Il presidente Luca Gaddi traccia il bilancio delle attività svolte nella bella stagione. Obiettivo pulire entro fine anno 20 km di sentieri
Dalle uscite con circa 200 bambini, fino alla trasferta sul Gran Sasso. A settembre “Tutti Cai” e la serata “Storie di Pietra” con l’omaggio a Nello Scenini
MANDELLO – Un’estate intensa, nella quale la montagna ha mostrato contemporaneamente la propria bellezza e alcune delle sue fragilità. Per il Cai Grigne di Mandello i mesi tra la fine della primavera e l’estate sono stati scanditi dalla manutenzione dei sentieri, dalle attività con bambini e ragazzi, dal supporto agli appuntamenti sportivi e dalle escursioni, ma anche da un problema che quest’anno si è manifestato con particolare evidenza: la scarsità d’acqua in quota.
A fare il punto è il presidente della sezione, Luca Gaddi, partendo proprio da quanto accaduto sulle Grigne nelle settimane più asciutte. “Le Grigne sono montagne calcaree, caratterizzate da un carsismo molto sviluppato. Sono uno straordinario serbatoio d’acqua, ma proprio la loro conformazione fa sì che gran parte delle precipitazioni penetri nella montagna e venga restituita attraverso sorgenti poste a quote più basse, spesso attorno ai mille metri. Più si sale, più diventa difficile avere a disposizione fonti importanti e costanti”. Una caratteristica che rende difficoltoso l’approvvigionamento per diversi rifugi del massiccio. “Bietti-Buzzi, Bogani ed Elisa, pur con situazioni differenti, devono fare i conti con questo problema. Non significa che nelle Grigne non ci sia acqua: significa che la montagna tende a restituirla più in basso rispetto alle quote alle quali sorgono i rifugi”.
Il caso più evidente si è verificato ad agosto al Rifugio Elisa, struttura del Cai Grigne posta a 1.515 metri nell’Alta Val Meria. La carenza era diventata tale da imporre una chiusura temporanea dal 17 al 21 agosto, con la riapertura programmata per il 22. La sorgente utilizzata dal rifugio si era sostanzialmente esaurita dopo un lungo periodo senza precipitazioni significative.
“L’acqua per un rifugio è una risorsa vitale – osserva Gaddi –. Quando manca non si tratta semplicemente di avere qualche disagio in più: diventa difficile garantire il normale funzionamento della struttura. Quest’anno la situazione ci ha mostrato in maniera molto concreta quanto le nostre montagne siano sensibili a periodi prolungati di siccità”.

La stessa assenza di precipitazioni ha avuto, però, un secondo effetto: l’aumento della vulnerabilità dei boschi agli incendi. “Da una parte abbiamo avuto poca acqua per i rifugi, dall’altra condizioni molto favorevoli alla propagazione di un incendio nel momento in cui si verifica un innesco. Sono due facce dello stesso problema”.
È in questo quadro che assume un significato ulteriore il lavoro della Commissione Sentieri del Cai Grigne, attiva dalla fine degli anni Settanta e nata per recuperare e mantenere la fitta rete escursionistica del bacino mandellese delle Grigne. La manutenzione viene effettuata principalmente per rendere i percorsi sicuri e fruibili, ma può avere anche una funzione indiretta nella prevenzione degli incendi.
“Noi non puliamo i sentieri con finalità antincendio: il primo obiettivo è offrire all’escursionista un percorso in buone condizioni. Però un sentiero ripulito crea una discontinuità nella vegetazione. Se erba e arbusti invadono tutto, il fuoco può trovare più facilmente continuità; una fascia tenuta pulita può invece rappresentare un piccolo impedimento naturale alla sua propagazione”, spiega il presidente della sezione.
Un lavoro che si affianca a quello svolto sul territorio dal Consorzio dell’Alpe d’Era e dalle realtà impegnate nell’antincendio boschivo.

