Oltre 300 in piazza per “Lecco è di chi se ne prende cura”: la risposta alla camminata di CasaPound

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Associazioni, sindacati, forze politiche e cittadini si sono ritrovati ieri sera davanti a Palazzo Bovara

Dal ruolo dello Stato alle politiche sociali, dalla Costituzione alla libertà di essere sé stessi: in piazza diverse letture della sicurezza

LECCO – Più di 300 persone davanti a Palazzo Bovara, poi un corteo per le vie del centro. Associazioni, sindacati, forze politiche e cittadini si sono ritrovati ieri sera in piazza Diaz per “Lecco è di chi se ne prende cura”, la manifestazione nata in risposta alla “camminata per la sicurezza” organizzata il 15 settembre da CasaPound e dal comitato Remigrazione e Riconquista. Una serata costruita attorno alla parola sicurezza, affrontata da prospettive diverse: diritti, libertà, inclusione, politiche sociali e responsabilità delle istituzioni.

A dare il via agli interventi è stato Emanuele Manzoni, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio comunale, ricordando come l’iniziativa sia nata dai cittadini e abbia poi raccolto l’adesione delle diverse realtà presenti. “La scelta di parlare di sicurezza nasce dalla convinzione che sia una cosa seria, da affrontare alla radice. I facili slogan, le semplificazioni e la ricerca ossessiva di un nemico non portano a soluzioni reali”. Manzoni ha chiamato in causa anche disuguaglianze e marginalità, indicando nel welfare, nella coesione sociale e in una città vissuta alcuni degli strumenti con cui intervenire. Duro il passaggio su CasaPound, rispetto alla quale si è chiesto come possa avere ancora “agibilità politica” in Italia.

Raffaella Cerrato dell’Udi ha portato al centro la condizione delle donne. “La sicurezza per noi donne è salvarci dai femminicidi. Una città sicura è una città senza uomini violenti”. La prevenzione della violenza di genere, ha proseguito, passa dalla responsabilità collettiva, dalla cultura e dall’educazione affettiva. “La sicurezza è riconoscere che i diritti delle donne sono una parte fondamentale dei diritti umani”. Nel suo intervento anche il richiamo alle radici di Lecco, città antifascista e di pace e medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza.

Da Telefono Donna è arrivata invece l’attenzione verso chi rischia maggiormente di rimanere solo: la società, è stato sottolineato, deve essere presente e proteggere i suoi individui più fragili. Il segretario provinciale del Partito Democratico, Manuel Tropenscovino, ha portato il confronto sul terreno politico: “Chiediamo che questa destra smetta di riempirsi la bocca di slogan e cominci a dare risposte”. Per Tropenscovino “garantire sicurezza vuol dire garantire libertà”: “Lecco è di chi se ne prende cura ogni giorno”.

La Costituzione è stata invece il punto di partenza di Angelo De Battista dell’Anpi. Il problema, ha osservato, non può essere delegato al privato e riguarda anche la possibilità di condurre una vita dignitosa. “Dobbiamo ripartire dai principi della Costituzione”, ha ribadito, indicando il confronto con gli studenti sulla Carta come uno degli strumenti per ricostruire cittadinanza. Partecipazione e solidarietà, nella sua riflessione, restano i due pilastri da cui ripartire.

È sul concetto di rete che si è soffermato Davide Ronzoni di Arci Lecco: “Quello che ci interessa è costruire rete, una rete di salvezza e sicurezza”. Una rete che, secondo Ronzoni, dovrebbe trovare spazio nelle politiche sociali delle amministrazioni, con al centro la certezza dei diritti anziché un modello identificato con militarizzazione e acquisto di armi.

La riflessione si è spostata poi su una dimensione più personale con Alessia Maggi dell’associazione Renzo e Lucio: poter attraversare una strada, vivere una piazza e mostrare la propria identità senza paura. “Sentirsi al sicuro non significa solo non essere oggetto di un’aggressione. Significa poter essere sé stessi”. Da qui il rifiuto della giustizia privata: “La soluzione non può essere il singolo cittadino o un gruppo di cittadini che decide di farsi giustizia da solo”. Le ronde, secondo Maggi, rischiano di alimentare odio invece di produrre sicurezza. “Una città è sicura quando diminuisce la paura di essere sé stessi”.

Renata Zuffi, capogruppo di Ambientalmente, ha guardato invece alle persone riunite davanti al municipio: storie differenti, accomunate dalla condivisione di alcuni valori e dalla possibilità di incontrarsi. Conoscersi, nella sua riflessione, significa fare in modo che chi prima era “qualcun altro” non sia più uno sconosciuto. Da qui la richiesta alla politica di creare spazi nei quali le persone possano costruire relazioni e stare meglio.

Tra gli interventi più applauditi quello dell’ex sindaco Mauro Gattinoni, presente per Fattore Lecco. “L’esercizio legittimo della forza spetta solo allo Stato”, ha scandito, ricordando che a garantirla sono professionisti e istituzioni. Poi il riferimento diretto alla camminata del 15 settembre: “La sceneggiata di qualche settimana fa a Lecco non vogliamo più vederla. Lecco non se la merita, la sua storia partigiana non se la merita e soprattutto non se la meritano i cittadini”.

Per Gattinoni c’è anche il rischio di una progressiva assuefazione: “Si comincia così, accettando poco alla volta parole e concetti che fino a poco tempo fa erano impronunciabili”. Poi il motivo della presenza in piazza: “Più della cattiveria dei pochi è pericolosa l’indifferenza dei molti. Noi non siamo indifferenti”. E ancora: “Vogliamo che tutti sappiano che Lecco ha una dignità, ha una coscienza, ha la schiena dritta. È una comunità che ha la cura scritta nel proprio Dna”.

A completare il quadro sono stati i sindacati, concentrandosi sulle risposte sociali. Dalla Cisl Monza Brianza Lecco è arrivato il richiamo ai ruoli previsti in uno Stato democratico e all’insufficienza delle sole misure repressive per garantire il ben vivere nelle città. L’invito è stato a rafforzare integrazione e inclusione sociale e a tornare a occupare gli spazi pubblici attraverso la partecipazione: “Siamo noi la forza che può cambiare le cose”.

Per Fabio Gerosa, segretario della Camera del Lavoro di Lecco, occorre invece partire da un Paese “nato dall’antifascismo”, senza permettere che vengano erosi i cardini della democrazia. “La sicurezza non può essere solo una logica punitiva”, ha affermato, ribadendo il ruolo delle istituzioni nel garantirla. Alla frammentazione del sistema comunitario Gerosa ha contrapposto la risposta collettiva arrivata dalla piazza: “Non possiamo frammentarci”.

Terminati gli interventi, il presidio è diventato corteo. Le oltre 300 persone si sono mosse da piazza Diaz attraversando il centro, da piazza della Stazione e via Bovara fino a piazza Cermenati e al lungolago, per poi rientrare verso Palazzo Bovara attraverso via Cavour. Bandiere e striscioni hanno accompagnato la camminata, mentre dalla piazza si è levato anche il coro “Boscagli dove sei?”, rivolto al sindaco. Alla manifestazione non hanno partecipato esponenti dell’attuale maggioranza comunale.

La serata si è chiusa così come era stata pensata: portando nelle strade del centro il confronto aperto poco prima in piazza Diaz. Più di trecento persone in cammino, dopo aver affidato a esperienze e sensibilità diverse la risposta alla stessa domanda: che cosa significa sentirsi al sicuro nella propria città.

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