La rielezione a presidente di Mattarella nei commenti dei politici lecchesi

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Dal web i commenti dei politici lecchesi alla rielezione di Sergio Mattarella

Dalla stima per il presidente alle inevitabili frecciate ai partiti

 

LECCO – La rielezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica ha generato diverse reazioni: dalle manifestazioni di stima per il Capo dello Stato alle inevitabili critiche alla politica che non è stata in grado di trovare un successore al presidente uscente.

Dunque, ecco come è stata accolta la rielezione di Mattarella nei post pubblicati da sindaci, amministratori e parlamentari lecchesi:

 

car_sharing_e_vai_leccoMauro Gattinoni, sindaco di Lecco (PD)

“La presenza del Presidente Mattarella è stata una costante in questo mio primo anno da Sindaco con le sue indicazioni, i suoi moniti e i lungimiranti discorsi, soprattutto nei mesi più duri della pandemia. Una presenza sicura che ho sentito accanto anche “fisicamente”, ogni giorno, entrando nel mio ufficio e incrociando il suo ritratto posto dietro la mia scrivania, proprio accanto alle bandiere dell’Italia, dell’Unione Europea, della Regione e della nostra città.

È una garanzia per il Paese la riconferma di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica: una guida ancorata alla promozione dei valori della Costituzione e capace di interpretare lo stato d’animo del Paese, stimata all’estero e in grado di garantire la stabilità dell’Italia sia nelle ore più difficili sia oggi in un momento cruciale per la ripartenza.

Allo stesso tempo questa elezione rappresenta anche un’evidente crisi di leadership dei partiti, incapaci di trovare unità su un altro nome che potesse rivestire il ruolo di più alta carica dello Stato e di dimostrare la maturità necessaria nella gestione del processo elettivo. Se ne esce a brandelli: abbiamo assistito a candidature ostinate e divisive, figure istituzionali esposte alla berlina, profili femminili nel ruolo di semplici comparse, tatticismi di palazzo al limite dell’azzardo e distanti dal pragmatismo di cui il Paese ha bisogno.

Quanta strada ancora da fare! Per questo, caro Presidente, ancora una volta grazie per il suo sforzo di estrema generosità a totale servizio dell’Italia”.

Paolo Arrigoni, senatore (Lega)

“Matteo Salvini si è battuto con coraggio e lealtà, valori che altri di altre forze politiche hanno dimostrato di non possedere. Per il bene del paese il leader della Lega ha proposto candidati di altissimo profilo, peraltro non leghisti, ricevendo solo dei NO!

Una cosa certa che conforta è la compattezza dimostrata dalla Lega in queste intense giornate, purtroppo o per fortuna lontana anni luce dalle fragilità di altre forze politiche sempre più falcidiate da lotte intestine interne! Non mi resta che augurare un buon lavoro al Presidente Mattarella!

Ora torniamo ad occuparci ed a risolvere i tanti problemi del paese e degli italiani. Orgoglioso di essere un leghista!”

Gianmario Fragomeli, onorevole (PD)

“L’ottavo ciclo di votazioni si è aperto con la disponibilità di Mattarella ad un affrontare un secondo mandato. Un scelta che potrà portare stabilità e autorevolezza all’Italia e continuità nell’azione di governo”.

 

 

Antonio Rusconi, sindaco di Valmadrera (Italia Viva)

“Mattarella di nuovo Presidente: una buona notizia per l’ Italia. Dopo una settimana non straordinaria per la politica italiana, si è arrivati alla soluzione più logica e più utile per il Paese: la permanenza di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica e di Mario Draghi a capo del Governo, nel momento della destinazione dei fondi del PNRR ma anche di piena pandemia.

Forse per la politica italiana è la fine di un bipolarismo guidato dalle ali estreme: personalmente è una grande gioia, avendo avuto l’ occasione di passare gran parte della mia esperienza parlamentare nello stesso gruppo e di stimarlo per la profondità delle analisi e della cultura e per la moderazione dei rapporti personali e politici . Ho avuto occasione di incontrarlo proprio esattamente tre anni fa per l’ invito al Quirinale degli alunni di Valmadrera. Grazie e buon lavoro Presidente!”

Daniele Butti (Segretario provinciale Lega)

“In queste elezioni del Presidente della Repubblica, la Squadra del centrodestra era composta da diversi schieramenti politici, CAMBIAMO con TOTI, FORZA ITALIA con TAJANI, e soprattutto da Fdi con Giorgia Meloni… ora che questi ultimi se la prendono con chi hanno voluto come rappresentante, ovvero Matteo Salvini, dopo che da uomo leale, vero, che ha dato il 100% di se, unico che si sia preso la proprie responsabilità tentando di lavorare per il bene del centrodestra è da ipocriti. Diciamolo… in tutto questo c’è chi ha tradito… e sono proprio loro, coloro che hanno scelto Salvini come rappresentante, sono quelli che in questi anni hanno sempre gravitato sulle nostre spalle magari vagando e presenziando a feste della Lega perchè motore trainante del centrodestra.