Il 2026 ha visto la sezione riproporre sostanzialmente l’impostazione dell’anno precedente, concentrando gli sforzi soprattutto sul versante della Val Meria. Tra marzo e agosto sono già stati portati avanti numerosi interventi. A marzo i volontari hanno lavorato lungo il sentiero 17C, dalla deviazione del 15B verso il Santuario di Santa Maria, con circa 500 metri interessati e 230 metri di dislivello. A maggio è toccato invece al tratto dall’Alpe di Calivazzo alla Bocchetta di Prada, lungo il sentiero 17: circa 1,8 chilometri sui quali, oltre allo sfalcio, è stata rifatta anche la segnaletica. A giugno sono stati affrontati oltre due chilometri tra Rongio e Ponte di Ferro, sul sentiero 14, e soprattutto i 3,1 chilometri del Sentiero del Fiume, dalla località Bagiana fino all’Alpe di Era. Nello stesso mese è stato sistemato anche il percorso dalla località Cavalla, all’Alpe di Era, verso lo Zucco di Tura. Ad agosto il lavoro si è spostato più in alto: circa 400 metri dal Rifugio Elisa al casello dei Barc e altri 1,7 chilometri tra l’Elisa e la Sella di Cavallo, lungo i sentieri 16 e 20A.
“Una delle pulizie più impegnative ha riguardato proprio l’Alta Val Meria, dalla Gardata verso il Rifugio Elisa. Poi il Sentiero del Fiume verso Era, la zona dello Zucco di Sileggio, Calivazzo e Bocchetta di Prada. Interventi sono stati effettuati anche in vista delle gare podistiche locali, come la TGS (Trail Grigne Sud) e la Molina-Elisa (Trofeo delle Grigne)”, racconta Gaddi.
L’obiettivo resta quello già fissato per la stagione: una decina di giornate di intervento e almeno una ventina di chilometri di sentieri interessati entro la fine dell’anno.

Un impegno considerevole per un gruppo formato interamente da volontari. “Normalmente siamo una decina per uscita. Se diventassimo di più potremmo anche dividerci in squadre e lavorare contemporaneamente su più tratti. C’è spazio per tutti: c’è chi utilizza il decespugliatore, chi rimuove gli arbusti con le forbici, chi può semplicemente pulire il tracciato con i soffiatori. Non bisogna necessariamente fare il lavoro più pesante”.
Da qui l’appello a chi volesse avvicinarsi all’attività. “Sarebbe bello riuscire a coinvolgere sempre più persone. È un servizio utile alla comunità. Fa piacere quando qualcuno ci ringrazia, così come capita di sentire critiche per ciò che non viene fatto, ma bisogna ricordare che siamo tutti volontari e durante la settimana, nella maggior parte dei casi, lavoriamo. Il tempo che dedichiamo ai sentieri è tempo messo gratuitamente a disposizione degli altri”.
E alla fatica si accompagna quasi sempre la convivialità: “Dopo il lavoro cerchiamo di ritrovarci insieme, appoggiandoci a un rifugio oppure a una baita di soci e amici. Il pranzo caldo e il momento trascorso insieme fanno parte della giornata tanto quanto il lavoro”.

Quest’anno è ripartito anche un lavoro destinato ad accompagnare la Commissione Sentieri nei prossimi anni: la riqualificazione della segnaletica. “In alcuni punti abbiamo cartelli che hanno dieci o vent’anni. I percorsi molto frequentati, come quelli per l’Alpe di Era o il Rifugio Elisa, hanno una priorità minore perché sono generalmente più evidenti. Vogliamo concentrarci maggiormente sui sentieri meno battuti, come quello tra Calivazzo e la Bocchetta di Prada, dove una segnalazione chiara diventa ancora più importante”.
Quasi 200 bambini alla scoperta della montagna
L’estate del Cai Grigne non è stata però soltanto manutenzione dei sentieri. Una parte consistente dell’attività è stata rivolta ai più giovani, con circa una decina di uscite e complessivamente attorno ai 200 bambini e ragazzi coinvolti.

La sezione ha collaborato con i Cres, con il progetto NEXT e con gruppi provenienti anche da Abbadia e Lierna. I più piccoli hanno esplorato i boschi tra Somana e Rongio, passando dal Ponte di Stiri, dalla Val Biga e dal torrente; con altri gruppi sono stati riscoperti antichi selciati, castagni secolari, sorgenti pietrificanti e punti panoramici. A Lierna, nella zona di Genico, l’attività con la scuola dell’infanzia ha permesso ai bambini di avvicinarsi al bosco e alla sua fauna. Con gli adolescenti, invece, l’accento è stato posto maggiormente sull’orientamento e sulle regole fondamentali per muoversi in montagna.

