I primi 100 giorni del presidente Dadati alla guida di Confcommercio Lecco

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Fabio Dadati
Fabio Dadati

“Non serve una battaglia di retroguardia, bisogna costruire nuovi modelli competitivi”

Dopo il doppio mandato di Antonio Peccati, il nuovo presidente fa il punto sulle sfide di Confcommercio e del territorio: innovazione, negozi di vicinato, lavoro, turismo e Sistema Lecco al centro dell’agenda

LECCO – Cento giorni dopo l’elezione alla presidenza di Confcommercio Lecco, Fabio Dadati guarda al lavoro svolto senza evocare discontinuità o rotture rispetto al passato. Al contrario, il passaggio di testimone dopo il doppio mandato di Antonio Peccati viene letto come l’assunzione di una responsabilità all’interno di una struttura che il nuovo presidente conosce da tempo e che considera già solida.

“Non c’è un uomo solo al comando – spiega Dadati – ma una comunità che lavora insieme. A seconda dei momenti ci viene chiesto di assumerci una responsabilità di rappresentanza”. Una comunità che il presidente conosce attraverso il proprio percorso nel sistema associativo, da Federalberghi agli incarichi istituzionali ricoperti negli anni, compresa la presidenza di Lariofiere e il ruolo nella Camera di Commercio.

L’obiettivo, dunque, non è ripartire da zero. “Entro in una realtà vincente, forte, fatta di persone di grande qualità. Il mio impegno è mantenere questa forza nel cambiamento”. È questa, in sintesi, la prima delle priorità indicate dal presidente: conservare la qualità dei servizi e la capacità di rappresentanza di Confcommercio, adeguandole però alle trasformazioni che attendono le imprese nei prossimi anni.

Ed è proprio qui che individua una delle funzioni centrali dell’associazione. “Il nostro ruolo è sostenere le piccole, piccolissime e medie aziende nella loro attività quotidiana. Una grande impresa con centinaia di dipendenti e centinaia di milioni di fatturato ha un’organizzazione interna completamente diversa. Il piccolo commerciante ha bisogno di un’associazione vera, presente sul territorio, con personale qualificato e uffici a disposizione. Senza questo sostegno diventa difficile ottenere i risultati che si vogliono”.

La vera emergenza è il cambiamento

Se dovesse individuare una difficoltà trasversale alle diverse categorie rappresentate dall’associazione, Dadati non sceglierebbe il costo dell’energia, la pressione fiscale o gli affitti. Il tema che, secondo il presidente, rischia di condizionare maggiormente il futuro delle imprese è un altro: la velocità del cambiamento tecnologico.

“Il lavoro di sei mesi fa oggi può essere già vecchio”, osserva Dadati. Digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno accelerando processi che fino a pochi anni fa richiedevano tempi molto più lunghi, mettendo soprattutto le piccole aziende davanti a un problema strutturale: come aggiornarsi mentre si continua a gestire quotidianamente l’attività.

“Una persona che ha una piccola azienda, magari familiare, deve stare nel negozio, deve mandare avanti la sua attività e contemporaneamente capire come cambiare. Non ha le risorse economiche di una grande azienda da investire in ricerca e sviluppo e spesso non ha né il tempo né le risorse per affidarsi a consulenti”.

È qui che Dadati individua uno dei principali compiti dell’associazione. Confcommercio, nella sua visione, può assumere un ruolo sempre più attivo nell’accompagnamento alla trasformazione, anche attraverso collaborazioni con università e professionisti.

“L’associazione ha questa opportunità, questo ruolo e questa responsabilità. Dobbiamo capire come affiancare le imprese nell’individuare le modalità che permettano loro di rimanere sul mercato”.

In questo percorso Dadati sottolinea anche il ruolo del direttore Alberto Riva, che definisce “persona competente, equilibrata e di grande esperienza”. Una figura che il presidente considera centrale nella vita dell’associazione: “È il fulcro di Confcommercio, la cinghia che collega l’indirizzo della rappresentanza con l’operatività della struttura”.

