VARENNA – Carlo Bonacina di Rancio, Ambrogio Inverni di Bellano, Giuseppe Maggi e Virgilio Panzeri di Rancio, Domenico Pasut diandello, Carlo Rusconi di Vendrogno: sono i nomi dei partigiani che hanno trovato la morte a Fiumelatte. 

La vicenda risale al dicembre 1944, quando parecchi partigiani della 55^ Brigata F.lli Rosselli si sono arresi alle forze fasciste per mancanza di viveri e sono stati internati nelle carceri di Bellano.

Secondo gli accordi presi con il Questore di Como, avrebbero dovuto essere inviati in Germania come lavoratori coatti. Durante il trasferimento da Bellano a Como, in prossimità della località “Montagnetta”, i fascisti delle Brigate Nere, simulando un attacco della Resistenza, fanno scendere i sei partigiani dal camion e li fucilano sul posto, alle porte di Varenna.

Domenica, nel 74° anniversario di questo tragico evento, ANPI Lecco in collaborazione con i circoli “Libero Pensiero” e “S.Pio X” di Rancio si sono dati appuntamento presso la Montagetta di Fiumelatte per ricordare l’eccidio.

Tra le autorità presenti il sindaco di Varenna Mauro Manzoni, il consigliere comunale di Lecco Bruno Biagi e il vicario episcopale della zona di Lecco Mons. Maurizio Rolla che ha impartito una benedizione. Era presente anche l’esperto di storia locale Pierfranco Mastalli per descrivere il contesto in cui avvenne il tragico evento.

 

Dei caduti alla Montagnetta di Fiumelatte, fortunatamente, possediamo una fotografia di ciascuno apposta sulla lapide del monumento: possiamo appunto, guardando i volti di Carlo, Ambrogio, Giuseppe, Virgilio, Domenico e Carlo. Di tanti altri caduti però non “abbiamo” i volti: con più fatica quindi, soprattutto nella nostra società dove l’immagine ha una centralità mai avuta prima nella storia, ne ricordiamo nomi, vite e storie”, ha detto il sindaco Manzoni nel suo intervento.

“Nei volti di questi sei Partigiani, visibili e quindi più familiari, possiamo quindi intravedere tutte quelle persone che hanno dato la vita per un ideale più grande che li trascendeva, ma sono rimasti sconosciuti all’umanità, proprio perché non “disponiamo” dei loro volti. Di loro, forse, solo il nome è ricordato”.

“Di tante altre persone, oppresse dagli egoismi degli uomini di oggi, non possediamo i volti: per questo motivo questa commemorazione vuole anche, simbolicamente, fare memoria di tutte le vittime del nostro tempo, sconosciute e quindi considerate mai esistite, in realtà persone che sono state care alle loro famiglie, alle persone amate e a chi le ha conosciute. La cerimonia che viviamo questa mattina può dunque anche trasformarsi in un gesto di pietà e di profondo rispetto verso tutti i nuovi umiliati della Terra”.