Officina Gerenzone conquista ancora il pubblico: sold out per la serata a Malavedo

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Officina Gerenzone Malavedo

L’iniziativa di Officina Gerenzone ha richiamato circa 80 partecipanti per un tuor di archeologia industriale tra vie storiche, opifici e testimonianze del passato

LECCO – Un’altra serata da tutto esaurito per Officina Gerenzone, che ieri sera ha accompagnato circa 80 persone alla scoperta della storia industriale lecchese lungo le vie di Malavedo, tra antichi opifici, testimonianze del passato produttivo cittadino e racconti legati alla memoria del rione.

L’iniziativa “Serata a Malavedo. Due passi e un film”, inserita nel progetto “Patrimonio e territorio. Luoghi e storie”, ha preso il via dal ponte di Malavedo, in via Credée, punto di ritrovo della camminata guidata dal presidente di Officina Gerenzone, Paolo Colombo, affiancato da Francesco D’Alessio e da Umberto Calvi.

Paolo Colombo
Paolo Colombo

Il gruppo si è incamminato costeggiando il torrente Gerenzone, attraversando uno dei luoghi simbolo dell’archeologia industriale lecchese. Passando accanto alle Trafilerie di Malavedo, i partecipanti hanno orsservato due tappe nell’area dove un tempo sorgeva la storica cartiera di Malvedo, demolita ormai da anni per lasciare spazio a un grande complesso condominiale. Poco distante, tappa sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio Abate, “raccontata” da Umberto Calvi attraverso aneddoti e riferimenti storici legati al quartiere.

Officina Gerenzone Malavedo

La passeggiata è poi proseguita lungo via Campanella fino al bivio con via Bolis, dove D’Alessio nel suo intervento ha approfondito anche il tema del mutuo aiuto e del credito informale nella Lecco industriale di un tempo. Un sistema fondato sui rapporti di fiducia tra famiglie, parenti e conoscenti, che portava spesso alla stipula di prestiti a tasso zero per sostenere attività e necessità quotidiane. A pochi metri da qui nel 1929, al civico 28 di via Campanella, venne fondato il PAI (Primo Aghificio Italiano).

Successivamente la comitiva ha raggiunto via Ramello, sostando davanti a quella che fu inizialmente un filatoio con annessa filanda dal laorchese Giovanni Battista Spreafico, fino a pochi anni fa, era ancora visibile una delle numerose ruote idrauliche (lungo la valle se ne contavano 142) che alimentavano le aziende sorte lungo il corso del Gerenzone, vera linfa dello sviluppo produttivo lecchese. Il complesso nel corso del tempo pervenne a Hermann Helbing che lo trasformò in trafileria di ferro, acquistata nel 1902 dai Wilhelm. Divenne poi sede della Trafileria Riva e C. specializzata nella produzione di filo sottile per reti e filtri.

Officina Gerenzone Malavedo

Gran finale negli spazi della falegnameria dei fratelli Giorgio Molteni e Cesare Molteni, in via Bolis, che hanno aperto straordinariamente le porte di quella che in passato è stata un’operosa officina. Qui i partecipanti hanno potuto assistere alla proiezione del documentario “Il Gerenzone” del 1961, firmato da Sofia Badoni, introdotto dal segretario dell’associazione Officina Gerenzone Carlo Brivio, mentre una piccola mostra fotografica con immagini di un tempo è stata allestita dall’artista lecchese Giuseppe Villa. Serata che ha visto anche un momento conviviale con un gradito aperitivo.

Ancora una volta, dunque, Officina Gerenzone ha fatto registrare una partecipazione numerosa e attenta, confermando l’interesse crescente verso la riscoperta della memoria industriale e sociale del territorio lecchese.