Dieci anni dalla morte di Eco: il ricordo di Roberto Cotroneo e Mario Andreose a Leggermente 2026
Presentato il libro ‘Umberto’ e richiamato il Premio Manzoni della Città di Lecco, ricevuto da Eco nel 2008
LECCO – “Ho voluto raccontarvi di Umberto Eco, ma non è possibile scrivere una biografia tradizionale su di lui. Dell’uomo che è stato si può parlare solo per frammenti”. Così Roberto Cotroneo, autore e giornalista, ha efficacemente riassunto l’ambizione del proprio libro “Umberto” (La Nave di Teseo, 2026) durante l’incontro tenutosi ieri sera, giovedì 26 marzo, per Leggermente 2026, la rassegna culturale promossa da Assocultura Confcommercio Lecco, che proseguirà fino al 29 marzo.

Il ricordo di Umberto Eco, scrittore e uomo, “che per lui era la stessa cosa”, è stato al centro della serata, grazie al dialogo tra Cotroneo e Mario Andreose, giornalista e curatore editoriale di Eco stesso per Bompiani, a partire dal 1982.
Con la mediazione di Stefano Motta, romanziere e saggista, il percorso “Slalom tra le tracce del senso“, filo conduttore della diciassettesima edizione della rassegna, ha proseguito con una tappa tanto tortuosa quanto imprescindibile per la letteratura italiana.
Lo stesso Cotroneo, studente e conoscente diretto di Umberto, ha sottolineato: “Stiamo parlando di un italiano conosciuto ovunque, uno scrittore, studioso e divulgatore abile come lo erano in tanti, ma capace di unire tutte queste vocazioni come solo pochi hanno saputo fare“.

Come emerso dal confronto tra due persone che, in modi diversi, lo hanno conosciuto, Umberto Eco, “il genio non in posa”, autore, tra gli altri, del “Pendolo di Foucault” e del “Nome della Rosa” (Premio Strega 1981), è stato anche vincitore del Premio Letterario Manzoni della città di Lecco nel 2008, e viene riconosciuto come un autore che ancora (o forse soprattutto) oggi ha molto da dire a chiunque “superi l’ostacolo del latino tra le sue pagine” e si accinga a leggerlo.
In “Umberto”, l’autobiografia fatta di frammenti e suggestioni che ripercorre la vita e il ruolo nell’accademia e nella letteratura di uno dei massimi studiosi italiani di tutti i tempi, Cotroneo fa proprio questo: ridà vita a parole scritte per risuonare nei secoli, alla voce di un uomo “che prendeva tutto molto seriamente: soprattutto lo scherzo”.

“Non c’è uno scritto di Umberto che non abbia qualcosa da insegnarci, anche piccola, su di noi. Il suo nome è indicativo: lui è l’eco che risuona, che si diffonde, una personalità talvolta ambigua e chiaroscurale, ma sempre profondamente umana e presente” ha sottolineato Cotroneo.
E Andreose ha aggiunto: “Ricordo ancora la semplicità e l’umiltà con cui mi propose il manoscritto del ‘Pendolo di Focault’. Era praticamente già perfetto, ma lui mi scrisse su un biglietto ‘se ti piace, pubblicalo’.”

Una suggestione attuale è emersa, durante il dialogo, da Motta, che ha domandato quale possa essere la ragione del successo costante di un autore talvolta difficile come Umberto Eco, anche in una società come quella di oggi, incline, secondo lui, a defluire in un “nulla culturale“.
Emblematica la risposta di Cotroneo, che ha chiarito come, oggi come decenni fa, “quando c’è sostanza, qualcuno la vede“, la qualità non passa inosservata, e chi ha avuto qualcosa di importante da dire non giacerà inerte “a fare polvere” nei cassetti.
“‘Umberto’ è un titolo interessante” ha fatto notare Motta, ipotizzando che questa scelta possa essere sintomo di una rinuncia alla retorica e al gusto per il sensazionale puntando sulla semplicità di un ricordo.
“Il mio libro racconta di Umberto, sì, ma Umberto e basta, niente di più: non è un indagine – ha confermato Cotroneo -. Era sicuramente un uomo attraversato da contraddizioni e inquietudini, ma non possiamo pretendere di sapere o di scoprire ciò che si celava dentro di lui o nella sua vita privata. Umberto è stato per davvero ciò che in pubblico mostrava di essere, e tutto ciò che ha senso sapere e tramandare di lui è nei suoi libri”.

Questo è il cuore di quanto emerso su Eco, a dieci anni dalla sua morte, dalla voce di chi lo ha conosciuto: un Nobel mancato, una mente stupefacente per la velocità di pensiero, un uomo di un’umiltà rara, che ha dedicato la vita allo studio, alla scrittura e alla semiotica, ma “senza mai dimenticarsi di tenere una lezione e senza delegare ad altri i suoi doveri di insegnante”.
“Uno dei suoi libri più letti – ha affermato Andreose – è ‘Come si fa una tesi di laurea’, opera a cui Eco si dedicò con la stessa costanza e lo stesso impegno che metteva in ogni cosa, dai fumetti di Linus, a Spinoza”.

Così ha concluso Cotroneo: “Oggi, alla luce di tutte le difficoltà e i cambiamenti, Umberto avrebbe saputo tenerci sul binario corretto di un mondo che ha perso la bussola. È questo ciò che più ci manca di lui”.



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