Dopo il voto che ha bocciato il passaggio alla Provincia di Sondrio, la prima cittadina Monica Gilardi legge l’esito delle urne
“Nel prossimo Consiglio comunale chiuderemo la questione, ma il lavoro dell’amministrazione continua con le opere e gli obiettivi dell’ultimo anno di mandato”
COLICO – A pochi giorni dal voto che ha sancito la permanenza di Colico in Provincia di Lecco, la sindaca Monica Gilardi analizza l’esito del referendum consultivo che per mesi ha acceso il dibattito politico e amministrativo cittadino. Una consultazione storica per il paese, chiamato a esprimersi sul possibile passaggio alla Provincia di Sondrio, conclusasi con una netta affermazione del No, scelto da circa il 67% dei votanti.
Alle urne si sono recati 3.658 cittadini su 7.105 aventi diritto, consentendo il raggiungimento del quorum del 50% più uno, elemento che ha reso valida la consultazione. I voti contrari al trasferimento sono stati 2.459, mentre il Sì si è fermato a 1.182 preferenze. Numeri che hanno messo la parola fine a un percorso che per mesi ha visto confrontarsi due visioni opposte sul futuro istituzionale del paese.
In questa breve intervista la sindaca affronta tutti i temi aperti dal referendum: dall’interpretazione politica del risultato alle ragioni che hanno portato i colichesi a scegliere Lecco, passando per i rapporti con la minoranza, il futuro delle relazioni con Sondrio, il significato che questa consultazione ha lasciato alla comunità e le priorità dell’ultimo anno di mandato amministrativo. Un confronto a tutto campo per capire quale sarà ora la direzione di Colico dopo una delle vicende più discusse degli ultimi anni.
Sindaca, il risultato del referendum è chiaro: Colico resterà in provincia di Lecco. Si aspettava un simile esito? Qual è stata la sua prima lettura politica di questa bocciatura da parte dei colichesi?
“Prendo atto del risultato. Il quorum è stato raggiunto e credo che questa sia la cosa più importante su un tema che ha visto chiamati direttamente i cittadini a esprimersi e che, allo stesso tempo, il Comune affrontava per la prima volta. Il dato del 51,48% è un buon risultato rispetto all’obiettivo che si cercava per dare validità al referendum. Il restante 48% ha invece mancato un’occasione anche solo per votare: forse c’è stato disinteresse verso ciò che ruota attorno all’amministrazione, alla vita pubblica e al senso civico di ciascuno. Il risultato lo accolgo tranquillamente: siamo in una democrazia e credo che vada letto per quello che è. I colichesi hanno votato per rimanere in Provincia di Lecco”.
Ritiene che abbia vinto soprattutto il legame identitario con il Lecchese o la paura dell’incertezza legata al cambiamento?
“Credo sia stato un mix di questioni: identità, legame culturale e anche di una lettura non corretta della controproposta. Ha giocato molto l’incertezza. Le motivazioni possono essere in parte legate al senso di appartenenza, ma anche alla paura del futuro, a un approfondimento forse non sufficiente delle reali motivazioni e delle opportunità che il comitato favorevole al passaggio in provincia di Sondrio proponeva”.
I rapporti in Consiglio comunale rischiano ora di diventare più complicati, considerato che anche il vicesindaco Davide Ielardi si era espresso per il Sì e invece il comitato Colico resta a Lecco era stato costituito da consiglieri di minoranza?
“Entro trenta giorni dal decreto dovremo andare in Consiglio comunale per chiudere questa partita e portare la delibera definitiva con cui si concluderà l’iter iniziato nell’agosto dello scorso anno. Mi aspetto da parte dei gruppi di minoranza un atteggiamento che sottolineerà l’esito a loro favore del referendum. Nel frattempo, però, questo non sarà l’unico argomento di discussione. È il gioco delle parti sostenere la propria posizione e le proprie idee. Credo però che manchi ancora un anno alla fine dell’amministrazione e la mia attenzione ora sia quella di completare gli obiettivi che ci siamo dati nel 2021, mantenendo fede a un programma elettorale che a oggi è stato completato per circa il 90%”.
C’è il rischio che una parte dei cittadini si senta non ascoltata?
“No. Il referendum non ha intaccato l’attività amministrativa e non intaccherà i progetti che abbiamo in cantiere. Sono questioni diverse, a mio parere. Questo dato non va letto in funzione di una prossima candidatura del gruppo di maggioranza o come una valutazione complessiva sull’amministrazione. I cittadini si sono espressi contro il passaggio a Sondrio, non contro o a favore dell’amministrazione”.
Che cosa dovrebbe fare adesso la Provincia di Lecco per dimostrare che Colico è centrale e non periferica? Il paese, dopo questo referendum, verrà visto con occhi diversi?
“Se la cittadinanza ha votato per rimanere a Lecco, non c’è soluzione di continuità. Colico continua a essere nell’Alto Lario, un Comune crocevia di tanti rapporti commerciali, turistici ed economici. Mi auguro che venga preso nella giusta considerazione da parte degli enti sovracomunali”.
Come saranno invece i rapporti con Sondrio, con cui peraltro c’è sempre stata collaborazione? Muteranno in qualche modo?
“Se dobbiamo intrecciare nuovi rapporti e nuove possibilità di confronto, è normale che una pubblica amministrazione lo faccia, indipendentemente dalla provincia di appartenenza. Le relazioni con le amministrazioni vicine esistono e devono continuare a esistere indipendentemente dai confini. Secondo me questa è la forza: saper dialogare con i Comuni vicini per costruire progetti comuni”.
Questo voto chiude definitivamente la questione del passaggio a Sondrio oppure pensa che il dibattito possa riaprirsi in futuro?
“L’iter burocratico si chiuderà con il prossimo Consiglio comunale. Nulla vieta, in futuro, a un nuovo gruppo di riproporre l’argomento. Però, una volta deliberato, non si può più proporre referendum. Da questo punto di vista il passaggio sarà tombale”.
Cosa pensa che abbia lasciato, al di là del risultato numerico, il referendum a Colico?
“È stata un’esperienza per certi versi molto combattuta, almeno da quanto ho potuto osservare. È stata vissuta in maniera vivace. Ho ricevuto anche segnalazioni di cittadini che a un certo punto non avevano più voglia di essere coinvolti nei confronti, magari perché avevano già una loro idea su cosa votare. Alcuni si sono sentiti contattati e coinvolti, altri avrebbero preferito essere lasciati tranquilli”.
Adesso che il referendum è finito, quali sono le priorità assolute per Colico nei prossimi mesi?
“Questa Amministrazione si avvia all’ultimo anno di governo. Nella primavera prossima ci saranno nuove elezioni e noi abbiamo ancora da chiudere opere pubbliche e progetti in ambito culturale e sociale come la caserma dei Carabinieri, il centro di medicina, durante il periodo del referendum è stata realizzata la rotonda su via Nazionale e stiamo completando la ciclopedonale Brezza. Abbiamo lavorato parallelamente sia alla preparazione e programmazione del referendum sia all’attività quotidiana dell’amministrazione. È stato aperto anche il cantiere per il nuovo centro sportivo a fianco del campo da calcio, che vedrà la realizzazione di un’area sportiva con pump track, campo da basket e struttura per l’arrampicata. Il referendum, pur avendo assorbito tempo ed energie, non ha distolto l’attenzione dalle opere pubbliche che ci accompagneranno fino alla fine del mandato”.
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