Occupazione in Lombardia: la regione tiene, ma crescono inattività e divari territoriali

Tempo di lettura: 3 minuti
Operaio Lavoro Pixabay

È quanto emerge dal rapporto UIL Lombardia elaborato su dati ISTAT

Dario Esposito, coordinatore della UIL Lario: “I numeri di Lecco e Como rappresentano un segnale d’allarme evidente”

LECCO – Il mercato del lavoro in Lombardia conferma nel 2025 una complessiva capacità di tenuta, ma dietro i dati medi regionali si nascondono profonde asimmetrie e segnali di fragilità che riguardano soprattutto donne, giovani e alcune province storicamente produttive. È quanto emerge dal rapporto UIL Lombardia elaborato su dati ISTAT.

Nel 2025, la Lombardia vede salire il numero degli occupati a 4.566.798 (+28.974 rispetto al 2024). Contestualmente, il tasso di disoccupazione scende dal 3,7% al 3,0%. Tuttavia, il dato che desta preoccupazione è l’aumento degli inattivi, cresciuti di 34.863 unità, portando il tasso di inattività dal 37,1% al 37,4%.

“Il rapporto – sottolinea il Segretario Confederale Salvatore Monteduro – evidenzia un forte squilibrio di genere: la crescita occupazionale è quasi interamente maschile (+28.827 uomini contro appena +147 donne). Il tasso di occupazione femminile rimane sostanzialmente fermo al 45,9%. Preoccupa inoltre la composizione del lavoro: a livello regionale il lavoro dipendente cala di 46.017 unità, mentre cresce quello indipendente (+74.990), sollevando interrogativi sulla stabilità e sulle tutele dei nuovi occupati”.

Salvatore Monteduro (UIL)
Salvatore Monteduro (UIL)

La Città Metropolitana di Milano si conferma il motore principale con 33.477 occupati in più e una disoccupazione al 3,0%. Ma il dinamismo milanese contrasta con le difficoltà di altri territori: Monza e Brianza è la provincia che soffre di più, con una perdita di 15.245 occupati e un balzo degli inattivi (+19.010). Calano gli occupati anche a Lecco (-5.010), Cremona (-3.074), Bergamo (-2.655) e Como (-1.420). Tengono Brescia (+8.021 occupati), Varese (+6.524) e Pavia (+4.882).

La condizione giovanile resta critica: nella fascia 15-34 anni il tasso di inattività sale al 45%, superando il 50% per le giovani donne. Nonostante una diminuzione dei NEET, la transizione verso l’autonomia rimane fragile.

“In sintesi possiamo dire che la Lombardia tiene, ma non per tutti – conclude Salvatore Monteduro – Milano traina, ma molte province arretrano. Se cala il lavoro dipendente e cresce l’inattività in territori chiave, significa che è indubbio che serva una politica del lavoro più coraggiosa, mirata alla qualità e all’inclusione di donne e giovani. Una crescita che lascia indietro pezzi di territorio rischia di indebolire l’intera regione nel lungo periodo”.

Dario Esposito

“I numeri di Lecco e Como – sottolinea Dario Esposito, coordinatore della UIL Lario – rappresentano un segnale d’allarme evidente. La perdita di oltre 6.000 occupati complessivi non è solo un dato statistico: significa imprese in difficoltà. Non sono poche, infatti, quelle che nel 2025, in entrambe le province, hanno fatto ricorso a licenziamenti collettivi o a incentivi all’esodo. Ma significa anche dispersione di competenze e professionalità, che sempre più spesso scelgono di lasciare l’area lariana per lavorare in Svizzera o nell’Area Metropolitana di Milano. Il territorio, e quindi Istituzioni, Sindacato Associazioni Datoriali, deve avere la responsabilità di lavorare in modo congiunto per salvaguardare l’occupazione. Limitarsi alla gestione dell’ordinario non è più un’opzione che possiamo permetterci”.