Dadati cita, tra le ipotesi sulle quali intende lavorare, il confronto avviato con il prorettore Marco Tarabini del Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano per individuare percorsi capaci di affiancare, ad esempio, le attività di vicinato nella ricerca di nuovi modelli di sostenibilità economica.

“Bisogna capire in che modo un’impresa può riposizionarsi, riconvertire la propria attività e continuare a generare valore, mantenendo anche quella libertà e quell’orgoglio che sono propri del piccolo imprenditore. Oggi non funziona più semplicemente dire: vendo un prodotto e domani ne vendo un altro. Il modello distributivo è cambiato”.

Il punto, nella visione del presidente, è evitare interventi puramente assistenziali. “Non basta dare qualche migliaio di euro a un’impresa per farle respirare due mesi. Bisogna capire se e come può tornare a essere redditizia”.

E, se necessario, anche immaginare processi di riconversione o di riposizionamento. “Se una strada esiste dobbiamo individuarla. A volte non la vedi semplicemente perché hai bisogno di qualcuno che abbia le competenze per aiutarti a vederla. Non è un percorso facile, né scontato. È anche un cambio di paradigma”.

Fabio Dadati

Negozi di vicinato, “non servono elemosine”

Il commercio di prossimità è uno dei temi più delicati dell’agenda economica locale. La chiusura di un negozio, secondo Dadati, non rappresenta soltanto una perdita di fatturato o di occupazione: modifica il tessuto sociale di un quartiere, di un paese o di un centro storico.

“Quando un negozio chiude il problema non è soltanto economico. Cambia la vita di un quartiere. Un alimentari, un bar, un piccolo esercizio non sono semplicemente un luogo dove si compra il pane, il latte o si prende un caffè: diventano un punto di riferimento, un luogo di aggregazione”.

Ma proprio per questo, sostiene il presidente di Confcommercio, la risposta non può limitarsi ai contributi pubblici.

“Non credo nella battaglia di retroguardia e non credo che la soluzione sia quella di dare pochi soldi per tenere in piedi un’attività. Non servono elemosine. Se un’azienda perde competitività, darle diecimila euro può significare semplicemente rimandare il problema”.

La questione centrale è quella delle regole della concorrenza. Da una parte ci sono i piccoli esercizi sottoposti a costi, adempimenti e obblighi territoriali; dall’altra grandi piattaforme internazionali che operano secondo modelli organizzativi e logistici capaci di ridurre drasticamente i costi.

La richiesta è quindi quella di intervenire alla radice delle distorsioni competitive. “In uno stesso mercato dovrebbero esserci le stesse regole. Se il piccolo commerciante deve rispettare determinate regole, anche chi compete con lui sullo stesso mercato dovrebbe rispettarle”.

In caso contrario, secondo Dadati, i contributi rischiano soltanto di ritardare un problema senza risolverlo.

“O affrontiamo la questione alla radice e rendiamo la competizione più equilibrata oppure dobbiamo avere il coraggio di aiutare le attività in una transizione verso modelli diversi. Ma non possiamo pensare che tutto resti com’è”.

Allo stesso tempo, il negozio fisico non può pensare di competere semplicemente sul terreno della logistica o dell’ampiezza dell’offerta. L’e-commerce dispone di un assortimento potenzialmente illimitato e di tempi di consegna sempre più rapidi.

“Il magazzino di queste grandi piattaforme è il mondo”, osserva Dadati. “Possono offrire una varietà enorme, consegnare rapidamente e portarti tutto a casa. È difficile pensare che il piccolo negozio possa vincere la sfida semplicemente sul terreno della logistica”.

Il valore aggiunto del commercio tradizionale deve quindi essere ricercato altrove.

