Il presidente di Confapi e vicepresidente di European Entrepreneurs al Business Forum Europe 2026: “Dobbiamo tornare allo spirito fondante del Trattato di Roma”
A Bruxelles il mondo delle Pmi chiede una nuova Agenda per la crescita e punta il dito contro burocrazia, costi energetici e frammentazione normativa
BRUXELLES – La crescita europea rallenta e il settore manifatturiero lancia un appello alle istituzioni: serve una nuova Agenda per la crescita che rimetta al centro competitività, investimenti e funzionamento del mercato unico. È il messaggio emerso dallo SME2B Business Forum Europe 2026, organizzato a Bruxelles da European Entrepreneurs CEA-PME, principale associazione federativa volontaria tra piccole e medie imprese dell’Unione europea.
Al forum hanno partecipato rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo e del mondo imprenditoriale. Le conclusioni sono state affidate a Cristian Camisa, vicepresidente di European Entrepreneurs e presidente nazionale di Confapi, associazione che rappresenta 118.000 Pmi e 1,3 milioni di lavoratori.
Il punto di partenza dell’analisi è il rallentamento dell’economia europea. L’Europa cresce oggi dell’1,1%, mentre l’area euro si ferma allo 0,9%. I principali motori manifatturieri, tra cui Italia, Francia e Germania, si collocano al di sotto di questi livelli, in una situazione definita di sostanziale stagnazione. Nel frattempo, i concorrenti globali registrano una crescita superiore al 3%, pur muovendosi nello stesso scenario segnato da instabilità geopolitica, guerre e tensioni commerciali.
“Questa crisi sta colpendo duramente il settore manifatturiero. La produzione industriale di base non è un settore come un altro; è il pilastro dell’occupazione, dell’innovazione e dell’autonomia strategica europea. Quando la produzione manifatturiera europea soffre, la prosperità europea crolla”, ha avvertito Cristian Camisa.
Per European Entrepreneurs CEA-PME, una parte significativa del problema risiede nel peso crescente della regolamentazione e degli adempimenti richiesti alle imprese. “Per anni, Bruxelles si è illusa che l’Europa potesse governare il mondo semplicemente dettando le regole. Ma non è così: non è possibile regolamentare l’innovazione senza prima produrla”, ha affermato Camisa.
Il presidente di Confapi ha quindi parlato di un’Europa che rischia di trovarsi “dritta contro il muro della burocrazia”. Nel suo intervento ha richiamato anche una stima del Fondo monetario internazionale (FMI), secondo cui la frammentazione normativa all’interno del mercato unico avrebbe un effetto equivalente a un dazio del 44% sui prodotti manifatturieri.
L’accusa è che, invece di ridurre le barriere interne al mercato unico, siano stati introdotti nuovi obblighi di rendicontazione, verifiche tecniche e procedure amministrative che finiscono per appesantire soprattutto le imprese di dimensioni più contenute. “Stiamo soffocando la nostra base industriale mentre i concorrenti stranieri inondano i nostri mercati con una sovraccapacità fortemente sovvenzionata”, ha sostenuto Camisa.
Da qui nasce l’Agenda per la Crescita di European Entrepreneurs CEA-PME, pensata per accompagnare le Pmi europee in un quadro caratterizzato da più fattori di pressione: la situazione geopolitica, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, l’alto costo dell’energia, il rallentamento del commercio mondiale e la trasformazione legata all’intelligenza artificiale.
“Dobbiamo tornare allo spirito fondante del Trattato di Roma: più crescita, dando ai nostri campioni, le Pmi innovative, le piccole poco visibili e le aziende di medie dimensioni in espansione, lo spazio per respirare e investire”, ha sottolineato Camisa.
Il riferimento è alle quattro libertà su cui si fonda il mercato unico europeo: libera circolazione di merci, persone, capitali e servizi. Un principio che, secondo il vicepresidente di European Entrepreneurs, dovrebbe tornare a essere una priorità dell’azione europea.
“Tra poco più di sei mesi l’UE celebrerà il 70° anniversario della sua nascita. Auspichiamo che questo anniversario sia l’occasione per rinnovare e rivitalizzare la missione dell’Unione in quest’epoca così difficile”, ha aggiunto Camisa. “Chi produce ha bisogno di un mercato unico pienamente integrato, di una migliore mobilità transfrontaliera per i talenti tecnici qualificati e di politiche mirate che consentano alle PMI ambiziose di crescere e diventare imprese di medie dimensioni resilienti”.
Tra i dossier legislativi indicati dall’associazione come particolarmente rilevanti per le filiere produttive c’è innanzitutto il Regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR). Entrato in vigore il 12 agosto, il provvedimento è contestato da European Entrepreneurs CEA-PME soprattutto per tempi e modalità di attuazione.
Nei giorni scorsi anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola aveva criticato l’impatto delle nuove disposizioni sulle piccole e medie imprese, definendole “oneri rigidi e controproducenti alle PMI europee” e sostenendo che rappresentino “l’esatto opposto di ciò che l’Europa dovrebbe rappresentare”.
Un altro fronte riguarda il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), il sistema europeo che applica un costo legato alle emissioni di carbonio incorporate in determinate merci importate da Paesi extra-Ue. Il meccanismo è stato concepito per contrastare la cosiddetta delocalizzazione del carbonio e tutelare la competitività dell’industria europea.
Per le Pmi manifatturiere, tuttavia, il CBAM può tradursi in nuovi adempimenti: dalla rendicontazione alla tracciabilità della catena di approvvigionamento, fino all’aumento dei costi amministrativi e delle materie prime.
“La decarbonizzazione non deve spingere la produzione manifatturiera fuori dall’Europa. Abbiamo bisogno di un meccanismo più semplice e a misura di PMI: valori predefiniti realistici, molta meno burocrazia e misure efficaci per proteggere la competitività dei produttori europei, sia in Europa che sui mercati globali”, ha affermato Camisa.
Nel mirino c’è poi l’Industrial Accelerator Act (IAA), la proposta di regolamento della Commissione europea destinata a sostenere competitività, decarbonizzazione e autonomia strategica dell’industria manifatturiera europea.
Secondo European Entrepreneurs CEA-PME, Pmi e aziende a media capitalizzazione continuano però a confrontarsi con un divario strutturale legato soprattutto agli elevati prezzi dell’energia, alla frammentazione dei mercati dei capitali e alla lentezza dei processi decisionali.
“Se l’Industrial Accelerator Act non funziona per le PMI manifatturiere, semplicemente non funziona per l’Europa: i nostri concorrenti globali negli Stati Uniti e in Cina adottano misure immediate e decisive”, ha dichiarato Camisa.
L’attenzione dell’associazione si concentra infine anche sugli ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione introdotto per ridurre le emissioni di gas serra. Secondo European Entrepreneurs CEA-PME, l’attuale funzionamento del sistema avrebbe assunto di fatto le caratteristiche di una tassa sul carbonio.
La richiesta è quindi quella di “ripristinare lo scambio diretto di quote di emissione tra le imprese” e di consentire immediatamente ai crediti internazionali conformi all’Accordo di Parigi di coprire almeno il 20% degli obblighi. L’obiettivo indicato dall’associazione è consentire all’industria europea di mantenere la propria capacità competitiva sui mercati internazionali.
Il messaggio lanciato da Bruxelles è dunque concentrato su una parola: crescita. Per le Pmi europee, la richiesta non è soltanto di ridurre gli oneri regolamentari, ma di costruire condizioni che consentano alle imprese di investire, innovare e aumentare le proprie dimensioni in un mercato unico realmente integrato.
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