Lecco, Gino Cecchettin incontra gli studenti: “L’amore non è possesso, ma fiducia”

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leggermente 2026 gino cecchettin

Al Cenacolo Francescano l’appuntamento della rassegna culturale “Leggermente”  rivolto agli studenti

Partecipato ed emozionante l’incontro con Gino Cecchettin, in occasione della presentazione del suo libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”

LECCO – “Quando una persona viene uccisa bisogna fare i conti con la morte. Ma io sono qui per parlare di vita, perché ne abbiamo una sola e dobbiamo sfruttarla al meglio, e perché ciò che la mia mi ha insegnato è che quando si dice che ‘l’amore vince su tutto’ non è mera retorica”. Così Gino Cecchettin ha rotto il ghiaccio davanti a una platea di studenti inizialmente silenziosa e quasi riverente, ma poi sempre più partecipe e curiosa, durante l’incontro di questa mattina, mercoledì 8 aprile, al Cenacolo Francescano.

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L’intervento, dedicato ai ragazzi e moderato da Luca Ciusani dell’associazione Jonas, è stato preceduto il 23 e il 25 marzo da due momenti formativi per gli insegnanti, tutti parte dell’edizione 2026 della rassegna “Leggermente”, promossa da Assocultura Confcommercio Lecco, che quest’anno segue il tema “Slalom tra le tracce del senso”. L’incontro, inserito anche nel percorso di “Talenti in Volo”, organizzato in collaborazione con il Comune di Lecco, ha visto la presenza di Emanuele Torri, assessore all’educazione e allo sport, che ha sottolineato l’importanza educativa e comunitaria dell’iniziativa.

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Gino Cecchettin, in occasione della presentazione del suo libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” (Rizzoli), scritto insieme a Marco Franzoso, ha parlato ai ragazzi di lei, Giulia, “che è entrata nelle case di tutti, che poteva essere un’amica, una collega”, e lo ha fatto con energia e vitalità, “come se Giulia fosse ancora qui”, perché la vita è un dono meraviglioso, e “smettere di viverla sarebbe uno schiaffo morale alla sua memoria, perché Giulia voleva vivere”.

È ormai tristemente nota la vicenda di Giulia, giovane donna italiana uccisa l’11 novembre 2023 dall’ex fidanzato, all’età di 22 anni. Alla tragica vicenda Gino ha reagito con il coraggio di chi “non voleva dimenticare”, con la forza di un papà, “non un insegnante o un formatore, ma un semplice padre che aveva altri due figli a cui garantire un futuro”, e che come solo risarcimento al proprio dolore chiede memoria e consapevolezza, per prevenire i reati prima di doverli punire, promuovendo tra i giovani – ma non solo – il valore del dialogo e dell’empatia.

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Da questa ambizione è nata la Fondazione Giulia, che sostiene le associazioni impegnate nella lotta alla violenza, una fondazione dedita alla sensibilizzazione, che nasce da un dolore personale che viene convertito in un ruolo di responsabilità collettiva ed educativa per evitare che diventi un dolore fin troppo comune.

“Io non ho paura di parlare di Filippo. Sono convinto che non abbia avuto gli strumenti per gestire il proprio dolore, che sia stato travolto dalla rabbia e dalla paura della solitudine. Non ho mai cercato vendetta, il mio messaggio è l’importanza del dialogo: è difficile stare con gli altri, a volte più difficile che stare soli – ha affermato Cecchettin -. Troppo spesso ci dimentichiamo l’importanza di saper comunicare, non ci capiamo, e così iniziano attriti che ci portiamo avanti per una vita intera. Saper trovare punti di vero incontro e rinunciare a far valere solo le proprie ragioni è un’abilità difficile, ma è anche quella che più ci rende umani”.

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Molto attenti e coinvolti gli studenti e le studentesse presenti all’incontro, che hanno posto numerose domande legate alla vicenda, nonché dubbi personali, grazie anche alla capacità dialettica e al senso di vicinanza trasmesso da Gino, che ha dato spazio alla positività, chiedendo loro di raccontare eventi lieti della propria vita.

Il tema più toccato è stato quello dell’amore. “Ho creduto per anni, da ragazzo, che l’amore mi avrebbe fatto stare bene, che mi avrebbe fatto trovare il mio posto nel mondo – ha dichiarato Cecchettin -. Oggi so che amare significa soprattutto essere disposti a fare fatica e a mettersi da parte per far stare bene qualcun altro”.
“Non è cecità, non è controllo, possesso o gelosia: l’amore è una banca di fiducia, l’unico investimento sicuro che non ci lascerà mai poveri, anche se dovessimo non ricevere nulla in cambio”.

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Alla domanda posta da una ragazza su che cosa avrebbe voluto chiedere all’assassino della figlia, Gino ha risposto: “A Filippo chiederei quali sono stati i mezzi che gli mancavano per superare il dolore e il senso di solitudine. Con le sue azioni ha messo fine anche al proprio futuro, non solo a quello di Giulia. Lui è parte della mia tragedia, ma non provo odio, perché ho scelto di non annichilirmi: avevo ancora molto da perdere, perché una cosa che il male non può fare è togliere il bello di una vita, l’amore che abbiamo ricevuto, quello che ancora possiamo dare.”

Questo il messaggio finale di Cecchettin: non importa la ragione che porta gli esseri umani a scegliere di farsi forza e andare avanti, “c’è chi lo chiamerebbe perdono e chi sopravvivenza”; ciò che conta è la capacità nelle piccole cose quotidiane di concentrarsi su ciò che c’è di buono e imparare a ridimensionare la rabbia, che “come un’onda altissima può travolgere tutto. Ma non è l’unica: anche l’amore lo può fare, impariamo a permetterglielo, a renderlo l’unica risposta possibile e travolgente”.