Immigrazione. Il sindaco di Ballabio Consonni risponde all’assessore di Lecco Valsecchi

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Il sindaco di Ballabio Alessandra Consonni

BALLABIO – Dopo l’intervento dell’assessore di Lecco Corrado Valsecchi, riceviamo e pubblichiamo quello del sindaco di Ballabio Alessandra Consonni.

“Caro Valsecchi,

ti sei rivolto pubblicamente a quanti non la pensano come te sull’immigrazione invitandoli a neppure partecipare alle celebrazioni dedicate alla Giornata della Memoria, vagheggiando un nesso bislacco tra la spietatezza nazionalsocialista nei confronti degli ebrei e la “cattiveria” leghista verso gli immigrati. Ti assicuro che, da leghista e da sindaco ho partecipato senza alcun disagio alla celebrazione in Prefettura dedicata ai militari lecchesi internati nei lager dei tedeschi, nè alcun imbarazzo ha avuto il prefetto che mi ha invitato e ricevuto con grande cordialità.

Non solo: ti posso assicurare che Ballabio celebrerà Giorno della Memoria e Giorno del Ricordo (dedicato agli infoibati dai partigiani slavi, martiri che l’accogliente e buonista sinistra nostrana ha per tanto tempo nascosto e disprezzato perchè italiani) con una iniziativa ufficiale. Lo faccio in serenità e coerenza, perché condanno le deportazioni di ieri e quelle di oggi: ieri popoli deportati con la violenza brutale delle armi, oggi popoli deportati con la violenza subdola della propaganda che promette la bella vita nel Belpaese.

L’accoglienza per buonismo non esiste: in realtà, oggi c’è chi crede che con gli stranieri si costruirà la nuova società che farà tabula rasa di duemila anni della nostra splendida civiltà e tradizione, marxisticamente considerata “sovrastruttura” e pertanto sempre odiata dalla sinistra e dal cattocomunismo. Il nocciolo della questione è tutto qui, come dimostra la pretestuosità dei luoghi comuni sciorinati per giustificare l’ineluttabilità della società multirazziale, sino all’affermazione più bizzarra, per cui non possiamo fermare gli stranieri perché sono milioni, forse miliardi, come se piazzare miliardi di persone a casa nostra non fosse una ridicolaggine solo a pensarlo.

Da notare che l’Italia è un paese sovrappopolato (altro che piangere per il decremento) la cui popolazione è passata dalle 18.600.000 anime del 1861, quando venne proclamato lo Stato, alle attuali 60.000.000 e che la densità della popolazione italiana è tra le più alte della Ue e di molti paesi nordafricani (alcuni di questi da cui provengono gli immigrati hanno pure tassi di disoccupazione inferiori al nostro).
Davvero utile che si stabiliscano frotte di extracomunitari e che, per il diritto del ricongiungimento, portino anziani genitori da mantenere con il nostro Stato sociale. Infatti siamo arrivati a circa un miliardo di euro di pensioni sociali erogate agli immigrati, sopra i 65 anni, che si sono stabiliti qua coi ricongiungimenti familiari senza aver mai versato una lira di contributo: altro che le nostre pensioni pagate dai giovani lavoratori stranieri (che, peraltro, affollano le nostre liste di disoccupazione).

Come disse il compianto cardinale Biffi a proposito dell’immigrazione, “l’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizione, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio di civiltà che non deve andare perduto”. Caro Valsecchi, il cardinale Biffi parlava come pastore dell’autentica Chiesa Cattolica, quella che non confonde la pietà col masochismo e che da duemila anni difende la Cristianità dalle invasioni, perché la storia insegna che se si smarriscono i valori della nostra civiltà (magari in nome della nuova società multirazziale) tutto è possibile: questa è la prima Memoria che dobbiamo salvaguardare, se vogliamo risparmiare all’umanità l’oltraggio delle deportazioni”.

Alessandra Consonni