“La differenza è l’esperienza”, sintetizza Dadati. “Perché esco di casa e vado in un negozio? Perché trovo un prodotto particolare, qualcuno che me lo spiega, che mi segue, che mi consiglia. Perché in quel luogo trovo qualcosa che online non posso trovare”.

E questo chiama in causa anche le amministrazioni pubbliche. Centri storici, rioni e paesi devono diventare luoghi accoglienti, sicuri e attrattivi, capaci di offrire occasioni culturali e sociali oltre alla semplice funzione commerciale.

“Le persone devono avere voglia di andare in centro, di frequentare una piazza, un quartiere, un paese. Devono trovare luoghi belli, sicuri, ben frequentati, iniziative e occasioni per vivere il territorio. Il commercio non può lavorare da solo: è una sfida che riguarda insieme commercianti e amministrazioni”.

Lavoro, il doppio problema dei costi e della mancanza di personale

Sul fronte dei fattori che incidono maggiormente sulla competitività, Dadati distingue le esigenze delle microimprese da quelle delle aziende più strutturate.

Per le imprese con dipendenti, uno dei nodi principali resta il costo del lavoro e il peso del cuneo fiscale, che limita la disponibilità di risorse da destinare agli investimenti.

“Il costo del lavoro è certamente uno dei temi centrali. Risorse che vengono assorbite dal costo complessivo del lavoro sono risorse che un’impresa non può destinare all’innovazione, all’ampliamento dell’attività, alle tecnologie o semplicemente al rinnovo di impianti e attrezzature”.

Per le aziende familiari e più piccole, invece, incidono maggiormente la burocrazia e la crescita dei costi locali, dalla Tari agli altri oneri legati alla gestione dell’attività.

“Per una microimpresa familiare il problema può essere diverso. Se non hai molti dipendenti, il costo del lavoro pesa in maniera differente. Diventano molto importanti la burocrazia e tutti quei costi che nel tempo sono cresciuti e che incidono sulla gestione quotidiana”.

Ma il mercato del lavoro presenta anche un’altra criticità: la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un problema particolarmente avvertito nel turismo e nei pubblici esercizi, soprattutto alla luce delle nuove aperture previste sul territorio.

“Già oggi si fa fatica a trovare lavoratori e, con le aperture previste nei prossimi anni, il problema rischia di diventare ancora più importante. È una questione che dobbiamo affrontare con grande attenzione”.

Dadati propone di ragionare anche su percorsi di formazione internazionale, costruiti attraverso accordi con Paesi terzi. L’idea è quella di formare i lavoratori prima dell’arrivo in Italia, fornendo non solo competenze professionali ma anche strumenti linguistici e culturali per favorirne l’inserimento.

“Si possono immaginare percorsi nei quali le persone vengano formate prima, sia professionalmente sia dal punto di vista linguistico e culturale, in modo che quando arrivano conoscano già il lavoro e il contesto nel quale andranno a inserirsi”.

Un altro terreno sul quale intervenire è il rapporto tra scuola e impresa.

“Il modello duale può rappresentare un’opportunità”, afferma Dadati, soprattutto nei percorsi formativi caratterizzati da una forte componente pratica. “Bisogna aumentare e rafforzare il rapporto tra formazione scolastica e formazione in azienda, naturalmente nei percorsi nei quali questa componente pratica può avere un valore importante”.

Turismo, un’opportunità da governare

La seconda grande priorità della presidenza riguarda l’accompagnamento delle imprese nel cambiamento. La terza guarda invece al turismo.

Il settore ha rappresentato negli ultimi anni una delle principali opportunità di crescita per il territorio lecchese, contribuendo anche alla nascita di nuove imprese. Ma Dadati avverte che lo sviluppo non è automaticamente sinonimo di equilibrio.

“Il turismo è stato una grande opportunità di sviluppo e continua a esserlo. Ma proprio perché stanno arrivando nuovi investimenti e nuove aperture dobbiamo chiederci come far crescere il mercato”.

