Merate 5 Stelle lancia la sfida delle comunità energetiche e di autoconsumo collettivo

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Esempio di comunità energetica (Foto tratta da documenti ENEA)

Il movimento 5 Stelle Merate chiede di promuovere la creazione di comunità energetiche e di autoconsumo collettivo

“Grazie a queste comunità sarà possibile ottenere un risparmio in bolletta”

MERATE – “Promuovere nel territorio comunale di competenza la creazione di Comunità energetiche e di Autoconsumo collettivo, con il coinvolgimento dei cittadini residenti e l’impiego di aree o edifici di proprietà comunale, in particolare sostenendo prioritariamente le forme di configurazioni che generano benefici diretti con la riduzione dei costi in bolletta per i cittadini con maggiore disagio economico che ricadono o rischiano di ricadere nella condizione di povertà energetica”. E’ quanto chiedono, con un’istanza indirizzata al sindaco Massimo Panzeri e al segretario comunale Maria Vignola, Federico Salomoni, Elena Calogero e Francesca Colombo, rappresentanti del Movimento 5 Stelle Merate.

“Chiediamo al Comune di Merate di cominciare questo importante percorso di transizione ecologica verso modi di produzione e consumo più sostenibili nella nostra città che miglioreranno la vita delle famiglie, dei cittadini e delle imprese. Risparmio, tutela ambientale sono le parole d’ordine e obiettivo primario è l’autoconsumo dell’energia rinnovabile prodotta dai membri della comunità al fine di aumentare l’efficienza energetica e di combattere la povertà energetica”.

Non solo. “Grazie all’anticipo con cui l’Italia nel precedente Governo ha disciplinato il recepimento della Direttiva RED II rendendo possibile la condivisione dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati a fonti rinnovabili tra più cittadini, i consumatori di energia elettrica potranno associarsi per realizzare configurazioni di Autoconsumo collettivo e Comunità energetiche. Si tratta di una possibilità che non esisteva in precedenza, poiché sussisteva il limite normativo per cui l’energia prodotta da un impianto alimentato da fonte rinnovabile fosse autoconsumata al massimo dall’utente presso il quale l’impianto era installato, e che rivoluziona il sistema energetico del nostro Paese”.

Da qui la proposta. “Un gruppo di soggetti  come condomini, famiglie o cooperative potranno scambiare e accumulare energia prodotta con fonti rinnovabili nel vero stile di una comunità. I cittadini saranno sia produttori che consumatori per mezzo dell’installazione di impianti green e saranno in grado di innescare una filiera virtuosa dal punto di vista della Riduzione dell’Impatto ambientale, con la diminuzione dell’emissione di co2; dal punto di vista sociale, poiché si auto producono le energie che vengono poi condivise nella stessa comunità energetica, dal punto di vista economico, poiché grazie a queste comunità ci sarà un risparmio sui costi di importazione in quanto i soggetti garantiscono autosufficienza, e, non meno importante, un risparmio sostanziale in ogni singola bolletta dei membri della comunità”.

L’obiettivo è chiaro. “Questa proposta  vuole collocare Merate nell’ambito dell’evoluzione normativa che sta interessando i livelli di governo nazionale ed europeo, per sviluppare una strategia integrata in ambito energetico che punti alla generazione diffusa dell’energia tramite la leva dell’autoconsumo. L‘Unione Europea si è infatti impegnata a ridurre le proprie emissioni complessive di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2030. E le comunità energetiche svolgono un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi climatici”.

Il Movimento 5 Stelle di Merate chiede da oggi al Comune di promuovere nel territorio comunale di competenza la creazione di Comunità energetiche e di Autoconsumo collettivo, con il coinvolgimento dei cittadini residenti e l’impiego di aree o edifici di proprietà comunale, in particolare sostenendo prioritariamente le forme di configurazioni che generano benefici diretti con la riduzione dei costi in bolletta per i cittadini con maggiore disagio economico che ricadono o rischiano di ricadere nella condizione di povertà energetica; assicurare anche attraverso la creazione di apposito sportello o centro informazioni la messa a disposizione dei cittadini delle informazioni necessarie a promuovere la creazione di comunità energetiche e sistemi di autoconsumo collettivo”.

