Più viaggi, ristoranti e tecnologia: la nuova spesa delle famiglie italiane

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L’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio basata sui dati Istat fotografa trent’anni di trasformazioni

Nel 2026 la spesa reale pro capite è stimata in 23.261 euro, 286 euro in più rispetto al 2007. La tecnologia cresce di oltre 3.000% dal 1995

LECCO – La spesa reale pro capite per consumi torna sopra i livelli del 2007, ma nel frattempo sono cambiate profondamente le priorità delle famiglie italiane. Nel 2026 è stimata in 23.261 euro, 286 euro in più rispetto al picco del 2007. A crescere sono soprattutto tecnologia, tempo libero, viaggi e servizi, mentre perdono peso beni tradizionali come alimentari, abbigliamento e prodotti per la casa.

È la fotografia che emerge dall’aggiornamento dell’Ufficio Studi Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane, basato sui dati Istat e aggiornato con le stime disponibili al 31 luglio 2026.

Nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi sul territorio economico è stimata in 23.261 euro, contro i 22.975 euro del 2007. Nel 1995 era di 19.877 euro, mentre nel 2019, prima della pandemia, era scesa a 22.097 euro. Il recupero degli ultimi anni è stato favorito soprattutto dal miglioramento del mercato del lavoro e dalla crescita dei redditi: dal minimo occupazionale del gennaio 2021 gli occupati sono aumentati di oltre 2,2 milioni.

La crescita, tuttavia, non è uniforme. Secondo le stime di Confcommercio, nel 2026 i consumi dovrebbero aumentare dell’1,2%, consentendo di superare leggermente i valori del 2007: 286 euro reali in più nell’ottica dei consumi sul territorio e 154 euro in più considerando la spesa delle famiglie residenti.

È soprattutto la struttura della spesa a raccontare il cambiamento. L’analisi individua una progressiva “terziarizzazione” dei consumi: meno beni fisici tradizionali, come alimentazione domestica, abbigliamento e beni durevoli per la casa, e maggiore spesa per servizi legati al tempo libero e alla tecnologia.

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(credit photo Negative Space | pexels)

Il caso più evidente è quello di tecnologia, telefonia e informatica. La spesa reale pro capite per dispositivi informatici, telefonia e servizi collegati è passata da meno di 8 euro nel 1995 a 252 euro nel 2026. L’indice rispetto al 1995 arriva così a circa 3.300: una trasformazione legata al passaggio di prodotti che negli anni Novanta erano ancora beni di nicchia, come i primi cellulari e i personal computer, a strumenti ormai inseriti nella vita quotidiana, dagli smartphone ai tablet, dagli abbonamenti internet ai servizi cloud.

Anche il tempo libero ha registrato una crescita significativa. Nel 2026 la spesa reale pro capite per questa funzione è stimata in 1.451 euro, pari al 146,4% del valore registrato nel 1995. Ancora più marcata la crescita dei servizi ricreativi e culturali: dai 394 euro del 2007 si passa ai 637 euro stimati per il 2026.

Viaggi e vacanze rappresentano un altro capitolo in crescita. La spesa reale pro capite passa dai 777 euro del 1995 agli 828 euro stimati per il 2026. Il dato, però, non significa che tutti i comparti abbiano già recuperato completamente le perdite provocate dalla pandemia. Confcommercio sottolinea infatti che viaggi e vacanze, servizi di trasporto e ristorazione, pur essendo tra le voci preferite dai consumatori negli ultimi anni, restano ancora al di sotto dei livelli del 2019 in termini di volumi acquistati.

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Nel 2026, comunque, sono proprio turismo e tempo libero a sostenere maggiormente la domanda. Le stime indicano una crescita del 7,4% per i servizi di trasporto, del 3,2% per viaggi e vacanze e del 2,2% per i servizi ricreativi e culturali. La tecnologia continua a crescere, con un incremento stimato del 5,3%.

Sul fronte opposto ci sono i beni tradizionali. L’alimentazione domestica ha visto ridursi la spesa reale: l’indice, posto pari a 100 nel 1995, scende a 96,5 nel 2026. Alla base ci sono soprattutto le dinamiche demografiche e la crescita dei pasti consumati fuori casa.

Anche abbigliamento e calzature mostrano una dinamica contenuta: l’indice passa da 100 nel 1995 a 106,2 nel 2026. Confcommercio collega questa evoluzione anche a un cambiamento strutturale della domanda, oggi più orientata verso capi a minore valore intrinseco, il cosiddetto fast fashion. Mobili ed elettrodomestici raggiungono invece un indice di 105,9.

Particolarmente significativa è la riduzione dei consumi energetici domestici. La spesa reale per elettricità, gas e altri combustibili passa da un indice di 100 nel 1995 a 62,6 nel 2026. Un andamento che l’analisi riconduce sia all’aumento dei prezzi, che ha spinto le famiglie verso comportamenti più attenti, sia alla sostituzione di prodotti tradizionali con soluzioni più efficienti dal punto di vista energetico.

C’è poi un’altra voce che pesa sempre di più sui bilanci familiari: la casa. Nel 1995 rappresentava il 25,8% della spesa complessiva a prezzi correnti; nel 2026 arriva al 28,9%, confermandosi la principale voce di spesa. All’interno rientrano molte delle spese considerate obbligate.

Questo aumento, secondo l’analisi, limita la capacità delle famiglie di destinare risorse ai consumi scelti liberamente. Ma non ha impedito il progressivo spostamento verso le cosiddette spese esperienziali. L’aggiornamento di Confcommercio evidenzia infatti un modello nel quale le famiglie mantengono una gestione più rigorosa dei beni materiali, come abbigliamento, alimentari e arredi, per continuare a finanziare viaggi, ristorazione e cultura.

Il quadro economico generale resta positivo, ma con alcune incognite per la seconda parte dell’anno. L’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%. La previsione incorpora però un secondo semestre meno dinamico rispetto al primo.

Anche il mercato del lavoro continua a rappresentare uno dei principali sostegni alla domanda. Gli occupati hanno raggiunto quota 24,3 milioni, mentre il tasso di disoccupazione e il numero delle persone in cerca di lavoro sono scesi ai minimi. Il reddito disponibile reale delle famiglie è previsto in crescita di circa l’1% nel 2026.

La fotografia restituita dall’analisi è quindi quella di un Paese che, dopo anni di difficoltà, torna a superare in termini reali il livello di consumo del 2007. Ma il dato più significativo non è soltanto quanto gli italiani spendono: è dove scelgono di spendere. In trent’anni il carrello delle famiglie si è spostato dai beni materiali verso tecnologia, servizi, turismo, ristorazione e cultura, mentre la casa continua ad assorbire una quota crescente del bilancio.

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