Nelle piccole aziende “la sicurezza è un lavoro di squadra”

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Prova della temperatura corporea all'ingresso della Rapitech di Lecco

Il rientro in fabbrica tra nuovi accorgimenti e senso di responsabilità

Il titolare della Rapitech di Lecco ci racconta l’inizio della Fase 2

LECCO – Il territorio lecchese è fatto sopratutto di piccole e medie imprese, una rete di tante piccole realtà produttive che da lunedì sono tornate tutte al lavoro, con qualche novità in fabbrica per garantire maggiore sicurezza ai propri lavoratori.

E’ il caso, tra gli altri, della Rapitech di Lecco, azienda di quindici dipendenti che dal 4 maggio ha riacceso i motori. “Il capannone è ampio rispetto al numero di persone che ci lavorano e suddiviso in tre reparti, rispettiamo tutti sempre le distanze senza difficoltà” spiega Luigi Pescosolido, alla guida dell’azienda di viale Valsugana insieme alla moglie Daria Piazza.

“Stiamo seguendo le direttive del Governo, abbiamo creato un protocollo condiviso con i nostri dipendenti prima del rientro in azienda. Durante le settimane di stop ci siamo organizzati per ripartire, soprattutto per il reperimento delle mascherine. All’inizio non è stato semplice recuperarne, oggi lo è di più, e siamo riusciti per tempo ad acquistarne abbastanza per averne una scorta”.

Non sono grossi sconvolgimenti quelli richiesti alle aziende manifatturiere per adeguarsi alle misure anti-virus: la prova della temperatura corporea all’ingresso, le mascherine quindi e il distanziamento sociale da garantire anche nei momenti comuni. “La pausa caffè la si fa ancora, ma lontani l’uno dall’altro – spiega l’imprenditore –  riguardo alla pausa pranzo abbiamo messo mano agli orari di lavoro, per fare in modo che si acceda al locale mensa due alla volta e i posti al tavolo sono separati da una lastra di plexiglass”.

Il locale mensa alla Rapitech, il tavolo diviso da una lastra di plexiglass per separare i lavoratori

La Rapitech è una piccola e storica azienda, specializzata in minuteria metallica, fondata negli anni Sessanta da Dino Piazza. “Ci affidiamo molto al senso di responsabilità dei nostri ragazzi – spiega Pescosolido – Quello che abbiamo cercato di far capire ai nostri lavoratori è che questo momento non è un ‘liberi tutti’, ognuno di noi deve cercare di rispettare le indicazioni di questa fase 2 anche fuori dall’orario di lavoro, limitare le uscite alle necessità e le frequentazioni ai soli affetti cari. Questo per scongiurare di mettere a rischio sé stessi e anche i propri colleghi ed evitare che qualcuno di noi si ammali”.

Avviso ai corrieri: aspettate fuori dal capannone

Fermare la produzione non è stato semplice: “Gli effetti sul fatturato dello scorso mese sono evidenti – conclude Pescosolido – personalmente credo sarebbe stato meglio non imporre lo stop a tutti ma consentire l’attività a chi poteva garantire la sicurezza dei propri dipendenti. Anche perché non avremmo comunque lavorato nel pieno dell’operatività, essendo un momento difficile anche per clienti e fornitori esteri. Se non ci avesse fermato lo Stato, probabilmente ci avrebbe fermato il mercato”.