Polemica sulla visita del candidato di centrodestra al centro ‘La città’, Avs: “Doppiezza elettorale da ballottaggio”
La replica di Boscagli: “Attonito e amareggiato, ho troppo rispetto per le persone per cercare consenso nei luoghi di culto”
LECCO – Continua la campagna elettorale in vista del ballottaggio del prossimo 7-8 giugno per l’elezione del sindaco di Lecco, non senza polemiche. A sollevare ‘il caso’ Alleanza Verdi e Sinistra che, in seguito alla visita del candidato sindaco di centrodestra Filippo Boscagli al Centro ‘La Città’ in occasione della festa del sacrificio, celebrata questa mattina, ha rievocato i manifesti leghisti ‘stop maranza e moschea’ chiedendo lumi al candidato.
“Per settimane – scrivono gli esponenti di Avs – la Lega ha riempito la campagna elettorale lecchese con un messaggio chiaro, violento e volutamente divisivo: “Stop maranza e moschea”. Non una frase sfuggita. Non una battuta. Un manifesto elettorale. Una scelta politica precisa, firmata dalla Lega, forza decisiva della coalizione di Filippo Boscagli, il quale non ne ha mai preso le distanze neanche a domanda diretta. Poi, però, oggi Filippo Boscagli si presenta alla celebrazione dell’Eid al-Adha al Centro “La città” di Lecco. Il problema non è che sia andato in moschea. Il problema è l’esatto contrario: ci è andato dopo aver accettato che la sua coalizione trasformasse quella stessa moschea in un bersaglio elettorale. Questa si chiama incoerenza. O peggio: doppiezza elettorale da ballottaggio. Da una parte la Lega agita la parola “moschea” per spaventare i cittadini, confondendo deliberatamente religione, immigrazione, sicurezza e degrado. Dall’altra il candidato sindaco che quella Lega sostiene, va al Centro “La città” a cercare consenso, come se nulla fosse. A questo punto Boscagli deve rispondere a una domanda semplice: condivide il manifesto della Lega oppure no? Se lo condivide, la sua visita è stata una passerella ipocrita. Se non lo condivide, allora dica pubblicamente che la Lega ha sbagliato, che quel manifesto è vergognoso e che la parola “moschea” non può essere usata come insulto elettorale. Non può valere tutto e il contrario di tutto”.
Avs continua: “C’è un altro fatto politico evidente: Boscagli era solo. Dov’era la Lega? Dov’era il suo vice, indicato dalla Lega? Aveva avvisato l’europarlamentare Sardone? La Lega sapeva della visita? La condivide? Oppure siamo davanti a una coalizione che, ancora prima del voto, parla già con due lingue diverse? La verità è che il centrodestra lecchese mostra crepe profonde: da una parte chi fa propaganda contro le moschee, dall’altra chi prova a mostrarsi dialogante davanti alla comunità islamica. Una coalizione così non è moderata: è opportunista e divisa. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra non abbiamo bisogno di travestirci a seconda del pubblico che abbiamo davanti. La nostra posizione è chiara: libertà religiosa, rispetto delle comunità, legalità e convivenza valgono per tutti, sempre. Siamo contro ogni uso strumentale della paura. Siamo contro chi mette un luogo di culto su un manifesto come fosse una minaccia. Siamo contro chi cerca voti alimentando sospetti verso una comunità e poi si presenta alla sua festa religiosa per convenienza. Lecco non merita una destra che semina divisione sui muri e prova a raccogliere consenso nelle comunità che ha contribuito a colpire. Lecco merita coerenza. E Boscagli, oggi, ne ha dimostrata pochissima”.
Non si è fatta attendere la risposta del diretto interessato: “Attonito e amareggiato: non posso dire altro rispetto al tentativo di polemica lanciato questa mattina dalla di sinistra nei miei confronti” ha scritto Boscagli in una nota stampa diramata nel pomeriggio.
“Mi sono recato in Corso Promessi Sposi, dove ho potuto anche verificare personalmente una situazione che, in occasione di una celebrazione religiosa, genera enorme afflusso di persone in una zona altamente urbanizzata e sulla quale residenti e aziende chiedono da tempo, e invano, di essere ascoltati. La posizione della nostra coalizione sul tema moschea è chiara, pubblica e scritta nero su bianco nel programma elettorale: sì alla libertà religiosa, ma senza lasciare spazi a radicalismi e fondamentalismi di ogni sorta”.
“Non ho fatto alcun intervento o saluto pubblico davanti alle centinaia di presenti, e come me Mauro Fumagalli, a differenza invece di Mauro Gattinoni ed Emanuele Manzoni. Questo non appartiene al mio stile, né alla mia storia politica, né tantomeno personale. Ho infatti troppo rispetto per le persone per cercare consenso nei luoghi di culto o sfruttare l’appartenenza religiosa di alcuno. Gli ultimi mesi di questa amministrazione descrivono bene come siano ben altri coloro che hanno piegato e strumentalizzato ogni contesto a esigenze di propaganda elettorale” ha concluso.
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