L’istanza nasce come momento di riflessioni sulle importanti sfide da affrontare per contrastare la minaccia dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale chiedendo quindi di sostenere la nascita di comunità energetiche e di autoconsumo collettivo attraverso le quali ridurre non solo razionalizzare il consumo di risorse energetiche, ma anche ottenere dei risparmi in bolletta

Di seguito l’istanza protocollata in Comune:

 

Spett.le Sindaco

Spett.le Segretario Comunale

p.c. al Consiglio Comunale                                           Merate, 18.03.2021

ISTANZA con oggetto: PROMOZIONE CREAZIONE COMUNITA’ ENERGETICHE  E AUTOCONSUMO COLLETTIVO  ai sensi dell’ Art.14 dello Statuto del Comune di Merate

  • Il sottoscritto Federico Salomoni;
  • La sottoscritta Elena Calogero;
  • Il sottoscritto Francesco Colombo

titolari del diritto di partecipazione ai sensi dell’art. 14 dello Statuto Comunale di Merate, Vi sottoponiamo quanto segue:

PREMESSO CHE

I cambiamenti climatici e il degrado ambientale rappresentano una minaccia enorme per l’Europa e per il mondo.

  • con “Il Green Deal europeo” la Commissione europea risponde a questa sfida puntando ad una strategia di crescita dell’Unione Europea basata su un’economia competitiva e a tal punto efficiente nell’utilizzo delle risorse, da arrivare in ultimo a dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse stesse; l’obiettivo è quello di non generare emissioni nette di gas ad effetto serra entro il 2050 e di ridurle al 55% entro il 2030, mentre il Parlamento Europeo ha rilanciato con un traguardo ancora più ambizioso, pari a una riduzione del 60%.
  • nell’ambito del pacchetto “Clean Energy for all Europeans” (Energia pulita per tutti i cittadini europei), è stata adottata la Direttiva europea sulla promozione delle fonti rinnovabili (UE 2018/2001) la cd RED II, che riconosce e promuove le configurazioni di Autoconsumo collettivo e di Comunità energetiche;
  • coerentemente agli indirizzi europei, l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC) nel quale tra l’altro ci si prefigge l’obiettivo di raggiungere la copertura del 30% dei consumi energetici finali lordi da energia da fonti rinnovabili entro il 2030; l’obiettivo è perseguito anche attraverso la promozione dell’autoconsumo e delle comunità dell’energia rinnovabile;
  • La Commissione Europea raccomanda altresì agli Stati membri di adottare misure adeguate ad affrontare la “povertà energetica” che rischia di affliggere fino all’11% dell’intera popolazione dell’Unione Europea e che è determinata da una combinazione di basso reddito, elevata spesa per l’energia e scarsa efficienza energetica.
  •  I nuovi target, molto più sfidanti rispetto a quelli già individuati, richiedono un maggior impegno dell’Italia;

TENUTO CONTO CHE,

  • con le disposizioni contenute all’articolo 42-bis del decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, l’Italia – disciplinando in anticipo la fase di recepimento ed attuazione della direttiva europea RED II – ha superato il precedente limite normativo interno – in base al quale l’energia prodotta da un impianto alimentato da fonte rinnovabile potesse essere consumata solo dall’utente presso il quale l’impianto era installato – ed ha reso possibile la condivisione tra più cittadini dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati con fonti rinnovabili;
  • attualmente dunque, in base alla nuova normativa, i consumatori di energia elettrica potranno associarsi per realizzare “configurazioni” di:

Autoconsumo collettivo, che può essere attivato da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio (purché i soggetti diversi dalle famiglie non producano energia come attività principale);

Comunità energetiche, alle quali possono partecipare persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello condominiale (purché siano tutti collegati alla medesima cabina di trasformazione dell’energia di media/bassa tensione e la partecipazione alla Comunità di energia rinnovabile non costituisca l’attività commerciale e industriale principale);

