All’Auditorium Michele Ghisla di Colico incontro pubblico per approfondire le conseguenze del possibile passaggio alla provincia di Sondrio
Al centro turismo, servizi, scuola, partecipate, identità territoriale e futuro delle nuove generazioni. Si voterà il 24 e 25 maggio
COLICO – Un messaggio ribadito più volte nel corso della serata: il referendum del 24 e 25 maggio rappresenta una scelta destinata a incidere profondamente sul futuro di Colico. All’Auditorium Michele Ghisla, il comitato “Colico resta a Lecco” ha riunito amministratori, tecnici, imprenditori ed esperti per analizzare pubblicamente le conseguenze del possibile passaggio alla provincia di Sondrio, tra temi legati a turismo, scuola, servizi, società partecipate, identità territoriale e prospettive per le nuove generazioni.

Ad aprire l’incontro è stata Silvia Paroli, coordinatrice del comitato e consigliera comunale di “Più Comunità”, che ha invitato i cittadini a informarsi e partecipare al voto in maniera consapevole. “È fondamentale comprendere bene ciò che è in gioco”, ha sottolineato, ricordando come il referendum sarà valido solo con il raggiungimento del quorum del 50%+1 degli elettori.

Sul palco si sono alternati Fabio Dadati, Antonio Pasquini, Luciano Bettiga e Remo Valsecchi, protagonisti di interventi molto articolati e spesso critici verso l’ipotesi di trasferimento a Sondrio. Dalla questione del marchio “Lago di Como” fino ai dati economici, passando per il sistema scolastico lecchese, gli investimenti provinciali, la situazione delle società pubbliche e il ruolo strategico di Colico nell’alto lago, il confronto ha acceso il dibattito davanti a un pubblico numeroso e partecipe.
Paroli ha letto anche il messaggio della presidente della Provincia di Lecco, Alessandra Hofmann, impossibilitata a partecipare ma presente con un saluto alla comunità colichese. “È fondamentale che siano i cittadini a scegliere ed è altrettanto fondamentale che questa scelta avvenga in modo consapevole e ragionato”, ha scritto Hofmann, evidenziando che Colico e la provincia di Lecco fanno parte di un unico sistema che lavora e cresce insieme. La presidente ha definito Colico “una tessera del mosaico fondamentale e significativa”, ricordando che la Provincia di Lecco ha saputo investire e riconoscere il valore di questa comunità e continuerà a farlo.
Il primo intervento è stato affidato a Fabio Dadati, imprenditore turistico, presidente del Consorzio albergatori lecchesi, consigliere e membro di giunta della Camera di Commercio Como-Lecco con delega al turismo, già assessore al turismo della Provincia di Lecco e coordinatore del sistema turistico del Lago di Como. Dadati ha chiarito subito uno dei temi più discussi, quello del marchio “Lago di Como”. “Non è una minaccia, ma la semplice spiegazione di un fatto – ha detto -. Il marchio Lago di Como è della Camera di Commercio di Como-Lecco e il regolamento stabilisce che possano utilizzarlo le attività presenti nelle province di Como e Lecco”. In caso di passaggio alla provincia di Sondrio, quindi, Colico uscirebbe da quel perimetro istituzionale.

Dadati ha poi tracciato un confronto tra il sistema economico e turistico di Como-Lecco e quello di Sondrio, spiegando che si tratta di territori profondamente diversi per numero di aziende, abitanti, dimensioni delle imprese e settori rappresentati. Ha ricordato che la Camera di Commercio Como-Lecco ha un’elevata solidità finanziaria, partecipa a realtà strategiche come Lariofiere, Villa Erba e ComoNExT, e investe in promozione internazionale attraverso fiere, workshop e iniziative legate al brand Lago di Como. Tra le attività citate, la presenza a Milano, Rimini, Berlino, Londra, l’organizzazione della Borsa dei Laghi, iniziative a Dubai, poi sospese per la guerra, e nuovi progetti verso Stoccolma e Bangkok.
Ampio spazio è stato dedicato al futuro del sistema lecchese, legato al Polo territoriale del Politecnico di Milano a Lecco, al CNR, ai laboratori INAIL, alla riabilitazione, alla longevity, alla salute, alla ricerca e all’innovazione. Secondo Dadati, proprio questo intreccio tra turismo outdoor, salute, ricerca, congressi, università e servizi rappresenta una prospettiva di sviluppo concreta per il territorio lecchese. “Io credo che tra dieci o quindici anni Lecco sarà vincente su Como proprio per questo modello”, ha affermato.
Il relatore ha inoltre sottolineato che il turismo del Lago di Como e quello della Valtellina hanno caratteristiche diverse. La Valtellina concentra gran parte dei flussi turistici nell’alta valle, in particolare su Livigno, Bormio e, in misura minore, Madesimo, mentre Colico appartiene a un sistema turistico lacustre e internazionale legato al Lago di Como. “Secondo me più che cambiare provincia c’è bisogno di avere più Lecco, non meno Lecco”, ha dichiarato Dadati. E ancora: “Noi lavoriamo già insieme con la Valtellina. Le collaborazioni esistono e possono continuare, ma non richiedono necessariamente un cambio di provincia”.

