A Ballabio presentato il progetto sostenuto da Fondazione Cariplo che punta a collegare le ex stazioni sciistiche della valle
Coinvolti 14 Comuni, associazioni, giovani e comunità locali per costruire un nuovo modello di turismo oltre lo sci: “Non vogliamo vendere un territorio, ma renderlo un luogo migliore in cui vivere”
BALLABIO – Una montagna che cambia non rinnega il proprio passato, ma prova a immaginare un futuro diverso. Una montagna che può vivere anche oltre lo sci, pensata come territorio da attraversare, conoscere, abitare e custodire. È questa la sfida lanciata da “Un’AltRa Via per la Valsassina”, il progetto presentato mercoledì a Ballabio nella casetta situata nel cuore del Parco Grignetta, nell’ambito del bando “Montagna in Transizione” promosso da Fondazione Cariplo.
Una serata partecipata, durante la quale amministratori, tecnici, associazioni e cittadini hanno fatto il punto sullo stato di avanzamento di un percorso che punta a immaginare nuovi modelli di sviluppo per la montagna, in risposta alle trasformazioni climatiche, sociali ed economiche che stanno interessando i territori alpini.
Ad aprire l’incontro è stata Anna Crimella, della Cooperativa Eliante, tra i partner del progetto: “Un lavoro che nasce dal desiderio di provare a pensare la montagna in maniera differente rispetto a quella storica dei comprensori sciistici, dove la montagna esiste soltanto se si scia – ha spiegato -. Il cambiamento climatico ci impone di ripensare i nostri spazi. La montagna ha tantissimo da offrire e tutti i partner stanno contribuendo a sperimentare una montagna diversa, valorizzando il territorio oltre il modello degli anni Settanta e Ottanta”.

Crimella ha sottolineato come l’incontro non fosse concepito come un semplice seminario informativo ma come un momento di confronto con chi vive quotidianamente il territorio: “Voi siete coloro che abitano questi luoghi, che ci lavorano e li conoscono. Per questo vi chiederemo osservazioni, domande, perplessità e suggerimenti che potranno contribuire concretamente allo sviluppo del progetto”.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato il sindaco di Ballabio Giovanni Bruno Bussola, partner dell’iniziativa: “Pensare alla montagna come qualcosa che evolve è positivo – ha affermato -. Non è la prima volta nella storia che accade. Pensiamo alle miniere: un tempo erano luoghi produttivi, oggi sono diventate mete di visita. Lo stesso vale per le stazioni sciistiche. Non significa rinnegare il passato, ma avere il coraggio di guardare al futuro da una prospettiva diversa”. Il primo cittadino ha poi evidenziato il valore partecipativo dell’iniziativa: “Mi piace molto che non si arrivi con un pacchetto preconfezionato dicendo “si fa così”, ma che si chieda alle persone di contribuire con idee e stimoli”.
A illustrare gli obiettivi del percorso è stata Maria Benciolini, rappresentante del gruppo di coordinamento. Il progetto, ha spiegato, è sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso il bando “Montagna in Transizione”, nato per accompagnare le comunità montane verso forme di turismo più sostenibili in un contesto in cui il modello economico legato allo sci mostra sempre più criticità. “Quando si scia meno o non si scia più, diventa complicato continuare a fare affidamento esclusivamente su quel tipo di economia”, ha osservato.

Il partenariato riunisce diverse realtà con competenze complementari: tecnici e naturalisti impegnati nella valorizzazione degli aspetti ambientali del territorio, associazioni di guide escursionistiche come NatLink che stanno progettando il percorso, il Comune di Ballabio, la Rete Italiana delle Aree Interne, impegnata nel coinvolgimento dei giovani, e l’associazione Resinelli Tourism Lab, che curerà parte delle attività di promozione territoriale.
Il progetto nasce in risposta a problematiche concrete. “Negli ultimi cinquant’anni abbiamo perso circa il 30% della biodiversità, mentre il consumo di suolo continua ad aumentare”, è stato ricordato da Maria durante la presentazione. Da qui la necessità di immaginare forme di sviluppo capaci di valorizzare il territorio in modo più rispettoso dell’ambiente e delle comunità locali.
Gli obiettivi dichiarati sono molteplici: promuovere un turismo più lento e consapevole, rafforzare le relazioni tra montagna e città, diffondere buone pratiche di adattamento al cambiamento climatico, favorire nuove opportunità lavorative e imprenditoriali per i giovani e contribuire alla destagionalizzazione dell’offerta turistica.
Simone Masdea, intervenuto in rappresentanza di Resinelli Tourism Lab, ha illustrato il lavoro svolto per coinvolgere le nuove generazioni all’interno del progetto. Grazie alla collaborazione con il Comune e i partner dell’iniziativa, è stato infatti avviato un percorso partecipativo che ha interessato una decina di giovani tra i 22 e i 27 anni, provenienti non solo dalla Valsassina ma anche da Milano, Varese, Mandello del Lario e Pavia.
“Abbiamo lanciato una call pubblica ad aprile e la risposta è stata immediata e molto positiva – ha spiegato Masdea -. I partecipanti hanno preso parte a due giornate immersive ai Piani Resinelli, con base al rifugio SEL, dedicate alla scoperta del territorio e alla progettazione di nuove esperienze turistiche legate a Ballabio, ai Resinelli e alla Valsassina”.
Durante gli incontri sono stati creati gruppi di lavoro chiamati a immaginare nuove modalità di valorizzazione del territorio partendo da una domanda semplice ma centrale: cosa significa oggi abitare e vivere la montagna? Da questo confronto sono nate due proposte che i giovani hanno presentato pubblicamente il 29 maggio durante un evento organizzato a Ballabio.

