264 milioni di export lecchese in Medio Oriente. Confartigianato: “Rischio energia e mercati, serve stabilità”

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Per le imprese lecchesi il doppio rischio riguarda mercati di sbocco e rincaro dell’energia

L’Osservatorio MPI Confartigianato: il Medio Oriente pesa per 4,4% dell’export lecchese, con possibili ripercussioni sulle imprese

LECCO – Le tensioni in Medio Oriente rischiano di avere ripercussioni anche sull’economia lecchese. Per il sistema produttivo del territorio l’area rappresenta infatti un mercato importante per l’export ma anche un nodo strategico per l’approvvigionamento energetico, da cui dipendono in parte i costi di produzione delle imprese.

Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia su dati Istat, negli ultimi dodici mesi (valore a settembre 2025) le esportazioni manifatturiere della provincia di Lecco verso i Paesi del Medio Oriente hanno raggiunto 264 milioni di euro, pari al 4,4% dell’export manifatturiero totale del territorio, in lieve calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-2,9%).

Nel complesso la Lombardia esporta verso quest’area oltre 8 miliardi di euro, risultando la quarta regione italiana più esposta in rapporto al Pil. Allo stesso tempo il Medio Oriente rappresenta un’area chiave per l’energia: da qui proviene una quota significativa del petrolio e del gas importati dall’Italia e attraverso lo stretto di Hormuz transita oltre un quarto del commercio mondiale di petrolio.

Uno scenario che potrebbe tradursi in nuove tensioni sui prezzi energetici, con possibili effetti anche sulla crescita economica. Per un territorio come quello lecchese, fortemente manifatturiero e specializzato in meccanica e lavorazioni metalliche, il doppio canale export–energia è particolarmente sensibile.

“Il nostro territorio – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Lecco Davide Riva – è inserito in filiere internazionali complesse. I 264 milioni di export verso il Medio Oriente non sono solo un numero: dietro ci sono imprese, posti di lavoro, investimenti e relazioni commerciali costruite nel tempo”.

Riva evidenzia il doppio fronte di rischio: “Da un lato c’è l’incertezza sui mercati di sbocco, dall’altro l’ormai certo aumento dei costi energetici. Per un sistema manifatturiero come il nostro, che ha già affrontato negli ultimi anni tensioni pesanti sui prezzi dell’energia, un nuovo shock rischierebbe di comprimere margini e rallentare gli investimenti”.

Il segretario generale Matilde Petracca sottolinea come gli effetti possano coinvolgere anche le imprese che non esportano direttamente nell’area: “Anche le aziende che non operano su quei mercati possono subire conseguenze attraverso l’aumento dei costi di produzione. Per le micro e piccole imprese questo si traduce in minore liquidità e maggiore incertezza”.

“In uno scenario instabile – conclude Petracca – la capacità di leggere in anticipo i rischi e di supportare le imprese con informazioni e strumenti adeguati diventa fondamentale”.