La minoranza insiste sulle responsabilità politiche dopo il referendum, mentre la maggioranza rinnova piena fiducia alla sindaca
Gilardi: “Continuerò a governare fino alla fine del mandato”
COLICO – “Non mi dimetto perché non abbiamo tradito la fiducia dei cittadini“. Con queste parole la sindaca di Colico Monica Gilardi ha respinto in Consiglio comunale la richiesta di fare un passo indietro avanzata dall’opposizione dopo l’esito del referendum sul passaggio dalla provincia di Lecco a quella di Sondrio.
Dopo il dibattito sul voto che ha sancito la permanenza del Comune in provincia di Lecco, l’aula ha affrontato anche l’interpellanza presentata dal gruppo “Colico di Tutti”, avente ad oggetto la richiesta di chiarimenti sulla condotta della sindaca e della giunta nella gestione della proposta di passaggio alla provincia di Sondrio, con contestuale invito alle dimissioni della prima cittadina.
Un confronto che ha riportato al centro della discussione il significato politico del referendum e il ruolo avuto dall’amministrazione comunale durante tutto il percorso che ha portato alle urne. Gilardi ha risposto in maniera netta all’invito avanzato dall’opposizione: “Nel contenuto dell’interpellanza avete già anticipato le mie risposte – ha esordito – però mi permetto una riflessione. Ci sono due questioni aperte: la prima riguarda il vostro invito a rassegnare le dimissioni. Lo respingo e continuerò a governare questo Comune insieme alla mia maggioranza fino alla naturale scadenza del mandato, prevista nella primavera del prossimo anno”.
La sindaca ha quindi spiegato le ragioni della sua decisione: “Questa amministrazione non si dimette perché non ha tradito i cittadini, non è venuta meno al mandato elettorale ricevuto nel 2016 e confermato nel 2021. Non abbiamo mai perso la fiducia della popolazione, abbiamo costruito relazioni che durano da dieci anni e abbiamo garantito una presenza costante sul territorio”.
Gilardi ha inoltre rivendicato il lavoro svolto durante il secondo mandato amministrativo: “Abbiamo realizzato quasi il 90% degli obiettivi che avevamo sottoposto al giudizio degli elettori nel 2021 e continueremo a lavorare fino alla conclusione naturale di questa esperienza amministrativa. Solo alle elezioni del 2027 i cittadini avranno il diritto e il dovere di esprimere un giudizio su questi dieci anni di governo”.
La sindaca ha poi ribadito come il referendum sia stato accolto proprio per dare la parola ai cittadini: “Abbiamo accettato di fare il referendum perché era stato richiesto dai due comitati che rappresentavano posizioni differenti. Non abbiamo mai avuto paura del giudizio popolare e proprio per questo abbiamo consentito che fossero i cittadini a decidere”.
La replica dell’opposizione non si è fatta attendere. Il consigliere promotore dell’interpellanza Raffaele Grega ha precisato come l’obiettivo non fosse quello di presentare una mozione di sfiducia formale, che avrebbe richiesto numeri e procedure diverse, ma lasciare agli atti una valutazione politica della vicenda. “La sua risposta era ampiamente prevedibile e non ci sorprende – ha dichiarato -. Questa interpellanza non nasce come una mozione di sfiducia, ma come una riflessione politica su quanto accaduto. Volevamo che restasse agli atti una richiesta di assunzione di responsabilità”.
Secondo l’opposizione, il referendum avrebbe rappresentato un passaggio politicamente significativo, tale da richiedere una presa di posizione diversa da parte della sindaca: “Dopo l’elezione diretta, il referendum è probabilmente lo strumento più forte che esiste nella democrazia. Ci sono esempi internazionali e nazionali di amministratori che, dopo una sconfitta referendaria, hanno scelto di dimettersi. Penso a David Cameron dopo la Brexit o a Matteo Renzi dopo il referendum costituzionale. Le dimissioni sono un atto politico volontario che nasce dall’assunzione di responsabilità”.
Il consigliere ha quindi ribadito la convinzione che l’amministrazione abbia commesso un errore nel sostenere il progetto di passaggio a Sondrio: “A nostro avviso è stato un errore politico. Non stiamo giudicando tutto il lavoro svolto in questi anni, ma una scelta precisa che è stata bocciata dai cittadini. Per questo ritenevamo doveroso chiedere una riflessione sulle responsabilità politiche”.
Nel dibattito è intervenuto anche il capogruppo di maggioranza Franco De Poi (Noi per Colico), che ha difeso con forza l’operato dell’amministrazione: “Spero che questa sera si chiuda definitivamente la vicenda referendum e che si torni a lavorare per il bene del paese. Mi viene quasi da pensare che l’opposizione abbia cavalcato la battaglia per restare in provincia di Lecco soprattutto per mettere in difficoltà l’amministrazione Gilardi, senza riconoscere quanto è stato fatto in questi dieci anni”.
Il consigliere ha ricordato come il passaggio di provincia non facesse parte del programma elettorale della maggioranza: “È stato un percorso avviato da cittadini che hanno raccolto firme e chiesto l’avvio dell’iter. L’amministrazione ha semplicemente dato seguito a una richiesta arrivata dal territorio”. Da qui la piena fiducia alla sindaca: “A nome della maggioranza confermo il sostegno totale a Monica Gilardi fino alla conclusione del mandato. Saranno poi i cittadini a valutare il lavoro svolto e a decidere chi dovrà guidare Colico in futuro”.
L’opposizione ha però respinto la lettura proposta dalla maggioranza, ricordando come il progetto avesse ricevuto importanti sostegni istituzionali: “Non eravamo soltanto noi a contestare questa posizione. A livello regionale ben 90 consiglieri regionali si sono espressi contro il passaggio e soltanto sette si sono schierati a favore. Anche questo dovrebbe far riflettere”.
A chiudere il confronto è stato un ulteriore intervento dai banchi dell’opposizione, che ha voluto distinguere nettamente tra il referendum e la proposta di trasferimento: “Vorremmo precisare che l’errore non è stato fare il referendum. Ascoltare i cittadini non è mai un errore, anzi è un dovere. L’errore, semmai, è stato sostenere il passaggio alla provincia di Sondrio. Sul referendum non abbiamo mai avuto nulla da contestare. Non siamo d’accordo sul fatto che abbiamo portato avanti questa battaglia per mettere in difficoltà il sindaco. È una lettura faziosa che respingiamo. Abbiamo sostenuto una posizione perché la ritenevamo giusta per Colico”.
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