La prima idea riguarda la realizzazione di un percorso dedicato alla riscoperta dei roccoli storici dei Resinelli, attraverso una rete di tappe capaci di raccontare la storia e l’identità del territorio. La seconda proposta punta invece a costruire una sorta di mappatura dei nuovi abitanti dei Resinelli, attraverso brevi videoracconti e microclip dedicati a chi oggi vive e anima la località, raccogliendo testimonianze e storie di una nuova generazione che sta contribuendo a costruire il futuro della montagna.
Masdea ha sottolineato come il progetto guardi anche ai temi dell’inclusione e del protagonismo femminile nel mondo della montagna, ricordando la partecipazione all’iniziativa della climber bergamasca Marta Carminati, impegnata nella promozione dell’arrampicata femminile. Il gruppo di giovani continua a lavorare con incontri periodici ogni due settimane e rappresenta uno dei nuclei più dinamici del progetto. L’obiettivo è allargare progressivamente la partecipazione ad altri ragazzi della valle, da Ballabio fino a Pasturo, creando una rete stabile di competenze, idee e progettualità.
“Stiamo costruendo relazioni con associazioni e realtà locali per creare un sistema che permetta a “Un’AltRa Via” di vivere anche oltre la durata del progetto”, ha evidenziato Masdea.
Tra le prime azioni concrete previste sul territorio vi è inoltre la realizzazione di una cartellonistica dedicata e la valorizzazione del sentiero che conduce verso Bongio, pensato come uno dei primi tasselli di un percorso accessibile e divulgativo capace di raccontare la filosofia e gli obiettivi della nuova rete escursionistica.
Un cammino per contrastare il turismo “mordi e fuggi”
A entrare nel dettaglio del percorso è stato Fabio Ghezzi di Natlink, associazione di promozione sociale con sede a Primaluna che da anni opera sul territorio attraverso guide escursionistiche, attività di educazione ambientale e collaborazioni con il Parco Regionale della Grigna Settentrionale.

“Quando abbiamo letto il bando di Fondazione Cariplo dedicato alla rigenerazione turistica delle aree un tempo legate allo sci – ha detto – abbiamo subito pensato che la Valsassina fosse il territorio ideale. Qui esistono numerose micro-località sciistiche, alcune dismesse da anni, altre che hanno cessato l’attività più recentemente. Ci è sembrato naturale provare a ricollegarle attraverso un itinerario escursionistico che permetta di valorizzare ciò che ancora raccontano della loro storia”.
Secondo Ghezzi, il territorio soffre oggi soprattutto di un fenomeno ben conosciuto: il turismo giornaliero. “La Valsassina vive molto di pendolarismo turistico, del classico “mordi e fuggi”. È un territorio vicino alle aree metropolitane e questa è una risorsa, ma il nostro obiettivo è cercare di allungare la permanenza dei visitatori, favorire la destagionalizzazione e permettere una conoscenza più profonda dei luoghi”.
Il nuovo cammino nasce proprio con questa finalità: distribuire i flussi turistici lungo tutto il territorio, valorizzando sentieri spesso poco frequentati ma ricchi di interesse naturalistico, storico e culturale: “Vogliamo creare un turismo che faccia lavorare rifugi, attività locali e operatori del territorio durante tutto l’anno, superando una logica concentrata soltanto in pochi periodi e in pochi luoghi”.
Ghezzi ha inoltre sottolineato come la Valsassina, pur essendo già una destinazione molto apprezzata dagli escursionisti, faccia ancora fatica a proporsi con un’identità territoriale unitaria: “Esistono molte iniziative positive, ma spesso procedono in maniera separata. Questo progetto vuole essere un filo rosso capace di collegare Comuni, rifugi, associazioni e operatori in una visione comune di turismo sostenibile”.