  • in entrambi i casi, i consumatori di energia elettrica che si associano, pur mantenendo il diritto di scegliere il proprio fornitore e di recedere in qualunque momento dalle Configurazioni di Comunità energetica o di Autoconsumo Collettivo, possono eventualmente individuare un soggetto delegato, responsabile del riparto dell’energia condivisa;
  • i membri che aderiscono alle suddette configurazioni di autoproduzione e di auto consumo di energia godranno di una diminuzione dei costi sia per il minor consumo di energia, sia per la riduzione di alcune tariffe collegate al minor utilizzo del sistema elettrico (€10/MWh – milliwattora – come quantificato dall’ Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARARA)
  • Inoltre al fine di promuovere l’autoconsumo anche tramite l’impiego dei “sistemi di accumulo”, il decreto del Ministero dello sviluppo economico – in attuazione del summenzionato articolo 42-bisha introdotto (per gli impianti con potenza non superiore ai 200 kW entrati in esercizio dopo il 01/03/2020) una tariffa incentivante che verrà erogata dal Gestore dei Servizi Energetici per un periodo di venti anni e che premierà solo la quota parte di energia elettrica prodotta e autoconsumata virtualmente nella misura di 100 €/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo e di 110 €/MWh per le comunità energetiche rinnovabili;
  • considerando l’effetto combinato dell’incentivo MISE, del beneficio diretto riconosciuto da ARERA e del PUN (il prezzo all’ingrosso risparmiato dell’energia autoconsumata), si arriva ad un valore di 150-160€/MWh sull’energia autoconsumata da impianti a fonti rinnovabili: si tratta di un valore pari a oltre tre volte il prezzo normalmente pagato “all’ingrosso” dell’energia (circa 50 €/MWh), che spingerà quindi le configurazioni ad orientare i propri consumi in maniera virtuosa e sostenibile per massimizzare l’autoconsumo in loco;
  • l’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 (c. d. Decreto Rilancio), prevede che nel contesto di Autoconsumo collettivo e di Comunità energetiche – in caso di riqualificazione complessa, che includa anche alcuni interventi sugli impianti o sull’involucro (identificati dalle norme come interventi trainanti) – sarà possibile accedere alle detrazioni fiscali del 110% (c. d. Superbonus) anche per la realizzazione di impianti fotovoltaici (o di sistemi di accumulo), purché l’energia non autoconsumata o condivisa sia ceduta al GSE (Gestore Servizi Energetici). Per gli impianti fotovoltaici che accedono al Superbonus al 110%, la tariffa incentivante ricordata è riconosciuta sulla produzione attivata dalla potenza eccedente quella ammessa al Superbonus (pari a 20 kW di potenza); la detrazione fiscale del 50% per gli impianti a fonti rinnovabili è estesa da 20 a 200 kW per un ammontare complessivo di spesa non superiore ai 96.000 euro – detrazione cumulabile con la tariffa incentivante.
  • Inoltre – considerato che le configurazioni non costituiranno svolgimento di attività commerciale abituale – si otterrà una conseguente riduzione delle pratiche burocratiche necessarie alla loro implementazione e operatività;

CONSIDERATO CHE,

  • i Cittadini, gli Enti pubblici e territoriali e le Pmi possono quindi attivarsi collettivamente anche attraverso consistenti strumenti di incentivazione per sostenere la creazione di tali “configurazioni”, che riducono i costi della bolletta elettrica attraverso lo spostamento delle marginalità economiche del sistema energetico agli aderenti delle configurazioni, alimentando la crescita economica, sostenibile e sociale. Questo processo virtuoso avrà altresì il merito di contribuire in modo significativo all’abbattimento delle emissioni inquinanti ed alla riduzione dei conseguenti impatti ambientali e sanitari, fortemente presenti nei centri urbani;
  • la riduzione dei costi in bolletta per i membri che aderiscono alle configurazioni può essere lo strumento efficace da impiegare per affrontare il problema della povertà energetica che colpisce in particolare le famiglie con disagio economico e con forti difficoltà ad acquistare servizi minimi come elettricità e acqua calda e a riscaldare o rinfrescare correttamente le proprie abitazioni.

Attualmente l’Italia si colloca alla 19° posizione – su 28 Stati Membri dell’Unione europea – nell’indice europeo di povertà energetica 2019, con una quota di famiglie in povertà energetica superiore al 15% del totale e impatto rilevante pari al 47% della popolazione anziana intervistata (Indagine Spi-Cgil e Fondazione Di Vittorio).

  • gli Enti pubblici e quelli territoriali pertanto, possono essere promotori di politiche sociali attive che coinvolgono i cittadini nella partecipazione alle diverse forme di configurazioni, contribuendo efficacemente ad affrontare e ridurre la povertà energetica e potrebbero sostenere la creazione di configurazioni tra cittadini o tra enti e cittadini in cui gli impianti potrebbero essere realizzati dall’Ente anche su aree o coperture di edifici pubblici e l’energia prodotta condivisa (ad esempio, si potrebbe realizzare una comunità energetica con un impianto installato sul tetto di una scuola e utilizzando l’energia prodotta per la scuola stessa e cedendo l’eccedenza ai cittadini membri della comunità). Si evidenzia che gli Enti possono cumulare la tariffa incentivante anche con altri incentivi (Fondo Kyoto, fondo efficienza e fondi di programmi europei).

TUTTO CIÒ PREMESSO E CONSIDERATO,

Si impegna il Sindaco e la Giunta comunale a:

  • Promuovere nel territorio comunale di competenza la creazione di Comunità energetiche e di Autoconsumo collettivo, con il coinvolgimento dei cittadini residenti e l’impiego di aree o edifici di proprietà comunale, in particolare sostenendo prioritariamente le forme di configurazioni che generano benefici diretti con la riduzione dei costi in bolletta per i cittadini con maggiore disagio economico che ricadono o rischiano di ricadere nella condizione di povertà energetica
  • Inserire il progetto nel protocollo del Paesc
  • assicurare anche attraverso la creazione di apposito sportello, o attraverso organismi già esistenti la messa a disposizione dei cittadini delle informazioni necessarie a promuovere la creazione di comunità energetiche e sistemi di autoconsumo collettivo.