Referendum. Colico chiude il capitolo Sondrio, ma in Consiglio è scontro

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La presa d’atto del referendum accende l’aula sul percorso che ha portato al voto

L’opposizione: “Tra i primi firmatari c’erano consiglieri e assessori per il passaggio a Sondrio”. La sindaca Gilardi respinge le critiche: “Abbiamo sempre voluto che fossero i cittadini a decidere”

COLICO – Doveva essere il Consiglio comunale chiamato a prendere atto dell’esito del referendum del 24 e 25 maggio. Si è trasformato in una lunga e accesa resa dei conti politica, nella quale maggioranza e opposizione hanno ripercorso ogni passaggio della vicenda che negli ultimi diciotto mesi ha interessato Colico: il possibile trasferimento dalla provincia di Lecco a quella di Sondrio.

La delibera all’ordine del giorno prevedeva infatti la presa d’atto ufficiale del risultato referendario che ha visto prevalere in maniera netta il “no” al cambio di provincia. Un passaggio obbligato previsto dallo Statuto comunale, ma che ha offerto l’occasione per tornare su una vicenda che ha acceso il dibattito pubblico come poche altre negli ultimi anni.

I numeri del referendum sono ormai noti. A esprimersi sono stati 3.658 cittadini, pari al 51,5% degli aventi diritto, con 2.459 voti contrari al passaggio a Sondrio e 1.182 favorevoli. Un risultato che ha sancito in modo chiaro la volontà della popolazione di rimanere all’interno della provincia di Lecco. Nel corso della seduta è stato ricordato come il dato dell’affluenza assuma un significato particolare considerando che a Colico risultano iscritti all’Aire 825 cittadini, pari all’11,61% del corpo elettorale, che per partecipare alle consultazioni comunali devono necessariamente rientrare in Italia e non possono votare per corrispondenza. Un elemento che, secondo la minoranza, rende ancora più significativo il risultato delle urne.

Proprio partendo da questi numeri, la consigliera di minoranza Silvia Paroli ha aperto un lungo intervento nel quale ha ricostruito dettagliatamente l’intera vicenda, partendo dall’autunno del 2024. Secondo la rappresentante di Più Comunità, il progetto di trasferimento avrebbe preso forma pubblicamente il 3 ottobre 2024, con la comparsa sulla stampa del comitato “Il Bitto sposerà l’Agone”, promotore del passaggio alla provincia di Sondrio: “Mettendo in fila tutti i fatti ne esce una fotografia molto chiara della vicenda e dell’amministrazione Gilardi che lasciamo giudicare ai cittadini”.

La consigliera ha sottolineato come la nascita del Comitato sia avvenuta pochi giorni dopo le elezioni provinciali che avevano visto il mancato rinnovo del vicesindaco Davide Ielardi in Consiglio provinciale. Da qui una ricostruzione che ha toccato tutti i momenti chiave della vicenda: le prime raccolte firme, la presentazione dello studio realizzato da una docente della Bocconi sui presunti vantaggi del passaggio a Sondrio, le richieste avanzate dall’opposizione per ottenere approfondimenti indipendenti e il lungo confronto sulla possibilità di indire un referendum.

La consigliera Silvia Paroli

Uno dei punti più contestati dalla minoranza riguarda proprio la posizione assunta dall’amministrazione comunale: “Si è sempre definita neutrale, ma tra i primi firmatari della proposta di passaggio figuravano consiglieri comunali e componenti della maggioranza”. La consigliera Paroli ha inoltre contestato alcune scelte compiute durante il percorso che ha portato al referendum, citando in particolare la possibilità concessa al comitato favorevole al trasferimento con Sondrio di raccogliere firme nella sala consiliare (“mai si era vista l’aula ridotta a luogo di propaganda”), sostenendo che tale decisione sarebbe stata in contrasto con il regolamento comunale. Paroli ha inoltre criticato il fatto che non sia mai stato costituito un tavolo tecnico indipendente incaricato di analizzare in maniera oggettiva vantaggi e svantaggi dell’operazione. “Qualsiasi amministrazione intellettualmente onesta avrebbe approfondito la questione. Invece il Comune non ha mai prodotto un’analisi propria e indipendente”.

L’esponente dell’opposizione ha poi puntato l’attenzione sui numeri delle raccolte firme e sul confronto con il voto referendario. Secondo i dati illustrati in aula, il comitato favorevole al passaggio aveva raccolto 1.422 firme di residenti, mentre il fronte contrario aveva raggiunto quota 1.637 firme. Al referendum, però, la forbice si è allargata ulteriormente. “I favorevoli sono scesi a 1.182 voti, mentre i contrari sono saliti a 2.459. Significa che il fronte del no ha raccolto 822 voti in più rispetto alle firme iniziali”. Per l’opposizione si tratta della dimostrazione che durante la campagna referendaria una parte consistente della cittadinanza abbia maturato una posizione nettamente contraria al trasferimento.

