Il regista e direttore artistico Casadio preoccupato per il fermo culturale

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Michele Casadio

Uno stallo che sta facendo male a tutto il settore

“Non lasciate sole le associazioni culturali”

LECCO – Il mondo del teatro, pur tra mille incertezze, vuole ripartire in sicurezza. Un’altra voce si leva per chiedere nei confronti della cultura l’attenzione che merita. “Non lasciate sole le associazioni culturali che da decenni scrivono le pagine più belle della nostra società”. Questo il monito di Michele Casadio, regista e direttore artistico di eventi teatro musicali, che ormai da anni firma importanti collaborazioni con le associazioni culturali, che in modo specifico si occupano di teatro e musica, e che ora come non mai, è in continuo contatto con le realtà artistico-culturali del territorio per attività in video conferenza.

Presentatore di cori e direttore artistico del Coordinamento Telethon Lecco, Casadio invita le amministrazioni comunali a rassicurare le proprie associazioni culturali affinché avvenga un ripristino dell’entusiasmo, andato a morire in questi due mesi.

“Trovate il modo di rassicurare chi non ha perso la speranza e fate in modo che possano tornare a progettare il loro impegno – continua Casadio rivolgendosi alle amministrazioni locali –. Le associazioni territoriali hanno ovviamente dimostrato la loro obbedienza alle normative sospendendo completamente ogni cantiere artistico e culturale in corso, ora però c’è fermento tra i loro presidenti, che sollecitati dai vari iscritti, chiedono di non essere l’ultima ruota del carro in questa ripartenza. Senza fretta e con le dovute precauzioni (nello specifico non ancora comunicate) vorrebbero almeno la certezza di non essere state dimenticate”.

“Molte di loro hanno cercato alternative di sopravvivenza online, ma c’è una grande confusione di informazioni, che certo, non giova – sottolinea Casadio -. Si necessita di video conferenze in cui le associazioni possano anche semplicemente raccontare, alle rispettive amministrazioni, la loro prolungata quarantena, gli stati d’animo, le perplessità sul futuro. Ora è indispensabile intervenire perché si trovino soluzioni adeguate e meritate alle loro diverse espressioni. Non è la fretta che muove le associazioni a rialzarsi, è la propria natura di dispensatrici di bellezza. A questo punto forse è necessario capire come altre aree territoriali stiano ri-progettando l’assetto culturale e prendere esempio, perché si percepisce una certa indifferenza a livello istituzionale. Ci vuole responsabilità, è vero, ma occorre anche coraggio ed un sistema che torni a credere in alternative creative e fattibili”.