Richiamati i dati Bankitalia: inflazione al 2,6% nel 2026 e possibile aggravio di 860 euro annui per famiglia secondo Codacons
Il sindacato: “Solo il 24% delle assunzioni previste è stabile e cresce il disallineamento tra domanda e offerta”
LECCO – Le tensioni internazionali e i conflitti in corso stanno producendo effetti che si riflettono anche sull’economia del territorio lecchese. A evidenziarlo è la Cisl Monza Brianza Lecco, che in un’analisi collega gli scenari globali alle ricadute su imprese, lavoro e famiglie.
Secondo quanto riportato nel report di Bankitalia del 3 aprile, nel 2026 l’inflazione potrebbe attestarsi al 2,6%, in aumento rispetto all’anno precedente, per poi scendere leggermente nel biennio successivo. Le stime di Codacons indicano che, a parità di consumi, questo livello di inflazione comporterebbe un aggravio medio di 860 euro annui per famiglia, dovuto in larga parte al rialzo dei costi energetici.
Sempre secondo Bankitalia, la crescita del Pil italiano è prevista allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con un incremento dello 0,8% nel 2028. Tuttavia, viene ipotizzato anche uno scenario più critico, legato a un possibile aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, che potrebbe portare a un azzeramento della crescita nel 2026 e a una contrazione nel 2027.
La Cisl richiama inoltre i dati dello Standard & Poor’s Global Italy Services PMI, secondo cui a marzo il settore dei servizi ha registrato un calo, con una diminuzione delle vendite sia sul mercato interno sia su quello internazionale. Gli ordini dall’estero risultano in flessione per il quarto mese negli ultimi cinque, mentre aumentano i costi operativi e si allungano i tempi di consegna.
Gli effetti della crisi si vedono comunque su più fronti. Il turismo rallenta, le consegne si allungano e i costi operativi crescono in modo significativo. Una situazione che colpisce sia chi lavora con l’estero sia chi opera principalmente sul mercato interno. Concentrando l’attenzione sull’orizzonte economico della nostra provincia emergono infatti gli esiti critici immediati della nuova fonte di conflitto medio-orientale, che si estende su di un’area che ha progressivamente assunto importanza strategica per le nostre imprese con una dimensione prospettica di ulteriore rafforzamento, testimoniata dai dati dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, con i 264 milioni di export del manifatturiero lecchese.

La preoccupazione della Cisl, in questo scenario mondiale in continua e incerta evoluzione “riguarda per un verso l’insana congiunzione in più Paesi tra potere politico ed economico, pronti a far strame dei principi che fino ad oggi hanno retto le democrazie liberali, in un’orgia di crescente violenza militare – ha detto Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale Cisl Monza Brianza Lecco -. Per altro, danno da pensare le prospettive occupazionali, gravate dal segno meno sia nel confronto con il marzo 2025 (-400) sia nel confronto trimestrale marzo-maggio nello stesso arco temporale (-560), dati accompagnati dalle persistenti criticità, relative sia alla natura delle assunzioni – solo nel 24% dei casi sono previste stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato – sia al disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con le imprese che hanno difficoltò in 52 casi su 100 a reperire i profili desiderati. Rimane tutta aperta la questione salariale, perché anche laddove i salari nominali sono cresciuti grazie ai rinnovi contrattali, ma restano comunque inadeguati rispetto al costo della vita che nel frattempo è aumentato, specie a Lecco. Leggendo le tante esperienze di chi frequenta le nostre sedi, per vedersi garantite tutele o fruire di servizi, la percezione è quella di un impoverimento progressivo, o, se vogliamo far uso di una metafora plastica, quella di una forbice che si allarga tra gli utili incassati dalle aziende e quanto finisce nelle buste paga di lavoratrici e lavoratori”.
“Una sommessa nota a margine: mala tempora currunt, e dunque teniamoci stretta la celebrazione della sola e vera Giornata della Liberazione che dovremmo, tutti nel nostro Paese, a partire dalle più alte cariche dello Stato, riconoscere e cioè il 25 aprile, memoria della lotta partigiana e della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, contro qualsivoglia falsificazione della storia e contro ogni democratura che fa leva su politicizzazione dei tribunali, concentrazione e controllo dei media attraverso acquisizioni di giannizzeri del regime, attacco alle università, alle istituzioni culturali e scientifiche. Contro una concezione dello Stato nella sua forma autocratica, più incline a tutelare il diritto e gli interessi proprietari dei suoi capi che i principi della democrazia liberale. Ora e sempre resistenza”.



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