Sette tappe e 107 chilometri tra ex stazioni sciistiche e sentieri storici
La parte tecnica del progetto è stata illustrata da Davide, tra i progettisti dell’itinerario. Il cammino si svilupperà per 107 chilometri, articolati in sette tappe e con sei pernottamenti nei rifugi lungo il percorso. “Non si tratta di un itinerario rigido – ha spiegato –. Potrà essere percorso integralmente oppure suddiviso in più momenti, anche nell’arco di diversi fine settimana. La fortuna della Valsassina è che esistono sempre collegamenti verso il fondovalle che consentono di interrompere il percorso e riprenderlo successivamente”.
La vicinanza con Milano e la facilità di accesso tramite treno e autobus rappresentano ulteriori punti di forza: “Ci auguriamo che questo possa favorire un turismo più duraturo. Chi arriva potrà fermarsi una notte in valle prima di partire, sostare nei rifugi o prolungare la permanenza. Sarà un beneficio sia per le strutture lungo il cammino sia per le attività presenti nei paesi”.
Il percorso è stato pensato per essere accessibile a chi possiede un minimo di allenamento e dimestichezza con l’escursionismo, senza particolari difficoltà tecniche.
Un portale web, tracce GPS e videoguide per accompagnare gli escursionisti
Grande attenzione verrà dedicata anche alla comunicazione digitale. Elisa Ricci, incaricata dello sviluppo informatico del progetto, ha presentato il futuro portale web che accompagnerà il cammino. Il sito sarà sviluppato con logica mobile first, quindi progettato principalmente per l’utilizzo da smartphone, ma consultabile anche da computer. Sarà disponibile in italiano e inglese.
Nella homepage comparirà la mappa completa del percorso con la possibilità di scaricare le tracce GPS, utilizzabili anche offline.
Per ogni tappa saranno disponibili: schede tecniche dettagliate; altimetrie e profili altimetrici; dati su dislivelli e percorrenze; elenco di rifugi, bed and breakfast e punti di ristoro; indicazioni sui luoghi di interesse culturale e naturalistico; gallerie fotografiche e videoguide e mini-documentari dedicati ai territori attraversati.
“Non sarà soltanto un cammino da un punto A a un punto B – è stato illustrato – ma uno strumento per comprendere il territorio, conoscere la sua storia e incontrare le comunità che lo abitano”.

Per rendere immediatamente riconoscibile il percorso è stato scelto un simbolo grafico dedicato: un triangolo azzurro, ispirato al profilo delle montagne della Valsassina. Nel logo ufficiale del cammino presente anche un camoscio al centro, animale simbolo della valle. L’idea è quella di installare una segnaletica discreta ma facilmente individuabile dagli escursionisti. “Lungo il percorso compariranno piccoli triangoli azzurri che guideranno passo dopo passo i camminatori senza impattare sul paesaggio”, hanno spiegato i progettisti.
Le prime due tappe già finanziate, ora la ricerca di nuove partnership
Un elemento importante riguarda le risorse disponibili. I fondi ottenuti attraverso il bando di Fondazione Cariplo consentiranno per il momento di sviluppare e promuovere in maniera completa le prime due tappe: Ballabio – Piani Resinelli; Piani Resinelli – Rifugio Riva.
Le restanti cinque tappe fanno già parte del progetto complessivo ma necessiteranno di ulteriori partnership e finanziamenti per essere completate sul piano della segnaletica, della promozione e delle infrastrutture. “È un progetto ambizioso – ha ammesso Fabio Ghezzi – ma stiamo già cercando collaborazioni con enti, amministrazioni e soggetti del territorio per arrivare nel più breve tempo possibile alla completa realizzazione dell’intero itinerario”.
“Non vogliamo vendere un territorio, ma renderlo un luogo migliore in cui vivere”
Se la parte tecnica del progetto guarda ai sentieri, alla cartellonistica e alle infrastrutture, la sua anima più profonda guarda invece alle persone. Uno degli interventi più significativi della serata portato da Sofia Bolognini di Resinelli Tourism Lab ha infatti posto l’accento sulla filosofia che sta alla base di “Un’Altra Via”: costruire un percorso che non sia soltanto un prodotto turistico, ma un’occasione per rafforzare il legame tra comunità e territorio. “Noi vorremmo che il contenuto di questo cammino fosse esattamente questo: non vendere un territorio, ma fare in modo che quel territorio sia un luogo più bello in cui vivere, non solo in cui arrivare per un giorno”, ha esordito Sofia.

