Medico sospeso, Prospettive per Merate: “Il sindaco relazioni presto in Consiglio”

Tempo di lettura: 3 minuti
Prospettive per Merate

“I cittadini non cercano un ospedale dinamico nelle dichiarazioni, ma un ospedale sicuro nei fatti”

I consiglieri di Prospettive per Merate chiedono al sindaco di riferire in Consiglio sulle dinamiche che hanno portato in servizio un medico (poi sospeso) condannato per omicidio volontario

MERATE – “I cittadini non cercano un ospedale “dinamico” nelle dichiarazioni, ma un ospedale sicuro nei fatti”. E’ diretto e pungente l’attacco sferrato dai consiglieri di minoranza del gruppo Prospettive per Merate che chiedono al sindaco Mattia Salvioni di relazionare presto in Consiglio comunale in merito alle dinamiche che hanno portato un medico condannato in due gradi di giudizio per omicidio volontario (in sette dei nove casi a lui imputati) a prestare servizio come gettonista al Pronto Soccorso dell’ospedale di Merate.

Il medico è stato nei giorni scorsi sospeso da Asst Lecco per una questione di etica (il medico non era interdetto a svolgere la professione non essendo ancora la condanna definitiva), ma la minoranza intende approfondire la questione non ritenendo possa bastare la semplice presa d’atto dell’accaduto. “Servono chiarezza, trasparenza e
responsabilità politica. Per questo auspichiamo che il Sindaco relazioni al più presto, in modo puntuale, l’Aula. Questo episodio non è un fatto isolato, ma l’ennesimo segnale di un sistema che da tempo mostra criticità evidenti”.

Il riferimento è all’utilizzo di personale esterno tramite cooperative: “Il ricorso strutturale ai cosiddetti “gettonisti” non può più essere considerato una soluzione emergenziale: è diventato un modello ordinario che espone il servizio a fragilità organizzative e rischi sulla continuità assistenziale. Anche l’Assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha recentemente richiamato la necessità di superare questo meccanismo. Tuttavia, alle dichiarazioni devono seguire atti concreti e tempistiche certe, che ad oggi non vediamo, perlomeno a Merate”.

Nel mirino è finito anche il sindaco Salvioni che in una nota ha parlato della necessità d superare questo sistema, creando un team stabile e affiatato di personale medico e paramedico: “Parlare di ricostruire un pool stabile di medici e infermieri dipendenti è condivisibile, ma occorre spiegare come e quando questo obiettivo sarà realmente perseguito. Senza un piano chiaro di assunzioni, incentivi e valorizzazione professionale, non vorremmo che resti solo un auspicio. In previsione dei lavori di ampliamento del Pronto Soccorso già programmati, investire sulle strutture senza garantire stabilità e qualità del personale rischia di essere un’operazione incompleta, se non contraddittoria”.

Massimo Panzeri, Alfredo Casaletto e Paola Panzeri sono certi: “Il Pronto Soccorso di Merate rappresenta un presidio strategico e imprescindibile per il territorio. Proprio per questo riteniamo che la sicurezza dei pazienti, la qualità delle cure e il rispetto dei requisiti professionali non possano essere oggetto di compromessi né di soluzioni tampone. Come minoranza continueremo a vigilare affinché dalle interlocuzioni istituzionali non emergano solo rassicurazioni, ma impegni verificabili e risultati concreti nell’interesse della comunità”.

Le considerazioni si concludono con un attacco frontale al primo cittadino che poco meno di due settimane fa aveva fatto capolino a sorpresa al Ps di Merate per incontrare il primario Giovanni Buonocore e il suo staff: “Soltanto dieci giorni fa, il Sindaco Salvioni tranquillizzava la cittadinanza definendo il nostro ospedale “vivo e dinamico”. Oggi, davanti alla notizia scioccante di un medico condannato per omicidio volontario in due gradi di giudizio in servizio al Pronto Soccorso, quelle parole suonano come una beffa. Com’è possibile che durante le sue visite “approfondite” non sia emersa la fragilità di un sistema che affida la vita dei meratesi a cooperative senza i dovuti controlli? Non basta oggi puntare il dito contro il sistema dei gettonisti: un’amministrazione attenta dovrebbe verificare la sostanza dietro la facciata, prima di fare propaganda sulla pelle dei pazienti. I cittadini non cercano un ospedale “dinamico” nelle dichiarazioni, ma un ospedale sicuro nei fatti”.

Chiare le conclusioni: “Nessuno auspica o evoca allarmismi, ma nemmeno narrazioni edulcorate. La tutela della salute pubblica richiede rigore, dati oggettivi e assunzione di responsabilità. Il Pronto Soccorso è un presidio strategico per la comunità: proprio per questo servono chiarezza, impegni concreti e una visione di medio-lungo periodo, non solo slogan rassicuranti e autocelebrativi”.