Il secondo intervento è stato quello di Antonio Pasquini, consigliere provinciale di Lecco con deleghe a istruzione, formazione professionale, centro per l’impiego e protezione civile. Pasquini ha ricordato che il tema del referendum supera le appartenenze politiche: “È un tema di territorio, che riguarda lo sviluppo e il futuro”. Ha poi invitato a prestare attenzione ai dati utilizzati nel dibattito pubblico: “Quando si citano i numeri bisogna sempre inserirli in un contesto”.

Pasquini ha illustrato i servizi che la Provincia di Lecco garantisce ai Comuni, dai concorsi pubblici al supporto amministrativo, fino alle convenzioni per i procedimenti disciplinari. Ha definito la Provincia una vera “casa dei Comuni”, capace di sostenere tanto i piccoli enti quanto le realtà più grandi. Sul piano turistico ha ricordato che Colico rappresenta una quota rilevante del sistema provinciale, con circa 33 mila posti nel quadro dei flussi della provincia di Lecco e circa 500 unità ricettive.
Particolare rilievo è stato dato al tema scolastico. Pasquini ha ricordato che la provincia di Lecco risulta ai vertici nazionali nei test Invalsi e ha sottolineato il ruolo strategico dell’istituto Marco Polo di Colico. “La Provincia di Lecco la sua scelta l’ha fatta: la scuola superiore del nord della nostra provincia è il Marco Polo2, ha detto. Ha quindi citato gli investimenti effettuati sull’istituto, pari a 477 mila euro, oltre a 231 mila euro per la progettazione esecutiva finalizzata a ottenere finanziamenti statali per nuovi laboratori.
Nel suo intervento sono stati richiamati anche investimenti sulla viabilità, sulla protezione civile, sulla caserma dei Carabinieri, sul sistema bibliotecario e museale, sul centro per l’impiego, sul centro risorse donne, sui tirocini, sul collocamento mirato e sui servizi alle aziende. Pasquini ha inoltre evidenziato la differenza economica tra i territori, citando il dato dell’export: 5,9 miliardi di euro per la provincia di Lecco contro un miliardo per la provincia di Sondrio, oltre al posizionamento della qualità della vita secondo il Sole 24 Ore, con Lecco al quattordicesimo posto e Sondrio al venticinquesimo. “La scelta che i cittadini andranno a fare riguarda soprattutto il futuro dei vostri figli”, ha ribadito.
A seguire è intervenuto Luciano Bettiga, imprenditore turistico colichese, già presidente della Provincia di Como nel periodo precedente alla costituzione della Provincia di Lecco. Bettiga ha ricordato che la separazione tra Como e Lecco fu un processo difficile, ma preceduto da studi, valutazioni e approfondimenti. “Fu una divisione dura, ma preceduta da una ricerca seria – ha spiegato -. Qui invece rischiamo un passaggio al buio”.

Bettiga ha posto domande concrete sul destino del patrimonio provinciale oggi presente a Colico: la strada provinciale, l’istituto Marco Polo, il Forte di Fuentes, oltre alle partecipazioni in società come Silea, Lario Reti Holding e il consorzio del bacino dei laghi. “Che approfondimenti sono stati fatti su questi argomenti essenziali per noi?”, ha chiesto, sottolineando anche il tema della rappresentanza politica che Colico avrebbe all’interno della Provincia di Sondrio.
Sul turismo, Bettiga ha portato la propria esperienza diretta di operatore sia sul Lago di Como sia a Madesimo. Ha contestato l’idea di una naturale complementarità tra lago e montagna: “Chi viene sul lago viene per il lago, chi va in montagna va per la montagna”. Secondo l’ex presidente, i target turistici sono diversi, così come la stagionalità: estiva e lacustre per Colico, prevalentemente invernale e montana per la Valtellina. Ha inoltre avvertito del rischio che Colico, passando a Sondrio, diventi “periferia della provincia di Sondrio” e persino “periferia dell’Alta Valtellina”.
Bettiga ha poi richiamato i servizi esistenti sul territorio colichese, dalla scuola superiore alla caserma dei Carabinieri, dal futuro centro per la salute all’area industriale, fino al turismo all’aria aperta, settore in crescita e strategico per Colico. Ha citato anche il tema delle bollette e delle tariffe, spiegando di aver confrontato alcune utenze domestiche tra Colico e la Valtellina e sostenendo che non vi sarebbe quel vantaggio automatico spesso evocato nel dibattito. “Non portiamoci in un buco nero”, ha concluso, invitando i cittadini a valutare con attenzione identità, appartenenza e prospettive economiche.
Il quarto intervento è stato affidato a Remo Valsecchi, economista, revisore contabile e analista, che ha approfondito in particolare il tema delle società partecipate e dei servizi pubblici. Valsecchi ha contestato alcune affermazioni circolate nella campagna referendaria, a partire dal riferimento a un presunto studio dell’Università Bocconi. “Non esiste alcuno studio ufficiale della Bocconi – ha detto -. Esiste una relazione realizzata da una docente universitaria: le due cose sono molto diverse”.

