Il 5 maggio proiezione di “Lasciatemi morire ridendo” e dibattito con il regista Fumagalli e i coordinatori della Cellula Coscioni Lecco
Durante la serata il via alla raccolta firme per la proposta di legge regionale: obiettivo cinquemila adesioni entro settembre
LECCO – Parte anche nel Lecchese la campagna “Liberi Subito”, con un’iniziativa che punta a dare concretezza a un tema spesso affrontato in modo astratto. Martedì 5 maggio, alle 21, il Teatro Invito di via Ugo Foscolo ospiterà la proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo”, dedicato alla storia di Stefano Gheller, affetto da distrofia muscolare e seconda persona in Italia ad aver ottenuto legalmente il diritto al suicidio assistito.
L’appuntamento rientra nella rassegna cinematografica CineMinimo, curata da Dinamo Culturale, ed è organizzato in collaborazione con la Cellula Coscioni Lecco. Al termine della proiezione è previsto un dibattito con il regista Massimiliano Fumagalli e con i coordinatori della Cellula, per approfondire i contenuti del film e il quadro normativo attuale sulla morte volontaria medicalmente assistita in Italia.
La serata avrà anche un valore operativo: segnerà infatti il lancio ufficiale sul territorio della raccolta firme “Liberi Subito”, a sostegno di una proposta di legge regionale di iniziativa popolare finalizzata a disciplinare l’accesso al suicidio medicalmente assistito in Lombardia. Già durante l’evento sarà possibile sottoscrivere la proposta.
Secondo i dati forniti, il suicidio assistito è legale in Italia da sette anni: sono 15 le persone che hanno ottenuto l’accesso alla procedura, di cui cinque negli ultimi quattro mesi. L’obiettivo della campagna è raccogliere cinquemila firme entro settembre, per sollecitare il Consiglio regionale della Lombardia a definire regole certe. L’iniziativa si inserisce in un percorso già avviato: nel 2024 il Consiglio regionale aveva votato una pregiudiziale di costituzionalità per non discutere un analogo progetto di legge popolare, posizione successivamente smentita dalla Corte costituzionale, che ha ribadito la competenza delle Regioni nel regolamentare l’accesso al suicidio assistito.

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