Le nuove aperture e gli investimenti nell’ospitalità dovranno essere accompagnati dalla capacità di creare nuovi mercati e nuova domanda. Il rischio, altrimenti, è quello di assistere nei prossimi anni a una crescita dell’offerta non sostenuta da un’adeguata evoluzione della domanda.

“Dobbiamo fare in modo che quella che oggi è un’opportunità non diventi domani un problema, con aziende che fanno fatica o che chiudono. Servono nuovi mercati e una capacità di generare nuova domanda. La questione riguarda non solo la città di Leco, ma tutto il territorio provinciale”.

Il rilancio del Sistema Lecco

Dadati attribuisce una particolare importanza al cosiddetto Sistema Lecco, che a suo giudizio sta attraversando una fase di rilancio dopo un periodo di assestamento legato anche ai cambiamenti generazionali e istituzionali.

“Io credo molto nel Sistema Lecco. Negli anni scorsi ha attraversato una fase di assestamento, ma oggi vedo nuovamente una voglia di lavorare insieme, di confrontarsi e di costruire progetti comuni”.

La difesa dell’identità lecchese resta un punto centrale anche nel rapporto con la Camera di Commercio Como-Lecco.

“La collaborazione deve essere un’opportunità, ma bisogna mantenere la capacità di leggere e rappresentare le specificità dei singoli territori. Ci sono attività e progetti che Como conosce meglio per la propria realtà e altri che noi lecchesi conosciamo meglio per la nostra”.

Il presidente individua alcune grandi sfide sulle quali misurare la capacità del territorio di lavorare in modo coordinato: il progetto di Lecco Capitale italiana della Cultura, il centro congressi ed eventi alla Piccola e lo sviluppo della Healthcare, Rehabilitation and Longevity.

“Sono progetti che possono diventare veri banchi di prova per il Sistema Lecco. Il Comune può promuovere una candidatura come Capitale italiana della Cultura, ma per realizzarla serve un territorio che la sostenga. Lo stesso vale per il centro congressi e per la Healthcare, Rehabilitation and Longevity, progetto guidato dall’Associazione La Nostra Famiglia che rientra nell’ambito delle Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS) promosse da Regione Lombardia”.

Su quest’ultimo fronte Confcommercio è entrata direttamente tra i promotori del Zis, affiancando il sistema universitario e sanitario. Per Dadati è il segnale di una trasformazione anche nella rappresentanza economica del territorio.

“Una volta questi progetti erano percepiti soprattutto come questioni legate alla manifattura. Oggi il sistema dei servizi, del commercio e del turismo deve essere parte dello sviluppo”.

Rapporti con le istituzioni e stabilità

Nei primi cento giorni di presidenza Dadati ha incontrato le principali istituzioni del territorio, dalle amministrazioni locali alla Prefettura, dalle forze dell’ordine agli organismi economici.

Il rapporto con il Comune di Lecco viene definito positivo. Dadati sottolinea l’importanza del confronto preventivo tra amministrazione e associazioni di categoria, riconoscendo al tempo stesso che le istituzioni sono chiamate a comporre interessi diversi e non esclusivamente quelli rappresentati da Confcommercio.

“Il confronto con le amministrazioni è positivo e credo sia importante che le associazioni di categoria vengano ascoltate prima delle decisioni. Questo non significa naturalmente che il Comune debba fare ciò che chiede Confcommercio: chi amministra deve tenere insieme interessi diversi”.

Positivo anche il rapporto con la Provincia e con la Regione Lombardia, mentre sul fronte della sicurezza il presidente richiama l’attenzione sulla lotta all’abusivismo e sul principio che attraversa buona parte della sua analisi economica: stesso mercato, stesse regole.

“Vale per il commercio, ma vale anche per altri settori. Sicurezza e rispetto delle regole sono fondamentali. Il principio deve essere semplice: stesso mercato, stesse regole”.