Si vince insieme e si perde insieme dicevano, ma vedo che fa comodo scaricare, giudicare e come gli sciacalli augurare “all’amico” il peggio per accaparrarsi un voto.
La lealtà è altro, l’amicizia pure e non facciamo le vergini, in politica fra partiti non c’è, c’è convenienza. Salvini non ha tradito il centrodestra, il centrodestra in queste elezioni è imploso per ingordigia, gole profonde, poltrone e perchè qualcuno non è capace di attendere i tempi giusti.

Ora ricomponiamoci e ripartiamo perchè la partita è molto lunga ancora se la su vuole vincere, a meno che non faccia più comodo stare sempre all’opposizione e ululare alla luna”.

Giacomo Zamperini, consigliere comunale di Lecco (FDI)

“Questo non può che essere un momento di gioia per tutte le Istituzioni repubblicane e democratiche. Abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che porta con sé esperienza pregressa nel ruolo, ricoperto sempre con impeccabile pacatezza. Le polemiche si spengano di fronte alla sacralità del voto, al bene supremo, alla Patria, al futuro dell’Italia e degli italiani. In marcia!”

 

Dante De Capitani, sindaco di Pescate (centrodestra)

“Vince la paura di lasciare la poltrona, ma verrà il momento…”

 

 

 

Raffaele Straniero, consigliere regionale (PD)

“”Avevo altri piani, ma se serve ci sono.” Con queste parole, sintetiche ma chiarissime, Sergio Mattarella ha risposto alla richiesta dei capigruppo di Camera e Senato di accettare la rielezione a Presidente della Repubblica. Credo che da qui occorra partire per commentare quanto è successo in questi giorni: da un “grazie” al Presidente!

La sua rielezione rappresenta, in questo momento difficile, un segnale di stabilità importante, apprezzata a livello internazionale, che può consentire alle nostre istituzioni di lavorare in continuità nel migliore dei modi.

Il suffragio di 759 voti con cui è stato eletto è anche significativo della stima che il Parlamento, a nome del popolo italiano, nutre nei suoi confronti. La sua Presidenza ha costituito difatti in questi sette anni un punto di riferimento sicuro: il suo stile sobrio ed essenziale, il suo profondo radicamento ai valori della Costituzione, la sua vicinanza ai bisogni della popolazione lo hanno reso molto popolare e non era facile immaginare un nuovo Presidente che sapesse mantenere lo stesso equilibrio. Certo non era impossibile. E qui sta la sconfitta della politica: non aver saputo trovare la condivisione su un altro nome credibile.

Non mi piace però, e non mi è mai piaciuto, dare dei giudizi generici, in quanto, a mio avviso, le responsabilità sono precise. Se, infatti, all’epoca della rielezione di Napolitano, fu il centro-sinistra a non saper trovare la convergenza su un’altra figura, questa volta è evidente come sia stato il centro-destra a fallire: la pretesa di esprimere una figura a prescindere da una condivisione con le altre forze politiche (da Berlusconi alla Casellati) lo ha fatto inesorabilmente “schiantare”, tanto che oggi molti stessi esponenti di questo schieramento si chiedono se esista ancora un “centro-destra”.

Al contrario il merito del segretario del PD, Enrico Letta, mi pare sia indubitabile: ha tenuto una posizione di dialogo ma ferma nello stesso tempo e non ha mai “bruciato” nomi inutilmente. In una partita a scacchi lunga e complicata come quella per il Quirinale ha saputo mantenere il sangue freddo. Diversamente dal “leader” attuale dei 5 Stelle che ha spesso cercato inutili fughe in avanti. Con Mattarella Presidente e Draghi “premier” l’Italia ha la possibilità di continuare sulla strada della ripresa con determinazione. Buon lavoro, Presidente! In bocca al lupo!”

Alessandra Consonni, assessore comunale di Ballabio (Lega)

“Sergio Mattarella, 80 anni, è stato rieletto presidente della Repubblica. Sempre oggi Giuliano Amato, 83 anni, ex presidente del consiglio, è stato eletto presidente della Corte Costituzionale. Siamo un Paese che guarda al futuro…”

 

beppe mambrettiBebbe Mambretti (‘solo elettore’ di centrodestra)

“Il giorno dopo.

Credo sia doveroso fare due riflessioni su quanto accaduto per mitigare l’ingenerosita’ alla quale l’istinto può portare.

La prima è quella che porto rispetto sempre a chi si mette a disposizione delle istituzioni in momenti simili, in particolare dopo aver chiesto e pregato in lungo e in largo di essere tolto dell’agenda. La seconda che è la vera riflessione però è quella di non giudicare un uomo e la sua storia, che può piacere e non piacere, ma come si è arrivati alla sua elezione, in particolare come ci è arrivato il centrodestra.

