Al Mimit presentate solo le linee generali del piano industriale dopo l’acquisizione. Per il sito mandellese si parla di ammortizzatori sociali, pensionamenti e trasferimenti
Fim, Fiom e Uilm chiedono un nuovo incontro entro mercoledì e una rapida riconvocazione al Ministero: “Così si rischia, nel tempo, la morte del sito”
MANDELLO – Cinquanta milioni di euro di investimenti annunciati per rilanciare il gruppo, ma sul futuro dello stabilimento di Mandello restano molte più domande che risposte. È questo il quadro emerso dall’incontro che si è svolto ieri, 10 settembre, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Carcano, alla presenza delle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali, dell’azienda e della struttura ministeriale per le crisi d’impresa.
Il confronto avrebbe dovuto chiarire in maniera più approfondita il piano industriale successivo all’acquisizione, ma secondo Fim, Fiom e Uilm l’azienda si sarebbe limitata a illustrare soltanto le linee generali del progetto. La parte più delicata riguarda proprio Mandello, dove è stata prospettata una riorganizzazione che potrebbe passare attraverso ammortizzatori sociali straordinari, pensionamenti e trasferimenti verso altre sedi.
Secondo quanto riferito dai sindacati al termine del tavolo, il piano prevede il mantenimento dell’operatività di tutti i siti del gruppo e una disponibilità dell’azienda a investire 50 milioni di euro per aumentare produttività, efficienza e qualità. Un annuncio che, sulla carta, avrebbe potuto rappresentare un segnale positivo dopo mesi di forte incertezza.
A cambiare il tono dell’incontro è stata però la prospettiva delineata per lo stabilimento di Mandello. I sindacati riferiscono infatti che il sito “non sarà impiegato nella sua interezza” e sarà oggetto di una “riorganizzazione attraverso utilizzo di ammortizzatori sociali straordinari, pensionamenti e trasferimenti in altra sede”. È proprio la mancanza di dettagli su questo passaggio ad aver fatto salire nuovamente la preoccupazione.
Fim, Fiom e Uilm sottolineano che l’assenza di elementi concreti sugli investimenti e, soprattutto, sulla riorganizzazione di Mandello ha reso di fatto impossibile entrare nel merito del piano. Secondo le organizzazioni sindacali, un annuncio di questo tipo, senza numeri, tempi e ricadute occupazionali definite, rischia inevitabilmente di generare forte preoccupazione tra i lavoratori. Il timore espresso è ancora più netto: una progressiva riduzione del ruolo dello stabilimento potrebbe, nel lungo periodo, comprometterne la stessa continuità.
Da qui la richiesta di aggiornare il confronto entro il prossimo mercoledì in sede locale e di convocare nuovamente il tavolo ministeriale nel più breve tempo possibile. Anche il Ministero, riferiscono i sindacati, avrebbe sollecitato l’azienda a presentare un piano industriale più chiaro e dettagliato. Nei prossimi giorni sono inoltre previste assemblee con i lavoratori nei siti del gruppo.
Una vertenza che si trascina da oltre un anno
Quello di settembre è soltanto l’ultimo passaggio di una crisi che ha iniziato ad assumere contorni sempre più seri già nel corso del 2025. La Carcano Antonio S.p.A., storica realtà dell’alluminio con stabilimenti a Mandello del Lario, Delebio e Andalo Valtellino, ha attraversato una fase particolarmente difficile dopo l’incendio del 31 ottobre 2024 nello stabilimento di Delebio. L’episodio aveva colpito la linea di laminazione monte, rallentando pesantemente la produzione e generando effetti a cascata sugli altri stabilimenti.
Nel corso del 2025 la situazione aveva portato a problemi di liquidità, riduzione dei volumi e ricorso alla cassa integrazione, alimentando un clima di forte incertezza tra i circa 500 dipendenti diretti, che salgono a oltre 700 considerando l’indotto.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 la vertenza era approdata anche in Regione Lombardia. Dopo una prima convocazione rinviata, il 5 febbraio si era svolta l’audizione in IV Commissione Attività Produttive, alla presenza di proprietà, sindacati, amministratori locali e rappresentanti delle Province di Lecco e Sondrio. Già allora il punto più critico era l’assenza di un piano industriale definito e il rischio di ulteriori ammortizzatori sociali nel corso dell’anno.
Il passaggio successivo era stato il coinvolgimento diretto del Governo, con l’apertura del tavolo al Mimit dopo la vendita del 51,58% delle quote di maggioranza al gruppo Luminovo Aluminium Ltd, con sede a Hong Kong. Nel marzo scorso, durante un primo confronto con la nuova proprietà, erano state anticipate alcune linee del piano industriale, con l’obiettivo dichiarato di migliorare qualità, produttività e presenza sui mercati. Già allora, però, i sindacati avevano chiesto maggiore chiarezza sulle ricadute concrete per Mandello e sull’occupazione.
Ora il nodo è il futuro dello stabilimento mandellese
A distanza di mesi, il problema resta quindi sostanzialmente lo stesso, ma con un elemento in più: oggi la prospettiva di una riorganizzazione di Mandello è stata messa esplicitamente sul tavolo. I 50 milioni di investimenti annunciati per il gruppo rappresentano un segnale di volontà di rilancio, ma per i sindacati non bastano senza sapere quanto verrà investito in ciascun sito, quali reparti saranno interessati, quante persone saranno coinvolte dagli ammortizzatori, quanti i pensionamenti previsti e quanti i trasferimenti ipotizzati.
È su questi numeri che si giocherà il prossimo confronto. Per Mandello, che da mesi segue con apprensione la vicenda di uno dei suoi principali presidi industriali, la partita resta dunque completamente aperta. E il prossimo incontro dovrà chiarire se la riorganizzazione annunciata sarà parte di un reale rilancio oppure l’inizio di un progressivo ridimensionamento dello stabilimento.
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