Tra i passaggi più duri del suo intervento, Paroli ha contestato anche il percorso che ha portato all’indizione del referendum: “Per mesi ci è stato detto che il referendum non era possibile. Quando le firme favorevoli alla permanenza in provincia di Lecco sono risultate superiori a quelle per Sondrio, la consultazione è diventata improvvisamente praticabile”.

Da sinistra il vicesindaco Davide Ielardi e la sindaca Monica Gilardi

Una lettura che ha provocato la reazione della sindaca Monica Gilardi, intervenuta più volte durante la discussione per respingere le accuse: “Abbiamo sempre sostenuto che l’ultima parola dovesse spettare ai cittadini”. La prima cittadina ha ricordato come inizialmente esistessero effettivi dubbi interpretativi sulla normativa e come sia stato necessario attendere chiarimenti legislativi e tecnici prima di poter procedere in sicurezza: “Il nostro compito era garantire un percorso corretto dal punto di vista amministrativo e giuridico, senza esporre il Comune a possibili contestazioni”.

La sindaca ha inoltre rivendicato la scelta di arrivare al referendum come dimostrazione della volontà di coinvolgere la popolazione. Sulla stessa linea anche il vicesindaco, che ha respinto le accuse di aver tentato di aggirare il confronto con i cittadini: “Se questa maggioranza fosse stata davvero quella descritta dall’opposizione, avrebbe semplicemente approvato una delibera e avviato il procedimento senza chiedere nulla alla popolazione”. E ancora: “Abbiamo scelto di ascoltare i cittadini e il referendum ne è la prova”.

Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere di minoranza Enzo Venini (Più Comunità), che ha contestato la ricostruzione fornita dalla maggioranza. Secondo Venini, il progetto di trasferimento sarebbe rimasto un obiettivo concreto fino all’ultimo e il referendum avrebbe rappresentato un passaggio inevitabile di fronte alla crescente mobilitazione popolare.  Lo stesso consigliere ha poi sostenuto che l’intera vicenda avrebbe avuto una forte connotazione politica, pur riconoscendo che alla fine la scelta sia stata rimessa ai cittadini.

Con il passare dei minuti il confronto si è fatto sempre più acceso, fino a coinvolgere direttamente anche gli uffici comunali. Alcune osservazioni della minoranza sul contenuto della delibera e sulla documentazione predisposta dagli uffici hanno infatti provocato l’intervento diretto della segretaria comunale, che ha preso la parola per difendere il proprio operato: “Da quando è iniziata questa vicenda ho percepito una continua messa in discussione del lavoro svolto dagli uffici comunali”.

La segretaria ha poi respinto con fermezza ogni ipotesi di irregolarità amministrativa: “Quando si parla di violazioni di legge o di regolamenti si formulano accuse molto gravi che devono essere supportate da documenti e prove concrete”. La funzionaria ha ricordato che durante tutta la vicenda non sono mai stati rilevati rilievi formali da parte degli enti di controllo: “Non ho mai ricevuto alcuna contestazione da parte della Prefettura o di altri organi competenti in merito ai procedimenti adottati dal Comune”.

Lo scontro è diventato particolarmente acceso e ha costretto la sindaca a intervenire nuovamente in difesa della segretaria: “È la prima volta che assisto a un atteggiamento simile nei confronti di un segretario comunale”. Non sono mancati momenti di confusione neppure durante le dichiarazioni di voto finali, con richieste di chiarimento sul significato della delibera e richiami alla necessità di esprimersi in maniera chiara sul provvedimento.

A sostegno della posizione degli uffici sono intervenuti anche esponenti della maggioranza, ricordando come il segretario comunale operi in qualità di pubblico ufficiale. “Se si ritiene che siano stati compiuti atti irregolari bisogna rivolgersi agli organi competenti e presentare un esposto formale”, è stato osservato durante la discussione, definendo particolarmente pesanti le accuse rivolte nei confronti della struttura amministrativa.

Alla fine, nonostante il clima particolarmente acceso, il Consiglio ha recepito ufficialmente il verdetto delle urne e archiviato il progetto di passaggio alla provincia di Sondrio. Una decisione che mette formalmente la parola fine a una vicenda iniziata nell’autunno del 2024 e che lascia un dato incontestabile: l’ultima parola, come più volte rivendicato da entrambe le parti, è stata quella dei cittadini. Per l’opposizione “ha vinto la democrazia” e il voto popolare ha fermato il trasferimento in provincia di Sondrio. Per la maggioranza, invece, proprio il referendum dimostra la volontà dell’amministrazione di affidare ai cittadini la decisione finale.

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