Presentato il servizio gratuito previsto dalla riforma Cartabia, tra mediazione penale e percorsi di responsabilità per ricucire i conflitti
Coinvolti Comune, Ministero, Tribunale e Ordine degli avvocati: il Centro punta a rafforzare la coesione sociale e la cultura della riparazione
LECCO – È stato presentato oggi, martedì 22 aprile, a Palazzo delle Paure, il nuovo Centro per la giustizia riparativa di Lecco, uno dei primi servizi pubblici operativi in Italia nell’attuazione della riforma Cartabia, destinato a offrire percorsi di mediazione e ricomposizione dei conflitti tra vittime e autori di reato.
L’incontro, svoltosi nel pomeriggio alla presenza di istituzioni, operatori e cittadini, ha rappresentato un momento di confronto e approfondimento dedicato alle funzioni, all’organizzazione e alle prospettive operative del nuovo centro, nato all’interno di un percorso territoriale avviato oltre dieci anni fa.
La presentazione si è aperta con la proiezione di un video introduttivo, seguita da un inquadramento del lavoro sviluppato dal Tavolo lecchese “L’Innominato”, realtà attiva dal 2012 nella promozione della giustizia riparativa, e dall’illustrazione delle caratteristiche del nuovo servizio. Ampio spazio è stato poi dedicato agli interventi di esperti e rappresentanti istituzionali, prima del confronto con il pubblico.
Il Centro, che avrà sede in via Marco d’Oggiono 15 negli spazi del Centro di servizio per il volontariato, garantirà l’accesso gratuito e volontario ai programmi di giustizia riparativa previsti dalla normativa. Tra questi, percorsi di mediazione penale tra autore e vittima del reato, dialoghi riparativi e altre forme di confronto guidato da mediatori qualificati, riconosciuti dal Ministero della Giustizia, in collaborazione con il Tribunale di Lecco, l’Ordine degli avvocati e i servizi territoriali, con l’obiettivo di affrontare il danno, favorire l’assunzione di responsabilità e ricostruire relazioni.
L’accesso sarà possibile per qualsiasi tipologia di reato e in ogni fase del procedimento, senza preclusioni legate alla gravità dei fatti. I percorsi potranno essere attivati anche in assenza del consenso della vittima diretta, qualora sia possibile un confronto con vittime indirette, secondo la valutazione del mediatore.
Il nuovo servizio nasce nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto con il Ministero della Giustizia e rappresenta l’evoluzione di un lavoro territoriale riconosciuto anche a livello nazionale ed europeo, che ha visto il Comune di Lecco, capofila dell’Ambito di Lecco, sviluppare nel tempo competenze specifiche nella gestione e nella mediazione dei conflitti.
Accanto all’attività in ambito penale, il Centro si propone anche come strumento di diffusione della cultura riparativa nella comunità, attraverso iniziative rivolte a scuole, servizi e realtà sociali del territorio.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Lucio Farina, direttore del Centro Servizi per il volontariato Monza-Lecco-Sondrio e Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Bruna Dighera, mediatrice penale ed esperta di giustizia riparativa, Michela Maggi, responsabile dell’Ambito territoriale sociale di Lecco, con la mediazione di Manuela Agnello, dirigente dell’Area politiche sociali del Comune.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il prefetto Paolo Ponta, che ha evidenziato come “Lecco si ponga all’avanguardia”, richiamando il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. “Ciò che è importante è mettersi tutti in discussione e impegnarsi sempre per restituire alla società ciò che le viene tolto”, ha affermato, sottolineando come percorsi di questo tipo permettano di considerare il carcere “come una misura di sicurezza, non come l’unica opzione possibile”.

Sulla stessa linea Antonio Pasquini, consigliere provinciale, secondo cui “quando il danno alla società e l’errore commesso vengono compresi, è più facile che diminuisca il rischio di recidiva”, offrendo al tempo stesso ascolto alla vittima e trasformando “un fatto negativo” in un’occasione di giustizia condivisa.

Il presidente del Tribunale di Lecco Marco Tremolada ha ricordato come “queste parole non siano semplici da tradurre in pratica”, evidenziando però che il percorso di giustizia riparativa può incidere concretamente anche sul piano giudiziario. “Può essere attuato anche prima della condanna e comportare una diminuzione della pena”, ha spiegato, sottolineando come sia fondamentale “il riconoscimento di aver causato un danno” per arrivare a un esito positivo, che non è garantito.

Tra gli interventi anche quello del procuratore capo Ezio Domenico Basso, che ha ricordato come i centri per la giustizia riparativa siano ancora pochi, sottolineando però che si inseriscono nel percorso già avviato dall’ordinamento penitenziario per rendere la pena non solo punitiva, ma anche rieducativa. “Tutto ciò che rende più umana la pena e consente di trovare un giusto ristoro per le persone offese è fondamentale”, ha affermato, evidenziando come questo strumento, se applicato correttamente, possa contribuire a una giustizia più efficace e completa.
L’avvio del Centro rappresenta così un passaggio significativo per il territorio lecchese, che si candida a sperimentare modelli di giustizia più orientati alla responsabilità, al dialogo e alla ricostruzione dei legami sociali, affiancando alla dimensione sanzionatoria un approccio capace di generare maggiore coesione nella comunità.



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