Le imprese ripartono, “ora però deve ripartire anche il mercato”

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Voglia di risollevarsi ma anche tante incertezze in questa Fase 2 per le imprese

Sabadini (Api): “Serve il mercato per ripartire davvero, la paura è di una ripresa a singhiozzo”

LECCO – La Fase 2 coincide con il ritorno al lavoro nelle piccole e grandi imprese della manifattura anche se alcune, avevano già riacceso i motori, seppur parzialmente, già la scorsa settimana.

“C’è tanta voglia di ripartire ma anche tanto peso sulle spalle” spiega Luigi Sabadini, imprenditore e presidente dell’Associazione Piccole medie Industrie lecchesi. “I timori non mancano: c’è una macchina, quella produttiva del nostro Paese, che dopo settimane di stop rischia di arrugginirsi”.

I protocolli di sicurezza contro il virus non avrebbero creato difficoltà di applicazione nel metalmeccanico, sottolinea Sabadini, “non sono più invasivi di quanto era già stato stabilito all’insorgere dell’epidemia e parecchie aziende l’avevano già sperimentato, a ritmi ridotti, prima della chiusura. Da questo punto di vista, almeno nel nostro settore, non ci sono grossi problemi ad adeguarsi come invece potrebbe succedere in altri ambiti di lavoro, penso alla ristorazione per esempio”.

“Più complicato è accedere a tamponi e ai laboratori per i test sierologici per chi vuole predisporli per i propri dipendenti – prosegue il presidente di Api – La temperatura corporea viene misurata all’ingresso ma molte aziende chiedono ai lavoratori di provarla a casa, prima di mettersi in viaggio, ha più senso se si vuole evitare di portare il contagio anche sui mezzi pubblici per chi li utilizza nel raggiungere il luogo di lavoro”.

Il presidente di Api Lecco Sondrio, Luigi Sabadini

Ciò che impensierisce gli imprenditori è la possibile assimilazione dell’infezione da Covid all’infortunio lavorativo: “Non è ancora stata fatta chiarezza su questo e vorremmo che l’istituzione si esprimesse definitivamente. E’ un distinguo importante perché l’infortunio chiamerebbe l’impresa a rispondere con responsabilità proprie. Noi imprenditori non ci sentiamo quelli che vogliono far ammalare i propri dipendenti, al contrario, siamo i primi a temere l’insorgere di focolai in fabbrica”.

Senza mercato nessuna vera ripartenza

La Fase 2 non è quindi priva di pensieri per le imprese e spaventa lo scenario di incertezza economica interna e mondiale: “Sarà necessaria una fatica immane per recuperare il terreno perso in queste settimane di stop. Guardando in Europa, nessuno è rimasto fermo quanto noi e giocoforza i clienti hanno guardato altrove, dovremo essere reattivi per riconquistare fette di mercato. Quello che poi manca a livello europeo è un calendario condiviso di chiusure, ogni Paese fa da sé ma se viene si perde un anello della catena produttiva, clienti o fornitori esteri che siano per le nostre imprese, rischiamo una ripartenza a singhiozzo”.

“Le imprese non producono per fare magazzino, ma per vendere – conclude Sabadini – se però il mercato non riparte non può esserci vera ripartenza. Se le attività non riprendono, se i cittadini non avranno di nuovo una sicurezza non ci risolleveremo. Penso al mercato dell’auto, senza stabilità economica poche saranno le vendite e il contraccolpo è per tutta la filiera. Serve un’iniezione di fiducia al cittadino che ha dimostrato fino ad oggi di avere la testa sulle spalle e di sapersi comportare adeguatamente in questa emergenza sanitaria. Quindi fidiamoci delle persone e ripartiamo tutti”.