L’idea è quella di utilizzare il cammino come uno strumento capace di mettere in relazione persone, luoghi e comunità: “Un cammino permette di entrare poco alla volta in un territorio, passo dopo passo, metro dopo metro. Consente di conoscerne davvero i luoghi, le storie, gli spiriti che lo abitano e soprattutto le comunità che lo mantengono vivo ogni giorno con il proprio lavoro e la propria presenza”.
Allo stesso tempo, però, il progetto viene descritto come un percorso da costruire lentamente nel tempo: “È qualcosa che si realizza pezzo dopo pezzo, anno dopo anno. La rete che oggi esiste deve continuare ad allargarsi coinvolgendo altri cittadini, altre associazioni, altre istituzioni e altri operatori del territorio”.
Gli ideatori non nascondono la complessità dell’iniziativa. “Sappiamo che unire 14 Comuni non sarà semplice – è stato sottolineato -. Però forse proprio per questo vale la pena provarci. Vogliamo che chi arriva in Valsassina non veda soltanto l’abbandono di vecchie piste da sci o di impianti dismessi, ma riconosca questi luoghi come parti di una stessa storia e di un unico territorio”.
Un vero e proprio “filo rosso” che dovrebbe collegare comunità, rifugi, operatori turistici e amministrazioni locali in una visione condivisa del futuro della montagna.
Giovani protagonisti: nasce l’Accademia Under 30
Grande attenzione viene riservata alle nuove generazioni. Durante la serata è stato ribadito come il tema dello spopolamento giovanile rappresenti una delle sfide più urgenti delle aree montane. “I dati ci dicono che i giovani continuano a lasciare le nostre valli – è stato osservato da Sofia -. Per questo vogliamo offrire loro occasioni concrete per mettere in campo competenze, idee e creatività”.
Tra le azioni previste figura infatti la nascita di una vera e propria Accademia Under 30, destinata a formare giovani capaci di diventare promotori, narratori e custodi del progetto: “Avremo bisogno di guide, comunicatori, social media manager, narratori, innovatori. Vogliamo che siano i ragazzi stessi a contribuire alla costruzione e alla gestione di questo cammino”.
L’obiettivo dichiarato è quello di creare opportunità che possano incentivare le nuove generazioni a rimanere o a tornare nei territori montani.
In autunno arrivano le mappe di comunità
Guardando alle prossime tappe del progetto, Maria ha spiegato che l’estate sarà dedicata al lavoro tecnico di mappatura del territorio. I partner coinvolti, insieme a naturalisti ed esperti, effettueranno sopralluoghi lungo il percorso per censire e valorizzare le principali emergenze naturalistiche, culturali e paesaggistiche che saranno poi raccontate attraverso il sito web, i materiali informativi e gli strumenti divulgativi previsti dal progetto.
Il percorso entrerà però nel vivo della partecipazione pubblica tra settembre e ottobre. Sono infatti già stati programmati due appuntamenti, il 27 settembre e il 4 ottobre, dedicati alla realizzazione delle cosiddette mappe di comunità, uno strumento utilizzato a livello internazionale per costruire una rappresentazione del territorio attraverso lo sguardo di chi lo vive quotidianamente.
“Le mappe non sono mai completamente oggettive – ha spiegato Maria – perché raccontano sempre il punto di vista di chi le realizza. Per questo vogliamo costruire una mappa che rifletta gli occhi, le esperienze e i ricordi delle persone che abitano questi luoghi”.

Durante gli incontri i partecipanti saranno chiamati a individuare luoghi significativi per motivazioni storiche, culturali, naturalistiche ma anche personali. Successivamente verranno organizzate uscite sul territorio per percorrere insieme alcuni tratti del cammino, raccogliendo racconti, testimonianze, fotografie e memorie che confluiranno nel materiale informativo del progetto.
L’obiettivo non è soltanto fotografare il presente, ma anche immaginare il futuro della valle. “Una delle caratteristiche più interessanti delle mappe di comunità – è stato sottolineato – è la possibilità di rappresentare non solo ciò che il territorio è oggi, ma anche ciò che potrebbe diventare domani”.
Il primo appuntamento dovrebbe svolgersi a Ballabio il 27 settembre, mentre il secondo incontro è previsto per il 4 ottobre a Pasturo. Tutti i cittadini interessati potranno partecipare e saranno informati attraverso i canali di comunicazione del progetto. Una fase che punta a trasformare residenti, associazioni e frequentatori della montagna in protagonisti attivi della costruzione di questa nuova visione della Valsassina
Una costruzione collettiva
La serata si è conclusa con una vera e propria chiamata alla partecipazione. Davanti alle mappe del percorso esposte nella sala, i cittadini sono stati invitati a lasciare suggerimenti, segnalazioni e osservazioni attraverso post-it e annotazioni dirette. È stato chiesto anche di indicare persone, associazioni e realtà del territorio che potrebbero offrire un contributo significativo allo sviluppo del progetto.
Un passaggio che sintetizza bene lo spirito dell’iniziativa: “Un’Altra Via per la Valsassina” non vuole essere un percorso progettato dall’alto, ma una costruzione collettiva che cresce grazie al contributo di chi la montagna la vive ogni giorno.
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