione, contaminazione tra realtà e sviluppo continuo di nuove progettualità.

inaugurazione al cubo 2026

Il valore della rete è stato ribadito anche dal presidente delle ACLI di Lecco, Giuseppe Elia: “La vostra presenza è il segno più concreto di quanto questo progetto sia sentito, atteso e sostenuto dalla comunità”. Un percorso condiviso, ha sottolineato, che ha coinvolto numerosi attori locali e che vede nei giovani “non solo il futuro, ma anche il presente, una risorsa viva, creativa, capace di generare cambiamento”.

Sulla stessa linea Simone Buzzella, intervenuto in rappresentanza di diverse realtà del territorio, che ha definito l’inaugurazione “un inizio ma anche un traguardo”, frutto di un lavoro costruito nel tempo: “Hanno creduto in un’idea portata con forza da dei ragazzi e un’idea che è stata in grado di contagiare”. Un “contagio” positivo, fatto di fiducia e collaborazione, che secondo Buzzella “potrà generare nuove opportunità e rafforzare il ruolo attivo dei giovani nei processi sociali”.

Il tema degli spazi come leva di partecipazione è stato al centro anche dell’intervento di Simone Romagnoli, coordinatore nazionale dei Giovani delle ACLI: “Lo spazio è un atto politico importantissimo perché è il luogo dove si vive, dove si cresce insieme, dove si fa comunità”. Un passaggio chiave, ha aggiunto, è il superamento della logica dei giovani come destinatari: “Qua i giovani sono i protagonisti del progetto”. Da qui l’invito a non sprecare l’occasione e a raccontare l’esperienza anche fuori dai confini locali.

Un percorso avviato da tempo, come ha ricordato Matilde Sergio, referente dell’agenzia From: “Era luglio dell’anno scorso: sembra passato tantissimo tempo ed è quasi un sogno vedere questo auditorium pieno”. L’esperienza di alCUBO³, ha evidenziato, risponde a caratteristiche precise degli spazi che funzionano: apertura, accessibilità, dimensione ibrida e forte radicamento comunitario. “Questi ragazzi hanno accettato una sfida importante, ma sta a tutti noi aiutarli”.

inaugurazione al cubo 2026

A chiudere, l’intervento del professor Michele Fontefrancesco (Professore Associato di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore), riorganizzato attorno a un filo logico centrato sul rapporto tra giovani e comunità. Il punto di partenza è l’obiettivo: costruire le condizioni perché le nuove generazioni siano “libere e forti”, cioè “capaci di comprendere i propri bisogni, esprimere idee e agire” in modo autonomo.

Da qui la questione della comunità. In passato, ha spiegato, “la comunità si fondava su relazioni stabili e su una forte continuità territoriale: si viveva nello stesso luogo per tutta la vita, costruendo legami solidi e duraturi”. Questo modello, però, “si è progressivamente indebolito con l’aumento della mobilità e con i cambiamenti sociali del Novecento, fino ad arrivare a una condizione attuale in cui le persone si muovono frequentemente e costruiscono relazioni più fluide, anche attraverso dimensioni digitali”.

Il risultato è che i giovani di oggi crescono in un contesto in cui “i riferimenti comunitari tradizionali sono meno presenti. È quindi difficile chiedere loro di ricostruire modelli che non hanno mai vissuto”. Per questo, secondo Fontefrancesco, non è efficace né “imporre soluzioni dall’alto”, né affidarsi esclusivamente a “iniziative spontanee dal basso”, che rischiano di non durare nel tempo.

La risposta individuata è nel partenariato tra pubblico e privato, inteso come “integrazione tra risorse, competenze e responsabilità diverse”: da un lato “la capacità organizzativa e strutturale delle istituzioni”, dall’altro “l’energia e la progettualità delle realtà associative”. Un equilibrio necessario per “dare continuità e solidità ai progetti”.

Esperienze come quella lecchese, ha concluso, rappresentano un banco di prova concreto: “Lecco è spesso definita una realtà fortunata. Questo però non deve ridurre il valore dell’esperienza né attenuarne la responsabilità”. Al contrario, proprio per la disponibilità di risorse e competenze, può diventare un modello capace di dimostrare che “si può fare”, offrendo un esempio replicabile anche in contesti più fragili.

alCUBO³ si inserisce così nel tessuto cittadino come un laboratorio aperto, chiamato ora a misurarsi con la continuità e la partecipazione. L’avvio è segnato da una forte adesione, ma il percorso, come è stato più volte sottolineato, è appena iniziato.

Galleria foto by Stefania Pontiggia

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