Valsecchi ha poi parlato del BIM, dei canoni idrici e delle risorse provinciali, spiegando che i fondi derivanti da canoni e monetizzazioni non sono un regalo ai cittadini, ma risorse destinate a servizi e interventi strutturali, pagate comunque attraverso il sistema delle bollette. Ha criticato anche alcune promesse relative a contributi per studenti, skipass gratuiti e maggiori risorse provinciali, invitando a distinguere tra dati reali, contesti amministrativi e messaggi promozionali.
La parte più tecnica ha riguardato il confronto tra Lario Reti Holding, Silea e Secam. Secondo Valsecchi, le società lecchesi presentano una solidità patrimoniale molto superiore rispetto a Secam, che ha descritto come una società in difficoltà finanziaria. Ha parlato di margini di liquidità, mutui, investimenti, ritardi nei rimborsi ai Comuni e criticità amministrative. “Preferisco avere una società che non ha problemi, che paga i mutui e garantisce un servizio efficiente”, ha dichiarato, pur ribadendo la necessità di vigilare anche sulle tariffe lecchesi e sull’utilizzo delle risorse disponibili.
Nel suo intervento conclusivo, il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli ha scelto di non soffermarsi ulteriormente sui numeri già illustrati dai relatori precedenti, ma di spiegare perché, a suo giudizio, sia fondamentale che Colico resti collegata alla provincia di Lecco. “Io parto da un presupposto che penso sia emerso stasera da parte di tutti gli interventi: il tema della distanza e dei collegamenti sarà decisivo per il futuro”, ha dichiarato.

Il consigliere regionale ha quindi approfondito il tema delle infrastrutture ferroviarie, ricordando come Lecco stia diventando uno snodo strategico sempre più centrale nei collegamenti lombardi e internazionali. Ha citato l’appalto, avvenuto il 16 aprile, del primo tratto dell’elettrificazione della linea Como-Lecco, da Albate fino a Molteno, spiegando che questo intervento permetterà un treno ogni ora e costituirà un tassello fondamentale per l’asse ferroviario est-ovest. “Lecco diventa uno snodo fondamentale perché il Tilo che arriva dalla Svizzera scenderà verso di noi e questo avrà inevitabilmente ricadute anche sull’alto lago”, ha spiegato.
Fragomeli ha poi evidenziato l’importanza del collegamento con l’aeroporto di Orio al Serio, destinato a diventare ancora più strategico con il completamento del collegamento ferroviario Bergamo-Orio-Lecco. Secondo il consigliere regionale, tutto questo porterà nuovi flussi turistici e nuove opportunità per il territorio dell’alto lago, compresa Colico.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla linea ferroviaria Milano-Lecco-Sondrio-Tirano, la cosiddetta R8, che negli ultimi mesi ha registrato un significativo miglioramento della puntualità grazie alla soppressione di numerosi passaggi a livello e al potenziamento di alcune stazioni di incrocio, tra cui quelle di Mandello e Lierna. “Oggi stiamo vedendo risultati che non avevamo mai visto prima sulla puntualità della linea”, ha sottolineato.
Il consigliere regionale ha inoltre parlato del documento di fattibilità predisposto da RFI per individuare i possibili punti di raddoppio della linea ferroviaria tra Lecco e Sondrio, spiegando che si tratta di interventi strategici per ridurre ulteriormente i tempi di percorrenza e aumentare la capacità della linea. “Se si realizzeranno alcuni raddoppi tra Lecco e Colico, le distanze si accorceranno ancora di più”, ha spiegato.
Secondo Fragomeli, la crescita del turismo lecchese e dell’alto lago sta già avendo effetti importanti anche sulla linea suburbana S8, che collega Milano a Lecco e che oggi è una delle linee ferroviarie più utilizzate d’Italia, con circa 15 milioni di utenti all’anno. “I numeri stanno crescendo non solo negli orari di punta ma anche negli orari di morbida, segno dell’aumento dell’attrattività turistica del territorio“, ha affermato.
Nel suo intervento il consigliere regionale ha poi affrontato il tema della sanità, evidenziando come la provincia di Lecco sia riuscita negli anni a costruire un sistema sanitario territoriale di alto livello. Ha ricordato il ruolo dell’Ospedale Manzoni, definito un presidio di secondo livello con servizi altamente specializzati come neurochirurgia, stroke unit e terapia intensiva neonatale, ma ha sottolineato anche l’importanza della rete delle Case di Comunità e della sanità territoriale. “La provincia di Lecco ha un dimensionamento ottimale che le consente di mantenere servizi sanitari di qualità elevata”, ha spiegato.

