L’obbligo del CIN ha fatto emergere arrivi e presenze di appartamenti e case vacanza prima non rilevati: per Dadati quindi la crescita è apparente e va ridimensionata
Il presidente del Consorzio Albergatori Lecchesi, nonché di Confcommercio Lecco invita a leggere con cautela i numeri del turismo: “Non siamo in una fase espansiva”
LECCO – La crescita degli arrivi e delle presenze turistiche registrata dai dati ufficiali rischia di restituire una fotografia distorta dell’andamento reale del settore. A sostenerlo è Fabio Dadati, albergatore, presidente del Consorzio Albergatori Lecchesi, membro di Giunta della Camera di Commercio di Como-Lecco con delega al Turismo e alla Cultura e presidente di Confcommercio Lecco, intervenuto dopo la pubblicazione dei dati relativi alle strutture ricettive e alle locazioni turistiche in provincia di Lecco, che hanno superato quota 4.450 unità.
Secondo Dadati, il dato sulla crescita del turismo deve essere letto alla luce di un cambiamento applicato nella rilevazione delle presenze, in particolare per quanto riguarda gli appartamenti destinati agli affitti turistici, ossia le case vacanza.
“Il fatto che gli arrivi e le presenze siano in crescita sul nostro territorio e, in generale, sul lago di Como è un’illusione. Non è così”.
Il riferimento è soprattutto al 2025, quando è diventato obbligatorio il CIN, il Codice identificativo nazionale, per poter operare sulle piattaforme online. Un passaggio che, secondo Dadati, ha fatto emergere nelle statistiche una parte degli arrivi e delle presenze degli appartamenti destinati agli affitti turistici che negli anni precedenti non veniva rilevata. L’ingresso di questi dati nelle rilevazioni ufficiali avrebbe quindi contribuito a far apparire molto più marcata la crescita del turismo rispetto a quella effettivamente registrata.
“È vero il dato formale, ma bisogna considerare alcune dinamiche. Nel 2025, con l’obbligo del CIN, per poter essere presenti sulle piattaforme come Airbnb, molte attività legate agli appartamenti, principalmente gestite in forma non imprenditoriale, hanno iniziato a dichiarare gli arrivi e le presenze”.
Il punto, nella sua lettura, è che quelle presenze non rappresenterebbero necessariamente nuova domanda turistica. “Quegli arrivi e quelle presenze non significa che non ci fossero negli anni precedenti. Semplicemente molti di essi erano ‘sommersi’, e oggi, siccome vengono ‘contati’, ci fanno sembrare che ci sia stata una crescita molto forte del turismo. In realtà non è così”.
Da qui la sua diversa interpretazione dei dati relativi al 2025: “La realtà è che nel 2025 c’è stato un calo nell’ordine del 4% rispetto al 2024, anno record”.
Anche il 2026, secondo Dadati, sta mostrando un andamento tutt’altro che uniforme. “Il 2026, ad oggi, presenta dati altalenanti. A Giugno abbiamo fatto fatica, luglio è andato molto bene, mentre agosto ha mostrato una certa difficoltà, con cali fino al 20% degli arrivi e delle presenze. Settembre, invece, al momento si presenta molto bene”.
La valutazione complessiva resta quindi improntata alla cautela. “Possiamo auspicare una sostanziale tenuta sui numeri del 2025, che comunque sarebbero in calo rispetto all’anno precedente. Il dato definitivo si conoscerà a fine anno. Ce la giochiamo negli ultimi quattro mesi, ma non siamo in una fase espansiva”.
Parallelamente, però, l’offerta ricettiva continua ad aumentare anche sul fronte alberghiero.
“Nei prossimi tre anni, solo nel bacino di Lecco, triplicheranno i posti letto degli hotel 4 stelle. Ci troviamo quindi di fronte a un mercato in cui la domanda rallenta mentre l’offerta cresce in modo importante, come evidenziano i dati della provincia. Questa situazione rappresenta una vera e propria tempesta perfetta”.
Un quadro che rende ancora più importante, secondo Dadati, la capacità del territorio di intercettare nuovi mercati e diversificare la propria proposta. “Stiamo cercando di fare molte cose che sono necessarie, insieme a enti e istituzioni, Comune di Lecco incluso, con l’obiettivo di intercettare mercati differenti”.
Ma il problema, nella sua lettura, è anche strutturale e riguarda il posizionamento di Lecco all’interno del sistema turistico del lago di Como.
“La realtà è che il turismo lecchese dipende dal turismo del lago di Como. E quando parliamo del lago di Como parliamo soprattutto di Bellagio e del centro lago, oltre che di Como, Cernobbio e del basso bacino comasco. Lecco rappresenta una seconda scelta e questo lo si vede anche nelle tariffe”.
Secondo Dadati, il divario rispetto alle principali destinazioni del lago emerge anche sul fronte dei prezzi. “Ci troviamo a lavorare con tariffe che sono circa un terzo rispetto a quelle delle principali destinazioni. Si dice che Lecco è costosa, in reltà ha prezzi contenuti. E questo si riflette anche nei bilanci delle società”.
Un quadro che, secondo il presidente degli albergatori, impone prudenza nel considerare il turismo come un settore di crescita automatica e garantita.
“Bisogna essere prudenti e considerare attentamente questa situazione, perché tutti sono convinti che il turismo sia la gallina dalle uova d’oro e che sia un settore facile da gestire. Non è così”.
Per le strutture ricettive organizzate, in particolare, la gestione presenta costi e complessità significativi. “È un settore molto faticoso e difficile, soprattutto per le strutture ricettive organizzate, che hanno molti dipendenti e un’organizzazione articolata”.
Un elemento centrale è rappresentato dal costo del lavoro. “In un albergo strutturato, la media dei compensi dei lavoratori è superiore del 30% rispetto alla media generale, anche perché sono richieste professionalità differenti”.
Per questo, sottolinea Dadati, alla crescita dell’offerta deve corrispondere una capacità adeguata di produrre ricavi, “in caso contrario, le strutture non riescono a stare in piedi”.
Il suo è quindi un richiamo a una lettura meno semplicistica del fenomeno turistico: “Dobbiamo essere prudenti e gestire nel modo migliore queste attività, senza far passare il messaggio che sia un settore facile”.
Un’ultima considerazione riguarda il cambiamento intervenuto rispetto agli anni in cui il turismo sul territorio aveva iniziato a crescere con maggiore forza. “Quando ho iniziato, circa 15 anni fa, era un periodo di grande crescita. Oggi, invece, lo scenario è cambiato. Chi si avvicina adesso a questo settore deve essere consapevole che non è più così”.
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