LECCO – Sarà anche vero che non ci sono più le mezze stagioni, ma di sicuro ciascun lecchese ha potuto apprezzare una primavera anticipata nel clima e nei colori e persino nel movimento dei turisti. Lascio al meteorologo i primi due aspetti per soffermarmi sul terzo dato che, proprio dai dati, è confermato e disegna un solido, rimarchevole e costante sviluppo del versante turistico.

Non voglio mettere le mani avanti per ribadire vecchie e sempre verdi annotazioni sulle nostre bellezze ed attrattive, ne tanto meno stendere un velo su ritardi o mancati interventi. Dico solo, a proposito, che la riconversione di una città industriale alla vocazione turistica non è un semplice passaggio, ma un “salto triplo” di mentalità da parte degli operatori, degli amministratori, dei cittadini stessi. Ma se i numeri ci danno qualche modo ragione, questo non è solo un incentivo a rimboccarci le maniche o ad adagiarci sul bilancio che segna “più”, bensì lo stimolo e la promessa  per mettere a fuoco interventi e strategie, senza dimenticare la gestione del presente. Così come tengo a dire che il Comune non può esser responsabile di ogni pecca, perché se c’è un segmento che chiama in causa direttamente il mondo dell’impresa in tutte le sue variabili, questo è il turismo.

Marketing e business sono termini connotati con il turismo e sono certo più lontani dalla materia istituzionale, anche se oggi governare la cosa pubblica spesso significa gestirla. Stando sul popolare, una rondine non fa primavera ma l’anticipazione del flusso turistico staglia un quadro e prospettive diverse rispetto al passato. Mi spiego meglio: non basta più la politica degli eventi, più o meno grandi, per capire i tre mesi estivi, perché la classica stagione del turismo sta occupando anche l’autunno e pone problemi di strutture ma anche di promozione, di ricettività.

Mi pare di sentirli i critici puntare il dito sul Teatro Sociale chiuso, sulle sale cinematografiche scomparse, su piazza Garibaldi che potrebbe avere i ruolo di biglietto da visita della città. Ebbene, questi come altri sono temi a me ben presenti, anche perché vivo la città a tempo pieno e a pieno ritmo. E constato insieme le carenze ma anche e soprattutto le potenzialità. E, poi, i rilievi trovano riscontro nella mia agendina consapevole che, come Sindaco, non posso limitarmi alla mia per definire priorità che esigono di essere riassunte in strumenti, procedure, risorse.

Da qui non se ne esce perché è la linea operativa che coniuga metodo e contenuto.

In altre parole, se Lecco rifiorisce in tutti i sensi noi non dobbiamo recidere i fiori per inorgoglirci del bel mazzo da offrire ai turisti, ma cogliere il seme, perché a goderne non sia l’amministrazione Brivio ma i lecchese di oggi e di domani!

Virginio Brivio
Sindaco di Lecco