“Il messaggio che cerchiamo di trasmettere è che in montagna non si improvvisa. Anche una semplice uscita può diventare l’occasione per imparare a leggere un percorso, orientarsi e capire l’ambiente nel quale ci si muove. Se riusciamo a far nascere curiosità e rispetto già da piccoli, abbiamo fatto un lavoro importante”, precisa il presidente del CAI Grigne.
Dal Grignone al Gran Sasso, nel segno dei 140 anni
Tra le esperienze più significative dell’estate anche la quattro giorni sul Gran Sasso, dalla quale il gruppo mandellese è rientrato recentemente.
Il programma prevedeva anche la salita al Corno Grande, poi abbandonata a causa del vento forte. Il cambio di itinerario non ha però impedito al gruppo di vivere pienamente il massiccio abruzzese, passando dalla Sella di Monte Aquila, dal Rifugio Garibaldi, dal Passo e dalle creste della Portella, dal Rifugio Duca degli Abruzzi e dal Picco Confalonieri. Durante la trasferta sono stati visitati anche Assergi e L’Aquila, mentre un significato particolare ha avuto l’incontro con Bruno Marconi, già presidente del Cai L’Aquila e da alcuni anni socio anche della sezione mandellese.

Il viaggio ha permesso soprattutto di rinsaldare un curioso legame tra due rifugi nati nello stesso anno, il 1886: il Garibaldi del Gran Sasso e quello che sulle Grigne sarebbe diventato il Bietti-Buzzi, inaugurato originariamente come ricovero o bivacco del Releccio.
“Sono due realtà nate a distanza di appena un mese, 140 anni fa. Qualche mese fa avevamo celebrato questo anniversario al Bietti insieme ai ragazzi; poter passare anche dal Garibaldi nell’anno dei 140 anni ha dato alla trasferta un significato ulteriore. Sono storie lontane geograficamente, ma accomunate dalla stessa cultura della montagna e dell’accoglienza”, rimarca Gaddi.
Settembre si apre con “Tutti Cai”, seguirà “Storie di Pietra”
Archiviata l’estate, le attività proseguono già domenica 6 settembre con “Tutti Cai 2026”, organizzato quest’anno dalla sottosezione Cai di Ballabio e al quale prenderà parte anche il Cai Grigne di Mandello.
Il ritrovo è previsto alle 9 alla sede Cai di Ballabio, da dove il gruppo raggiungerà il sentiero 30, lungo la Via Gera, con destinazione Bivacco Emanuela a 1.260 metri. Il percorso prevede circa 565 metri di dislivello e un’ora e mezza di salita; il rientro passerà dalla baita di Bonacina. Una giornata pensata soprattutto per mettere insieme le diverse realtà del Cai lecchese attorno alla montagna, all’amicizia e alla condivisione.
Un secondo appuntamento importante è già fissato per giovedì 24 settembre alle 21, nella Sala Consiliare di Mandello del Lario. La serata, intitolata “Storie di Pietra – Luoghi sacri tra le montagne”, sarà condotta da Chiara Anna Delmiglio, guida turistica abilitata ed educatrice museale, e porterà il pubblico alla scoperta di edifici, luoghi religiosi e testimonianze costruite tra le montagne. L’ingresso sarà libero.
La serata sarà anche l’occasione per rendere omaggio a Nello Scenini, classe 1927, storico artigiano e profondo conoscitore della lavorazione della pietra, al quale il Comitato Scientifico Centrale del Cai ha attribuito nel 2026 il riconoscimento di “Custode delle Terre Alte”.
Una figura particolarmente legata alla montagna mandellese: nel corso della sua lunga esperienza Scenini ha contribuito al recupero dello storico sentiero del Santuario di Santa Maria, oltre che alla sistemazione di altri percorsi e manufatti delle Terre Alte.
Un riconoscimento che, in fondo, si lega allo stesso filo che attraversa tutte le attività della sezione: custodire una montagna non significa soltanto salirla, ma occuparsi dei suoi sentieri, dei rifugi, della memoria e delle persone che la frequentano.
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