A Palazzo delle Paure un dialogo intenso con lo sguardo teso verso un mondo migliore
“La ritessitura della tela della fraternità universale può ripartire se tutti convergiamo nell’aiuto ai più disgraziati delle terra”
LECCO – Un dialogo incentrato sul “bene comune” quello che ha visto protagonista nella serata di oggi, venerdì, Monsignor Vincenzo Paglia che ha presentato il suo libro “Il primo giorno di un mondo nuovo” (Raffaello Cortina) nell’ambito di Leggermente, la rassegna dedicata alla lettura.
81 anni, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Monsignor Paglia ha dialogato con Monsignor Bortolo Uberti, prevosto di Lecco, nell’incontro dal titolo “La sfida del bene comune: impegno per un mondo migliore”. L’atteso ritorno a “Leggermente” di una figura di grande spessore e portatore di riflessioni attuali e illuminanti si è svolto nella cornice di Palazzo delle Paure.

“Il sogno di un mondo nuovo nato dopo il crollo del muro di Berlino purtroppo si è infranto con i conflitti etnici dell’ex Jugoslavia, lì è cominciata la balcanizzazione del mondo che ha portato ognuno a ritirarsi su se stesso – ha detto Monsignor Paglia -. E’ mancata la visione dell’unità dei popoli, è crollato il ‘noi’ per esaltare l’‘io’. La dittatura dell”io’ è il vero virus di questo tempo perché capace di infettare tutti i campi. Anche un cristianesimo individualizzato è diventato complice di un individualismo che si è insinuato in tutte le pieghe della società”.

“La missione della Chiesa, oggi, è servire l’unità tra tutti i popoli perché si conviva in pace tra diversi – ha continuato -. La vera resistenza è dire che la guerra non può vincere e bisogna recuperare la forza delle relazioni. Questa è la risposta alla illusoria furbizia del capitalismo tecnologico. Grazie a Dio nella Bibbia c’è scritto che il verbo si è fatto carne, non avatar. E’ necessario recuperare la centralità della relazione umana corporale“.

La riflessione sul bene comune non poteva non coinvolgere le nuove tecnologie: “Davvero non si può più vivere senza social, intelligenza artificiale e smartphone? Più che altro non possono farlo i padroni di queste tecnologie. Oggi si parla tanto di ‘intelligenza artificiale’ ma è come parlare di ‘legno di ferro’: non ha senso, perché parlare di intelligenza vuol dire parlare di cervello e di corpo. Il telefonino porta soldi alle aziende e dolore a noi che siamo succubi e poco consapevoli. E allora diventa indispensabile porre delle regole a queste nuove frontiere, ma davanti a questi strumenti potentissimi la politica è assente. Bisogna umanizzare la tecnica e non tecnologizzare l’umano”.

La strada verso il bene comune, quindi, trova il suo fondamento nella relazione: “La relazione chiede sempre una perdita di sé per l’arricchimento degli altri. La relazione è plurale per definizione e l’individuo non può esistere da solo: noi siamo plurali e diversi, e la diversità è ricchezza. La profezia di oggi che scardina tutto è quella di far convergere tutti nell’aiuto dei poveri e delle persone sole. Se il dialogo tra le religioni convergesse nell’aiuto dei più poveri faremmo una rivoluzione pazzesca, questo è il punto di partenza su cui costruire. La ritessitura della tela della fraternità universale può ripartire se tutti convergiamo nell’aiutare i più disgraziati delle terra”.

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