Metalmeccanica: nel Lecchese cresce la domanda, ma pesano costi e competenze

Tempo di lettura: 3 minuti

I dati di Confindustria: nel secondo semestre 2025 domanda +6,4% e fatturato +3,9% su base annua

Il 73% delle imprese mantiene i livelli occupazionali, ma due aziende su tre faticano a trovare personale qualificato

LECCO – Il sistema metalmeccanico e meccatronico di Lecco e Sondrio mostra segnali di tenuta, nonostante uno scenario nazionale e internazionale complesso. È quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio sulla base dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica.

Nel secondo semestre del 2025, l’indicatore legato alla domanda registra un aumento su entrambi gli orizzonti temporali di riferimento: rispetto allo stesso periodo del 2024 la crescita è del 6,4%, mentre il confronto con i primi sei mesi del 2025 evidenzia un incremento dell’1,5%.

Anche il fatturato mostra un andamento positivo su base annua: tra luglio e dicembre 2025 si registra infatti un aumento del 3,9% rispetto allo stesso semestre del 2024, mentre il confronto con la prima metà dell’anno indica una lieve flessione dello 0,8%.

Sul fronte dell’occupazione, la situazione appare stabile: il 73,3% delle imprese segnala il mantenimento dei livelli occupazionali e il 22,8% indica un aumento degli organici. Resta però un nodo strutturale per il settore: il 66,7% delle aziende evidenzia difficoltà nel reperire sul mercato del lavoro figure con competenze, soprattutto tecniche e high skills, necessarie per sostenere i piani di sviluppo.

“Il quadro resta stabile, con dati che confermano il buono stato di salute del nostro sistema produttivo, pur nello scenario complessivo nazionale e mondiale che tutti conosciamo: estremamente complesso e altamente mutevole. Questo induce alla cautela e spesso condiziona la possibilità di pianificare investimenti strategici di lungo periodo”, osserva Marco Galbiati, presidente della Categoria Merceologica Metalmeccanica e Meccatronica di Confindustria Lecco e Sondrio.

Tra i temi più rilevanti per il settore restano i costi energetici e il futuro della filiera dell’acciaio. “Accanto al tema dei costi energetici, che continuano a rappresentare un nodo critico per le imprese italiane, vi è un’altra questione centrale per il settore metalmeccanico: il futuro dell’ex Ilva. Si tratta di un asset strategico per il Paese”, sottolinea Galbiati.

A livello nazionale, l’indagine Federmeccanica evidenzia nel 2025 una diminuzione della produzione metalmeccanica dello 0,9%, con un calo più marcato nel comparto automotive (-11,1%). L’export del settore cresce invece del 2,9% in valore, anche se lontano dalle crescite a doppia cifra registrate fino al 2022.

Un altro elemento centrale riguarda l’approvvigionamento dell’acciaio: il 63% delle imprese metalmeccaniche e meccatroniche utilizza questo materiale e, per il 42%, l’acquisto incide per oltre il 30% sui costi di produzione. Per oltre il 60% delle aziende gli acquisti avvengono sul mercato italiano.

Galbiati richiama inoltre l’attenzione sul CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere: “In un momento in cui la competitività dell’industria europea è messa a dura prova, il CBAM, nella sua forma attuale, si pone per il sistema produttivo come una criticità ulteriore. Penalizza la competitività delle imprese europee sui mercati internazionali e comporta oneri burocratici aggiuntivi. Per questo motivo si rende necessaria una revisione strutturale del meccanismo, anche a seguito di quella prevista per il sistema ETS”.