Ritiro sociale giovanile: Azione Lecco denuncia lo stallo della legge mentre il fenomeno “hikikomori” cresce sul territorio

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Hikikomori

Il partito chiede interventi su prevenzione e supporto psicologico: in Italia fino a 80mila casi tra gli 11 e i 19 anni

Dalla proposta ferma in Parlamento al bisogno di una rete tra scuola, famiglie e servizi: l’allarme del partito

LECCO – Il fenomeno del ritiro sociale giovanile, noto come “hikikomori”, cresce anche sul territorio lecchese e richiede interventi urgenti e strutturati. A denunciarlo è Azione Lecco, che torna a sollecitare l’avvio di una discussione parlamentare sulla proposta di legge presentata a livello nazionale e rimasta, a distanza di mesi, senza seguito.

Il tema riguarda un numero sempre più significativo di giovani e famiglie, coinvolti in un fenomeno complesso che porta a un progressivo isolamento sociale, con conseguenze rilevanti sul piano educativo, lavorativo e relazionale. Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i casi sarebbero tra i 50mila e gli 80mila, in particolare tra gli 11 e i 19 anni.

A preoccupare è anche l’assenza di un confronto istituzionale sulla proposta di legge avanzata da esponenti del partito. “Questo silenzio indifferente, su una misura così importante, non è accettabile – sottolinea Eleonora Lavelli, segretaria di Azione Lecco –. Troppe famiglie si trovano smarrite di fronte a comportamenti che spesso non vengono compresi, ritardando così l’avvio di un percorso di cura”.

Il ritiro sociale si sviluppa generalmente in più fasi, da un iniziale isolamento fino a una condizione di chiusura totale, con possibili ricadute come l’abbandono scolastico o lavorativo, la drastica riduzione dei contatti e alterazioni del ritmo sonno-veglia. Un quadro che, secondo Azione, richiede una risposta coordinata e tempestiva.

“La salute, anche mentale, è uno dei pilastri fondamentali del nostro impegno – prosegue Lavelli – e vogliamo affrontare questo problema sia sul territorio sia in Parlamento”.

La proposta di legge mira a costruire un sistema di intervento strutturato, basato su più livelli: dal rafforzamento della collaborazione tra scuola e famiglia al potenziamento del supporto psicologico e dei percorsi di reinserimento. Tra le misure previste figurano anche l’istituzione di un Osservatorio nazionale presso il Ministero della Salute, l’elaborazione di un Piano triennale di prevenzione e intervento e la creazione di un fondo dedicato da 50 milioni di euro annui per il periodo 2026-2030.

Un approccio che, secondo Rosaura Fumagalli, presidente di Azione Lecco, deve necessariamente coinvolgere più attori. “Si tratta di un fenomeno complesso, determinato da fattori culturali, psicologici e sociali. L’uso dei dispositivi digitali può incidere, ma non è la causa principale. Serve un lavoro di rete tra professionisti, scuole, famiglie e Terzo Settore, che può offrire strumenti concreti e accompagnamento costante”.

Accanto al piano nazionale, l’attenzione si concentra anche sulle possibili azioni a livello locale. La professoressa Annarosa Besana evidenzia come alcune attività scolastiche possano rappresentare strumenti efficaci di contrasto al fenomeno: il teatro, per favorire l’espressione di sé e la relazione con gli altri, e l’orienteering, che stimola autonomia e capacità di adattamento.

Fondamentale, inoltre, il rafforzamento della formazione per insegnanti e operatori sociosanitari e l’attivazione di interventi precoci già in età infantile, in collaborazione con associazioni, enti del Terzo Settore e amministrazioni locali, supportati da risorse adeguate.

“Intervenire tempestivamente è essenziale per evitare che queste situazioni si aggravino – sottolineano dal partito – e per offrire ai giovani strumenti concreti per uscire dall’isolamento”.

Il tema, conclude Azione, non può più essere rimandato: “I giovani sono il capitale più prezioso e non possiamo permettere che chi resta indietro venga dimenticato”.