La stabilità istituzionale viene considerata un valore anche per il mondo imprenditoriale.

“Un’impresa deve poter programmare investimenti e sviluppo. Se il sistema cambia continuamente, programmare diventa più difficile. Per questo gli imprenditori e le associazioni guardano con favore alla stabilità”.

Confcommercio, più servizi e maggiore presenza

Quanto alla crescita della base associativa, Dadati non immagina campagne fondate esclusivamente sulla promozione dell’iscrizione.

La strada, secondo il presidente, è continuare a dimostrare concretamente il valore dell’associazione: servizi sul lavoro, sulle paghe, sulla fiscalità, sulla formazione e sui bandi, ma anche capacità di accompagnare le imprese nei cambiamenti del mercato.

“Non credo che basti fare un manifesto e dire alle imprese di iscriversi a Confcommercio. Dobbiamo dimostrare ogni giorno qual è il valore concreto dell’associazione”.

“Dobbiamo essere sempre più il partner dell’impresa”, è la sintesi. “Questo significa continuare a offrire servizi di qualità, ma anche essere capaci di accompagnare le aziende nella trasformazione e nella competizione di un mercato sempre più complesso”.

A questo si aggiunge l’obiettivo di rafforzare la presenza territoriale dell’associazione, da Lecco alla Valsassina, da Calolziocorte all’Alto Lago, al meratese, mantenendo un rapporto diretto con le diverse realtà locali.

“Vorrei riuscire a essere il più possibile presente nei territori, perché Confcommercio deve essere percepita come un’associazione vicina alle imprese e alle comunità locali”.

Il rafforzamento del rapporto con la base associativa passa anche dal confronto diretto con le diverse categorie che compongono Confcommercio Lecco. Dadati ha già avviato una serie di incontri con i rispettivi consigli direttivi.

“Ho iniziato a incontrare i consigli direttivi delle categorie che compongono Confcommercio”, spiega il presidente, con l’obiettivo di approfondire direttamente esigenze, criticità e prospettive dei diversi settori rappresentati dall’associazione.

Manifattura e servizi, non una competizione

Guardando ai prossimi anni, Dadati non immagina un territorio nel quale la crescita di commercio, servizi e turismo debba avvenire a scapito della manifattura.

“Non vedo una competizione tra settori”, afferma. “Vedo una complementarietà”.

Il modello economico lecchese, nella sua prospettiva, deve restare fondato proprio su questo equilibrio.

“Auspico che la componente manifatturiera rimanga forte e continui a svilupparsi. Allo stesso tempo credo che servizi, commercio e turismo continueranno ad aumentare il loro peso”.

La manifattura dovrà mantenere la propria forza, mentre servizi, commercio e turismo continueranno a crescere e ad assumere un ruolo maggiore nell’economia locale. Ma nessuno dei due mondi può prescindere dall’altro.

“Se il nostro settore non cresce, anche la manifattura perde competitività. Se la manifattura perde forza, noi perdiamo opportunità. Siamo parte della stessa comunità economica e ciascun settore ha un proprio ruolo”.

È forse questa la sintesi più efficace dei primi cento giorni di Dadati alla guida di Confcommercio Lecco: non una presidenza costruita sulla difesa dell’esistente, ma sulla ricerca di un equilibrio tra continuità e trasformazione.

“Entro in una realtà forte, fatta di persone di grande qualità. La responsabilità non è rivoluzionare ciò che funziona, ma riuscire a mantenerlo e ad adeguarlo ai cambiamenti dei prossimi anni”.

La sfida, per il nuovo presidente, sarà dimostrare che anche un’associazione di categoria può diventare uno degli strumenti attraverso cui le piccole imprese affrontano un mercato sempre più tecnologico, globale e complesso, senza rinunciare alla propria dimensione territoriale e alla funzione sociale che svolgono nelle comunità.

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