Il centrodestra di lotta e di governo
Oggi tre partiti su quattro sono al governo con il PD e il M5S e il quarto è formalmente e specularmente all’opposizione godendosi ampi privilegi, non solo elettorali ma di posizione che spettano solo all’opposizione. Vorrei ricordare agli immemori che il partito di Giorgia Meloni ha battagliato per avere alla presidenza del Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) il Finiano Adolfo Urso, amico dell’Iran, tant’è che prestava consulenza con la sua Iws con sede a Theran ad un’industria che produceva aerei dual use (quelli che da uso civile si possono trasformare in militare) ed era nota la sua agenda piena di incontri con l’ayatollah Ali Khamenei.
Salvini ne fece di ogni pur di non dare la presidenza a Urso (giustamente dico io), ma come tutte le volte che Salvini dice che bisogna passare sul suo corpo per fare una cosa, la cosa stessa è già da darsi fatta.

Che dire per la gioia di tutti noi e del mio e suo amico lecchese Fabio “finché c’e Adolfo (Urso) c’è sicurezza”.

Il centrodestra dunque si è presentato in due dinamiche alla scadenza del Quirinale, quella di lotta e di governo, e purtroppo poiché le strategie, come le idee, camminano sulle gambe degli uomini con le loro capacità, con i loro pregi e difetti, tale strategia è saltata sul nascere. Oggi certo possiamo dare tutte le colpe a Salvini e ai suoi grandi limiti, ma non può essere portatore di tutti i mali.

Il centrodestra italiano manca di:
➡️ regole ⚠️
In base a quale regola viene individuato un portavoce? Voti? Sensibilità? Capacità di interagire con la parte avversa e magari di convincerla? Capacità di considerazione anche nei confronti dei cespugli della coalizione, che mi pare siano stati fondamentali, a torto o ragione, nel mandare a puttane il tutto?
➡️ democrazia interna ⚠️
Da quanto tempo in Fi e in Lega non si svolgono più i congressi?
Tutela delle minoranze interne, perché trovo paradossale che in Fi (partito che mi è più vicino negli ideali) vengano valorizzati solo coloro che hanno il numero della morosa di turno del capo o che nella Lega chi prende il 20% contro Salvini non venga nemmeno candidato alle regionali.
Di Fdi posso dire poco, perché dopo la fase di reclutamento in atto, arriverà quella delle regole e mi auguro della loro attuazione.
➡️ la cabina di regia ⚠️
Mancata dall’inizio alla fine tra Fi e Lega e i loro ministri più in quota a Draghi (Giorgetti, Brunetta). Questo per assenza di camere di compensazione che una volta si chiamavano segreterie e oggi cerchi tragici o anarchia azzurra. Tale strategia è mancata anche con i governatori sulla pandemia e l’elettorato si è reso conto di tutto ciò, tant’è che chi aveva meno governatori si sfregava le mani e mieteva consensi.
➡️linea Politica⚠️
Non può vincere un centrodestra con due leader che si scimmiottano a chi è più amico di Orban o della LePen… senza accanto una forza liberale e popolare credibile e inserita nel contesto europeo.

Non può esistere un centrodestra con due leader che si sfidano nei sondaggi e che mostrano i muscoli l’uno con l’altro con le vignette sui social postate su ordine ai loro parlamentari. La capacità vincente di Berlusconi dei primi tempi era stata la visione globale per andare a vincere facendo crescere e aiutando a crescere anche ambienti centristi che potevano essergli concorrenziali, ma che nel finale portavano alla vittoria. La Lombardia non è stata conquistata solo dagli elmi con le corna di Pontida, dagli uomini Fininvest ridicoli inviati nei territori con il kit del sostenitore azzurro o dal ridotto ligrestiano di Paterno’ del “sotto il Tricolore niente”, ma aprendo a mondi che, a torto o a ragione, avevano visione e radicamento. La Lombardia stessa ancora vive su quell’onda nonostante quei mondi siano stati accantonati senza, ahimè, nessuna sostituzione. Cosa che non ha fatto Zaia in Veneto.

Detto tutto ciò come potevamo andare a vincere una battaglia con una nave che faceva acqua da tutte le parti, con a bordo un capitano che si incagliava e la capitana a terra che rideva sotto i baffi?

Purtroppo c’è poco da ridere perché ha vinto Letta senza nemmeno aver fatto la battaglia, Renzi ne è uscito da statista e ringraziamo Mattarella che ha rinunciato ai suoi altri progetti, perché poteva anche andare peggio. Un consiglio traumatico visto che le sberle servono solo agli umili:Sistema proporzionale secco, ognuno per sé e, tra cinque o sei anni, quando avrete capito cosa è una coalizione, tornerete insieme come si fa nelle famiglie in crisi. E se sono rose fioriranno .

Ps: Consiglio che vale anche nel nostro territorio, dove l’asse non può pigliare sempre tutto, perché in troppi smetterebbero di giocare, poi si rischia di non rendersi conto che stai giocando al solitario invece che a scopa”.