Confcommercio Nazionale fotografa l’evoluzione dei consumi dal 1995 al 2026: la casa è la voce più pesante con 5.335 euro pro capite
“Nonostante un rallentamento delle spese obbligate, l’incidenza sui bilanci familiari rimane elevata”, osserva il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, chiedendo interventi su fisco e tariffe
LECCO – Nel 2026 le famiglie italiane destinano sempre più risorse a quelle spese dalle quali è difficile sottrarsi. Casa, energia, bollette, sanità, trasporti, assicurazioni e carburanti assorbono infatti il 41,7% dei consumi complessivi, una quota salita di 4,7 punti percentuali rispetto al 1995, quando si fermava al 37%. Il dato emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie italiane dal 1995 al 2026, resa nota da Confcommercio Nazionale (documento integrale).
Il risultato è una progressiva riduzione dello spazio disponibile per le cosiddette spese libere, quelle legate alle scelte individuali e agli stili di vita. Nel 2026 la quota dei consumi destinata ai beni e servizi commercializzabili si ferma infatti al 58,3%. All’interno di questa componente si registra una dinamica diversa: cresce di 2,9 punti la quota destinata ai servizi, mentre diminuisce di 7,6 punti quella riservata ai beni.
A prezzi costanti, la spesa complessiva per le voci obbligate raggiunge nel 2026 i 9.693 euro pro capite. La componente più consistente è quella relativa all’abitazione, che da sola arriva a 5.335 euro per persona, con un aumento di 72 euro rispetto al 2025. Seguono assicurazioni e carburanti, con 2.310 euro, e quindi l’energia, che pesa per 1.829 euro pro capite.
È proprio il capitolo dell’energia a presentare uno degli aspetti più significativi dell’analisi. Pur continuando a rappresentare una voce importante nei bilanci familiari, la spesa energetica, calcolata a prezzi costanti, è diminuita di 1.231 euro rispetto al 1995. Non significa però che l’energia sia diventata meno costosa. Al contrario, la riduzione della spesa è collegata anche alla diminuzione dei consumi delle famiglie come risposta alla crescita dei prezzi e, soprattutto, ai progressi tecnologici che hanno favorito una maggiore efficienza e il risparmio energetico.
Il quadro diventa ancora più evidente osservando l’andamento dei prezzi nell’arco degli ultimi trent’anni. Dal 1995 al 2026 l’indice dei prezzi dei beni e dei servizi obbligati è aumentato del 140%, oltre il doppio rispetto alla crescita registrata dai beni commercializzabili, pari al 57%, e superiore anche a quella dei servizi tradizionali, cresciuti dell’88,4%.

Il comparto energetico rappresenta il caso più marcato: tra energia, gas e combustibili l’aumento dei prezzi arriva al 211% in trent’anni. Una dinamica che aiuta a spiegare perché le famiglie abbiano progressivamente modificato le proprie abitudini di consumo, cercando di contenere soprattutto quelle voci sulle quali è possibile intervenire attraverso una riduzione dei consumi.
L’evoluzione della spesa racconta quindi anche un cambiamento strutturale nei bilanci familiari. Nel 1995 le spese obbligate rappresentavano il 37% dei consumi; oggi sono arrivate al 41,7%. Nel frattempo si è ridotto il peso dei beni acquistabili sulla base delle preferenze delle famiglie, mentre i servizi hanno acquisito maggiore spazio all’interno della componente dei consumi non obbligati.
Per Confcommercio Nazionale, il dato conferma la necessità di intervenire sui costi che gravano in maniera strutturale sui bilanci delle famiglie. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sottolinea infatti che “Nonostante un rallentamento delle spese obbligate, l’incidenza sui bilanci familiari rimane elevata, in particolare per carburanti e bollette a causa dei rincari energetici”.
Da qui la richiesta di intervenire sui costi fissi. “Occorre intervenire su fisco e tariffe, eliminando le distorsioni che gravano sui costi fissi”, aggiunge Sangalli.
L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio restituisce così una fotografia nella quale una quota crescente della capacità di spesa delle famiglie viene assorbita da beni e servizi difficilmente comprimibili. Una dinamica che, nell’arco di trent’anni, ha progressivamente ristretto lo spazio per le altre forme di consumo e che oggi porta le spese obbligate a pesare per oltre quattro euro ogni dieci euro destinati complessivamente ai consumi.
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