Fragomeli ha poi sottolineato come il sistema lecchese abbia saputo costruire negli anni una forte rete di collaborazione tra enti pubblici, volontariato, terzo settore e privato sociale, elemento che secondo lui rappresenta uno dei punti di forza della provincia. “Lecco ha dimostrato di saper lavorare insieme e i risultati si vedono anche nella qualità dei servizi”, ha dichiarato. Il consigliere regionale ha anche ricordato il ruolo fondamentale svolto dalle società pubbliche lecchesi, come Lario Reti Holding e Silea, citate nel corso della serata da altri relatori. Secondo Fragomeli, i risultati economici e organizzativi raggiunti da queste realtà dimostrano la capacità amministrativa e progettuale del territorio lecchese.
Nella parte finale del suo intervento ha affrontato anche il tema delle province e della riforma Delrio, ricordando che il quadro normativo potrebbe cambiare ancora nei prossimi anni. “Le province potrebbero tornare ad avere funzioni e competenze più ampie rispetto a oggi“, ha spiegato, invitando quindi i cittadini a non basare la propria scelta solo su vantaggi immediati o su elementi economici limitati. Fragomeli ha infine lanciato un messaggio molto chiaro sul significato del referendum. “Dobbiamo guardare più al futuro che al presente“, ha dichiarato, invitando i cittadini a riflettere sul modello di territorio e sulla qualità della vita che intendono costruire per le future generazioni.

Nel corso della serata è stato più volte ricordato il tema del quorum. Silvia Paroli ha spiegato che il referendum sarà valido solo se andrà a votare il 50%+1 degli elettori. In caso contrario, la decisione tornerà al consiglio comunale. “Dobbiamo andare a votare – è stato ribadito – Altrimenti la decisione sarà presa dalla politica, da poche persone che decideranno per tutti”. È stato precisato che si voterà nei seggi abituali e che non sarà necessaria la tessera elettorale, ma basterà un documento di identità.
Dal pubblico sono arrivate domande sulle ragioni reali della proposta di passaggio a Sondrio, sul ruolo dell’attuale amministrazione comunale, sui possibili interessi politici o economici e sulla necessità di chiarire perché Colico dovrebbe lasciare la provincia di Lecco. Pasquini ha risposto spiegando che una scelta di cambio di provincia è “epocale” e non può essere legata a dinamiche temporanee di rappresentanza politica. Bettiga ha aggiunto che una decisione così delicata avrebbe richiesto studi seri, analisi complete e un confronto ampio con la cittadinanza.

È stato affrontato anche il tema della collaborazione tra territori. Alla domanda sul perché sia necessario cambiare provincia per sviluppare progetti turistici comuni tra Lago di Como e Valtellina, Bettiga ha risposto che le collaborazioni tra province sono sempre possibili e già avvengono, ricordando la sua esperienza da presidente della Provincia di Como. Dadati ha ribadito che il sistema Lago di Como e la Valtellina lavorano già insieme quando c’è un interesse comune, ma che il cambio di provincia non rappresenta una condizione necessaria. “Non solo non c’è un motivo, ma è negativo perché si esce da un sistema importante come quello del Lago di Como”, ha affermato.
Nel finale alcuni cittadini hanno richiamato la necessità di mobilitare quante più persone possibile per raggiungere il quorum. È stato ricordato anche che i residenti all’estero potranno votare solo presentandosi fisicamente a Colico e non attraverso ambasciate o voto a distanza, elemento che rende ancora più impegnativo il raggiungimento della soglia richiesta.

La serata si è chiusa con un appello alla partecipazione e alla responsabilità, nella convinzione che il referendum non riguardi solo un confine amministrativo, ma il futuro di Colico, la sua identità, i servizi, la scuola, il turismo, le società pubbliche, le opportunità per i giovani e il ruolo del paese all’interno del sistema lecchese.
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