Lecco: elezioni 2026. Il punto sulla corsa a 5 alla poltrona di sindaco

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Elezioni Comunali 2026. I candidati sindaci di Lecco. Da sinistra, Filippo Boscagli, Giovanni Colombo, Mauro Fumagalli, Mauro Gattinoni, Francesca Losi
Elezioni Comunali 2026. I candidati sindaci di Lecco. Da sinistra, Filippo Boscagli, Giovanni Colombo, Mauro Fumagalli, Mauro Gattinoni, Francesca Losi

Gattinoni e Boscagli favoriti, ma la lista di Fumagalli può spostare gli equilibri al secondo turno

Le due liste nate dall’area leghista una guidata da Colombo e l’altra da Losi puntano a intercettare il voto identitario

LECCO – A poco meno di un mese dal voto, Lecco entra nel vivo di una campagna elettorale che si annuncia più aperta di quanto i “bookmaker” locali vogliano far credere. La previsione più accreditata resta quella di un ballottaggio tra il sindaco uscente Mauro Gattinoni, espressione del centrosinistra, e Filippo Boscagli, candidato del centrodestra, vicino all’area di Comunione e Liberazione e forte di una lunga militanza amministrativa. Boscagli, nipote dell’ex sindaco Giulio Boscagli (1986-1988 | 1988-1993), porta in dote circa vent’anni di esperienza in consiglio comunale, elemento che lo accredita come profilo solido agli occhi dell’elettorato più strutturato.

Eppure la corsa alla fascia tricolore non si esaurisce nel duello tra i due “big”. A complicare il quadro ci sono altri tre candidati, capaci di incidere sugli equilibri e, soprattutto, di erodere consenso nei rispettivi campi.

C’è Mauro Fumagalli, volto della civica “Orizzonte per Lecco”, nata da una costola di “Appello per Lecco” dell’ex assessore Corrado Valsecchi. Una proposta centrista e moderata che punta su un profilo outsider, potenzialmente attrattivo per quell’elettorato civico in cerca di discontinuità senza strappi. Nel gruppo sono inoltre confluiti alcuni consiglieri  “delusi” dall’Amministrazione Gattinoni e figure vicine all’allora sindaco di centrosinistra Virginio Brivio, dal quale Gattinoni ha raccolto l’eredità alla guida della coalizione.

Sul fronte opposto, la frammentazione del centrodestra si manifesta con altre due candidature. Giovanni Colombo, già consigliere comunale in quota Lega, oggi corre con il “Patto per il Nord”, sostenuto dall’ex sindaco Lorenzo Bodega (1997-2001 | 2001-2006), storico borgomastro lecchese. In campo anche Francesca Losi, con un passato da leghista tra i banchi del consiglio comunale lecchese, attualmente consigliera comunale in quel di Pontida (comune bergamasco) nonché esponente del “Partito Popolare del Nord”, formazione che annovera tra i fondatori l’ex ministro Roberto Castelli.

Una gara a cinque, dunque, che rende meno lineare la corsa al secondo turno. Se da un lato Gattinoni e Boscagli restano i favoriti, dall’altro la dispersione del voto potrebbe incidere in modo significativo, soprattutto in un contesto dove ogni pacchetto di consensi può rivelarsi decisivo. In questo quadro, l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato proprio da “Orizzonte per Lecco”, che i bookmaker lecchesi stimano in una forbice tra il 6 e l’8%. Un risultato potenzialmente rilevante anche in ottica secondo turno, dove resta da capire quale sarà l’eventuale posizionamento della civica. Più contenuto, almeno secondo le stesse valutazioni, il peso dei due raggruppamenti di matrice ex leghista, accreditati complessivamente intorno alla soglia del 5%.

Per il sindaco uscente la partita si gioca anche sulla capacità di ricucire il rapporto con una parte della cittadinanza che negli ultimi anni ha espresso malumori, in particolare su alcune scelte legate alla viabilità. Sul fronte opposto, Boscagli è chiamato a fare un lavoro altrettanto delicato: tenere insieme un centrodestra che, fino all’ultimo, ha mostrato crepe e divisioni. Una fragilità che pesa come un macigno, se si considera che l’area conservatrice manca dalla “stanza dei bottoni” cittadina da circa quindici anni.

Il precedente del 2020 resta inevitabilmente sullo sfondo. Allora il candidato del centrodestra Peppino Ciresa sfiorò il colpo al primo turno con il 48,71%, salvo poi cedere al ballottaggio per una manciata di voti, in un ribaltone che fece scuola. Mauro Gattinoni vinse con 10.978 preferenze, appena 31 in più rispetto alle 10.947 di Ciresa. Un esito che trovò spiegazione non solo nei flussi tra primo e secondo turno, ma soprattutto nel dato dell’affluenza: al ballottaggio si recarono alle urne 2.731 elettori in meno rispetto al primo turno (24.882 contro 22.151 su 38.451 aventi diritto). Un calo che, con ogni probabilità, premiò la maggiore compattezza del centrosinistra rispetto a un centrodestra meno disciplinato.

Oggi quello scenario appartiene agli archivi, ma resta un monito per entrambi gli schieramenti. L’unità, o la sua assenza, può fare la differenza a volte persino più dei programmi.

Il calendario è fissato: si voterà domenica 24 e lunedì 25 maggio, con eventuale ballottaggio domenica 7 e lunedì 8 giugno.

Due passaggi distinti, due partite che potrebbero raccontare storie diverse: 2020 docet. Il primo turno servirà a misurare i rapporti di forza, a fotografare il consenso reale dei candidati e, soprattutto, a capire quanto peserà la frammentazione in campo. Il secondo, se ci sarà, sarà tutta un’altra sfida: meno identitaria, più tattica, dove conteranno capacità di convergenza, credibilità personale e tenuta delle coalizioni.

È lì che si giocherà davvero la partita per Palazzo Bovara. Perché, al di là dei pronostici dei “bookmaker”, Lecco arriva a questo appuntamento con equilibri ancora mobili e con un elettorato che negli ultimi anni ha dimostrato di poter cambiare orientamento anche all’ultimo miglio.

Più che una corsa già scritta, dunque, quella che si apre è una partita aperta fino in fondo. E come spesso accade in queste condizioni, non saranno solo i numeri a fare la differenza, ma la capacità di interpretare il momento, intercettare il voto in movimento e presentarsi, al momento decisivo, come l’opzione più solida per guidare la città nei prossimi cinque anni.