Accesa discussione lunedì in Consiglio comunale sulla convenzione per il giardino diffuso dei giusti
Consiglio turbolento tra le minoranze che abbandonano l’aula, il dilemma sul numero legale (con richiamo dall’aeroporto del consigliere Magrin) e ritiro all’ultimo del punto
MERATE – “Mi spiace che su un tema così importante non si riesca a votare nel merito del progetto, ma ci si soffermi su un aspetto che è in parte formale. Non ritengo che siamo stati antidemocratici”. Sono le parole con cui la vice sindaca Valeria Marinari ha chiuso lunedì sera, ormai oltrepassata la mezzanotte, il lungo dibattito in Consiglio comunale sulla convenzione per la creazione del giardino diffuso dei giusti (di cui si era parlato anche sabato scorso, 7 marzo, durante la marcia della pace) annunciando al termine di una lunga contrapposizione con le minoranze il ritiro del punto all’ordine del giorno.

Un confronto molto acceso che ha visto entrambi i gruppi di opposizione fermamente contrari alle modalità con cui la maggioranza ha portato avanti l’iniziativa, solo accennata in commissione a novembre e poi divulgata, tramite giornali, prima del passaggio in aula di lunedì. “Stasera il Consiglio comunale è come un ufficio di vidimazione -ha sottolineato, in modo diretto e tagliente la consigliera Paola Panzeri di Prospettive per Merate -. Avete tenuto una condotta scorretta e tale da mortificare Merate e le sue istituzioni. Avete già deciso voi lontano da questo Consiglio e dal confronto che dovrebbe precedere qualsiasi decisione. L’ipocrisia d questo progetto sta nei suo allegati quando si cita Pietro Calamandrei mentre si calpesta la dignità di un’aula consiliare”.
Parole forti e vibranti con cui Panzeri ha annunciato la volontà del suo gruppo di abbandonare l’aula prima della votazione.

A rafforzare la posizione della collega, Franca Maggioni, consigliera di Noi Merate, l’altro gruppo di minoranza, ha a sua volta rincarato la dose parlando di un Consiglio comunale scavalcato e svuotato delle sue funzioni sottolineando lo “svarione” fatto dalla maggioranza. Un riferimento, quest’ultimo, ripreso dal capogruppo di Noi Merate Dario Perego, pronto a richiamare un altro episodio, quello sull’affidamento del verde a Silea, in cui la maggioranza era stata tacciata di non aver rispettato l’etichetta, invitando Salvioni a ritirare il punto. Un invito ribadito dal consigliere di minoranza Alfredo Casaletto in un vero e proprio fuoco incrociato contro la scelta di portare in votazione la convenzione senza prima averla presentata e discussa in commissione: “Assessora (Marinari, ndr) se mi viene a dire che un Consiglio comunale non può emendare una convenzione, penso che un bel tacer non fu mai scritto” le parole al vetriolo dell’esponente di Fratelli d’Italia, a cui si è accodato anche l’ex sindaco Massimo Panzeri rimarcando come le contestazioni riguardassero esclusivamente la forma senza alcuna contrarietà sostanziale al progetto.

La discussione si è poi arenata su altre questioni formali, ovvero la presenza o meno del numero legale, stante l’uscita dei cinque consiglieri di minoranza e l’assenza di tre consiglieri di maggioranza (Alessandro Crippa, Franco Tortorella e Michele Magrin): tra interpretazioni e controinterpretazioni, è stato richiamato al volo il consigliere Michele Magrin, appena atterrato all’aeroporto da un viaggio, per assicurare la maggioranza. Una prudenza che, alla fine, non è servita, visto che all’ultimo, la vice sindaca Marinari ha proposto di ritirare il punto dall’ordine del giorno, riportandolo in commissione e poi in votazione in Consiglio.
Una proposta avallata dal capogruppo di maggioranza Ernesto Sellitto che ha chiuso il dibattito riconoscendo come su un progetto di ampio respiro è giusto non schiacciarci sui numeri”.
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